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A Cosenza il voto non ha seguito la logica dei blocchi di potere

La nostra analisi del voto di queste amministrative, non ancora concluse, parte da Cosenza, e questa volta non può negarsi che gli elettori bruzi qualcosa di interessante l’hanno detto e noi voglia…

Pubblicato il: 13/06/2016 – 19:50

La nostra analisi del voto di queste amministrative, non ancora concluse, parte da Cosenza, e questa volta non può negarsi che gli elettori bruzi qualcosa di interessante l’hanno detto e noi vogliamo cercare di cogliere gli aspetti sociologici e politici più rilevanti di questa tornata.
Non pare esserci dubbio sul fatto che per la prima volta dopo tanti lustri a Cosenza le elezioni comunali si siano svolte senza blocchi di potere precostituiti e il voto di opinione ha avuto un peso non indifferente. O meglio pare sia emerso in modo netto che il voto non abbia seguito la logica dei blocchi di potere.
Possiamo anzi dire che mai come in questa tornata si è dimostrato che la legge elettorale, che regola l’elezione del sindaco e del consiglio comunale, sia stata applicata in modo inequivocabilmente efficace per volontà sovrana dei cittadini chiamati al voto.
Si è dimostrato infatti che quando un candidato sindaco ha un alto gradimento dei suoi cittadini è lui a trascinare le liste e non il contrario. Questa volta il fenomeno della proliferazione di liste e candidati ha dato poi esiti meno patologici rispetto al passato. Perché?
Proviamo a darci qualche risposta confrontando in primo luogo le differenze tra i sostenitori dei tre maggiori competitori: il sindaco uscente ha potuto contare sostanzialmente esclusivamente su se stesso ed ha compreso, oltre un anno prima della scadenza del mandato, che avrebbe dovuto far leva sulla sua forte attrattiva esercitata verso gli elettori cosentini e che questo rapporto non andava mediato, tanto meno da forze partitiche, in specie del centrodestra, palesemente avviate verso un lento declino.
Dall’altra parte, i due candidati che intendevano essere espressione del centrosinistra si sono presentati all’appuntamento con gli elettori in modo molto simile: ognuno di essi infatti ha ricevuto il sostegno di gruppi politici che erano sulla scena elettorale da tempo immemorabile ed i cui tratti distintivi erano in buona parte rappresentati da trasformismo e mantenimento del potere in quanto tale, senza alcun interesse concreto sul merito dell’azione politica ed amministrativa.
Un nucleo consistente e maggioratario di personaggi che ha dominato a lungo nella nostra città e che non rappresentava null’altro che il perpetuare familistico-affaristico di un sistema che sembrava inespugnabile. Dunque la differenza principale tra il vincitore e i due avversari sconfitti sembrerebbe potersi cogliere proprio nella mancanza di questo genere di copertura “politica” da parte del sindaco uscente.
Le previsioni di una debacle dovuta sostanzialmente alla “solitudine” di quest’ultimo non ha trovato alcuna conferma nelle urne. Anzi.
Il libero voto ha sovvertito il pronostico di chi immaginava che, ancora una volta ,gli spostamenti di grandi elettori dall’uno all’altro schieramento avrebbero trascinato con essi, come accaduto in passato, i rispettivi flussi elettorali.
Così non è stato: la sensazione più diffusa durante la campagna elettorale era quella che il vincitore non potesse che essere uno solo e che gli altri candidati ne fossero altrettanto convinti, salvo attendersi colpi di scena giudiziari che avrebbero sparigliato i giochi.
Si può dire che il sindaco rieletto ha raccolto i frutti di un isolamento politico che ha voluto e che ha creato al fine di potersi assumere la piena ed esclusiva responsabilità della guida del Comune, lacerando ogni legame con quasi tutti i partner politici che avevano contribuito in modo determinante alla sua vittoria nel 2011.
Ora il “Re è solo”.
L’alleanza del centro sinistra non ha funzionato. E l’avere anticipato la fine ordinaria della legislatura con il coinvolgimento di una componente importante della maggioranza uscente si è rivelata una mossa poco lungimirante contribuendo in modo determinante a creare un’aura di vittima “cesariana” al sindaco sfiduciato.
Un dato molto interessante è senz’altro la pressoché totale incapacità dei big locali – grandi elettori – di incidere significativamente e positivamente nell’esito del voto comunale: anche la stampa non pare ancora aver preso pienamente atto che una nuova aria è emersa dalle urne il 5 giugno scorso. Sembra che ci si ostini a comporre puzzle, inseguendo dietrologie fuorvianti, che attribuiscono a questo o quel maggiorente l’aver spostato i voti del candidato sindaco del Pd verso il vincitore.
Chi ha perso?
Il Pd non è l’unico sconfitto di questa tornata elettorale. Certo il risultato striminzito e le lacerazioni interne ed esterne sono tali da indurre ad una drastica rigenerazione dei programmi, delle idee e, prima ancora, della leadership. Ma questo del Pd è un caso a sé che analizzeremo specificamente dedicando un capitolo a questa caporetto.
Gli alleati del Pd: l’assoluta irrilevanza numerica delle liste dei verdiniani è probabilmente la maggiore sorpresa. Pochi si aspettavano un risultato così modesto. Questa volta il passaggio di coalizione, anche se giustificato addirittura da ragioni di “sanità pubblica”, è stato a dir poco disastroso. L’esperimento di unire i seguaci di verdini al Pd ha dato lo stesso esito a Cosenza come a Napoli. Al punto che il Segretario Nazionale ha deciso di cambiare decisamente rotta in vista del referendum costituzionale.
Di Ncd possiamo dire senz’altro che ha giocato la partita nel modo più controverso possibile. Se avesse potuto avrebbe rinunciato volentieri a partecipare e questo disimpegno ha dato frutti proporzionali alle intenzioni. Ma certo non gioverà ad un partito che aveva stupito alle ultime regionali per la capacità di raccogliere consensi anche in totale solitudine, avere dato al suo stabile elettorato la sensazione di un netto disorientamento nell’indirizzo politico e nelle alleanze presenti e future.
Non possiamo concludere questa prima parte della nostra analisi senza annotare ancora che nel voto libero dobbiamo annoverare anche:
-la prima volta di tante donne in consiglio comunale. Non sono ancora in numero superiore agli uomini, ma la pattuglia femminile presente sia nella maggioranza che nell’opposizione è nutrita e qualificata. Se pensiamo che per molte legislature il consiglio aveva un’unica rappresentante del gentil sesso, c’è da sperare per il futuro che il voto di genere non sarà più un problema.
– e la performance della sinistra che ha trovato un leader che non entra in consiglio comunale, ma ha raccolto molti genuini consensi di cui il Pd non potrà non tenere conto se vorrà essere più attrattivo verso il voto di opinione.
– i grillini: a differenza di altre città, Cosenza appare ancora poco permeata dalle idee dei cinque stelle che ancora stentano a trovare un consenso in linea con il dato nazionale.
Chiusi i battenti delle amministrative lo sguardo è già volto al referendum costituzionale. Ma scindere questi due appuntamenti e non tenere conto dello sconvolgimento portato dagli esiti delle amministrative negli schieramenti politici locali e nazionali potrebbe essere un errore fatale. Il 19 giugno si avvicina e i ballottaggi potranno portare altri cambiamenti importanti.

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