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Le tre vite di Pulice: killer, uomo d'affari e pentito

LAMEZIA TERME La voglia di fare del male al “Professore” «è sempre stata enorme». Il desiderio di strappare il figlio maschio all’uomo che aveva partecipato all’omicidio di suo padre era il suo ult…

Pubblicato il: 16/06/2016 – 9:21
Le tre vite di Pulice: killer, uomo d'affari e pentito

LAMEZIA TERME La voglia di fare del male al “Professore” «è sempre stata enorme». Il desiderio di strappare il figlio maschio all’uomo che aveva partecipato all’omicidio di suo padre era il suo ultimo obbiettivo, prima di abbandonare l’ambiente criminale nel quale era cresciuto fin da bambino. Tutto era stato preparato con cura, a casa di sua madre, compreso un grande telo di plastica steso nella taverna, la stanza sgomberata dai mobili per poter riverniciare tutto. È giugno 2011, Giuseppe Giampà – figlio del boss Francesco, detto il “Professore”, che si trova in regime di 41 bis – reggente dell’omonima cosca, si presenta all’appuntamento con Gennaro Pulice, figlio di un imprenditore ucciso, quando lui aveva solo tre anni, per avere causato accidentalmente la morte di un componente dei Bellocco in un incidente stradale. Pulice stringe subito legami con la famiglia Cannizzaro. Commette il suo primo reato ancora minorenne e viene arrestato per detenzione di due caricatori per pistola calibro 9×21. La sua ascesa nell’organizzazione è graduale ma costante, gli omicidi a cui prende parte fin da giovanissimo sono innumerevoli. «Sono stato battezzato nell’ambito della ‘ndrangheta calabrese e l’ultima dote ricevuta nel 2002/03 è quella della “santa” che mi è stata conferita da Peppe Daponte», spiega agli inquirenti quando decide di pentirsi mentre le sue parole vengono trascritte e depositate agli atti del processo Andromeda, contro la cosca Cannizzaro-Daponte-Iannazzo, che avrà inizio a luglio. Pulice non è un criminale qualunque, colleziona arresti, delitti, ma anche diplomi e lauree. Ne ha due, racconta ai magistrati, in Giurisprudenza e Scienze giuridiche. E poi sa fare i soldi, sa investire. «[…] lo sanno tutti – dice di sé – io so fare i soldi facilmente». 
L’ultimo omicidio, racconta Pulice ripercorrendo la sua vita davanti al pm Elio Romano, lo ha commesso nel 2007. Il 14 febbraio del 2008 torna in carcere per scontare un residuo di pena di due anni e due mesi. Si trovava a Catania e qui comincia a stare male, «malissimo, sono stato traferito in un centro diagnostico-terapeutico […] non ho voluto più vedere la mia famiglia, non ho voluto più vedere i bambini». Sono i mesi in cui si avvia al pentimento, racconta, ma sono pensieri che continua a elaborare da solo, non è volontà di collaborare. Pulice lo spiega così: «[…] ho trovato una persona con cui parlare, era l’assistente del carcere […]. Mi sono trovato bene con il prete, comunque ho iniziato un mio pentimento vero, non una volontà a collaborare, un pentimento mio vero». Quando nel 2010 esce dal carcere inizia piano piano a staccarsi dal contesto criminale lametino dei Cannizzaro-Daponte-Iannazzo. «Vi posso dire poi tutti gli omicidi che ho sventato nel 2011/2012… proprio per questa mia volontà a voler…».
Solo una questione era rimasta in sospeso, un solo delitto andava consumato: l’eliminazione di Giuseppe Giampà «per una questione personale», quel desiderio enorme di fare del male al “Professore”.

«L’HO LASCIATO ANDARE» A giugno 2011 Giuseppe Giampà e Gennaro Pulice si trovano faccia a faccia. Giampà era stato accompagnato da Franco Trovato, che non conosceva le reali intenzioni di Pulice. «Mi portò una bottiglia di grappa con dei bicchieri, forse ancora ce li ho, bellissima». «Fatto sta – racconta il collaboratore – che mi sono messo a parlare con Giuseppe nel piano di sopra, poi siamo scesi sotto, però abbiamo parlato talmente tanto sopra con Giuseppe che io mi sono reso conto comunque che… non lo so, un sesto senso a parte il mio non voler più commettere azioni, no? Però la voglia di far del male al “Professore” è sempre stata enorme. Ha avuto il sopravvento secondo me quel mio veramente, anche perché ho visto Giuseppe buono, dirò una fesseria, magari è il peggiore criminale del mondo, ma io l’ho visto… l’ho visto una persona non criminale». È per questo motivo che quel giorno, per come la racconta il collaboratore, nella casa di sua madre non è stato versato del sangue e Giuseppe Giampà ha potuto chiudersi la porta alle spalle.



NUOVA VITA A LUGANO… PAGANDO UNA MAZZETTA A settembre 2012, Gennaro Pulice lascia definitivamente la Calabria. Non è certo diventato un santo e i suoi nuovo affari non sono tutti “puliti”. Ha cambiato contesto e cominciato a frequentare persone diverse, anche pregiudicati. Dedica gli ultimi due anni prima dell’ultimo arresto «solo ed esclusivamente a lavorare in modo lecito e illecito». Apre uno studio di consulenza legale a Serravalle Scrivia in provincia di Alessandria. «Io ho cominciato a frequentare i commercialisti di Milano, ho cominciato a frequentare i commercialisti di Brescia, ho cominciato a frequentare Lugano, ho preso la residenza a Lugano nel 2013 pagando una mazzetta perché io… un pregiudicato non può prendere la residenza in Svizzera. Io ho il mio studio a Lugano al centro della città, ho il mio bar al centro della città». La mazzetta per avere la residenza è bastato pagarla a un funzionario di origini calabresi. Poi, via, con le nuove attività, con lo studio, la Pulice Consulting, con la società Set Suisse, «le società panamensi sono mie, il bar a Lugano è mio, io ho il mobilificio, ho lo studio di progettazione, ho fatto tanto». 
In Calabria per Pulice era rimasto poco, l’unico rapporto proseguito fino al 2013 era quello con Bruno Gagliardi – arrestato a febbraio scorso insieme a suo fratello Alfredo, in seguito alle dichiarazioni di Pulice, per l’omicidio di Vincenzo Torcasio – che cerca di convincerlo a tornare a Lamezia. A Gagliardi veniva a mancare un punto di riferimento, dice Pulice, che assicura: «Io ho fatto prendere i lavori anche a tutte le pale eoliche di Cirò, di Cutro, di Isola Capo Rizzuto, di Crotone. Io le dico con chi mi sono incontrato, chi ha fatto i lavori, chi ha portato gli imprenditori a prendere i lavori e chi era presente». Da tutto questo piano piano Gennaro Pulice si è staccato. Ha portato la sua vita a Lugano, con lo studio in centro e il bar. Fino all’ultimo arresto e al definitivo pentimento.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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