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Smantellata la filiera delle latitanze – FOTO, VIDEO E INTERCETTAZIONI

REGGIO CALABRIA Erano pronti a diventare ombre, come ombre sono stati per vent’anni Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, ma il blitz dello Sco e della Squadra Mobile ha mandato in fumo i loro piani di…

Pubblicato il: 05/07/2016 – 5:35
Smantellata la filiera delle latitanze – FOTO, VIDEO E INTERCETTAZIONI

REGGIO CALABRIA Erano pronti a diventare ombre, come ombre sono stati per vent’anni Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, ma il blitz dello Sco e della Squadra Mobile ha mandato in fumo i loro piani di fuga. Sono finiti in manette perché accusati a vario titolo di associazione mafiosa, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena undici fiancheggiatori dei due storici latitanti, ritenuti tutti affiliati o vicini ai clan Alvaro, Crea e Facchineri. In tre, invece, sono sfuggiti alla cattura.

I NUOVI LATITANTI Si tratta di Francesco Antonio Crea (54 anni), Mario Luciano Crea (27 anni) e Girolamo Facchineri (50 anni), considerati uomini di peso dei rispettivi clan, ma soprattutto ingranaggi fondamentali del sistema che ha consentito a Crea e Ferraro di evitare per vent’anni la cattura. «Non ci aspettavamo di non trovarli – ammette il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho – ma tendiamo a escludere che ci siano state soffiate». Del resto, sottolinea il procuratore aggiunto Gaetano Paci «mai come questa volta è stato necessario adottare un provvedimento di fermo. Già mentre li monitoravamo, ci siamo accorti che dopo l’arresto dei due superlatitanti avevano adottato una serie di cautele, come non dormire mai per troppo tempo nello stesso posto».

GLI ARRESTATI Accorgimenti inutili per undici personaggi della rete, sorpresi nella notte dagli uomini della Squadra Mobile e dello Sco. In manette sono finiti Achille Rocco Scutellà, Domenico Facchineri, Luigi Facchineri, Elio Arcangelo Morfea, Antonio Cutrì, Giuseppe Antonio Trimboli, Pietro Garzo, Annunziato Garzo, Vincenzo Rosace, Pietro Melito e Pasquale Vitalone.  Con compiti e ruoli diversi, per gli inquirenti erano  tutti parte della filiera criminale che ha agevolato la latitanza di Crea e Ferraro, ricercati pericolosi catturati dalla Polizia di Stato in agro di Maropati (RC) il 29 gennaio 2016, come di Antonio Cilona, uomo della cosca Santaiti, che ha deciso di sparire quando gli è stata notificata una condanna all’ergastolo per l’omicidio Ditto.

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NON SIAMO A PAVIA È questo il risultato di un’indagine lunga e complessa, per certi versi atipica, perché in grado di ricostruire la rete che ha favorito i boss non solo nell’ultimo periodo della loro latitanza, ma anche due anni prima, nel dicembre 2014, quando Mobile e Sco sono stati a un passo dallo stringere le manette ai polsi di Ferraro e Crea. «Siamo di fronte a risultati importati, soprattutto perché  – afferma Cafiero de Raho – ottenuti in un territorio così ostile, così nemico come quello in cui ci ritroviamo ad operare. Qui non siamo né Venezia, né a Pavia, siamo ostacolati o quanto meno rallentati da un’omertà diffusa. Nella migliore delle ipotesi ci troviamo di fronte ad omertosi, se non a collusi».

L’APPORTO DELLA TECNOLOGIA Per questo, per “bucare” un territorio protetto da una spessa coltre di omertà e paura, fondamentale è stato l’utilizzo della tecnologia e delle videocamere di sorveglianza.  Solo grazie all’analisi di ore ed ore di filmati, filtrati attraverso il prisma di una millimetrica conoscenza del territorio, è stato possibile comprendere la persona da agganciare. E in questo modo, con pazienza, ricostruire la rete.

VECCHIO E NUOVO Al centro della rete di protezione dei due latitanti c’era Achille Rocco Scutellà, naturale elemento di congiunzione fra le due famiglie di ‘ndrangheta – è figlio di Domenica Alvaro e nipote di Giuseppe Crea – nel tempo divenuto sempre più importante nella rete di protezione dei due latitanti. Per lo zio Giuseppe, era “l’allievo” incaricato di recarsi personalmente nel covo in cui insieme a Ferraro si nascondeva, come di mantenerlo in contatto con il resto del clan, cui riportava informazioni e ordini. In più, per conto dello zio, gestiva direttamente l’operato del cognato  Antonio Cutrì, del cugino Elio Arcangelo Morfea e dell’amico Pasquale Vitalone. Forse per questo è l’unico a rimanere ancora attivo e operativo, quando la rete viene interamente sostituita.

SOSTITUZIONI Qualcuno si accorge di una telecamera e scatta il meccanismo di protezione. Si silenziano i telefoni, si bloccano i vecchi vivandieri e se ne individuano di nuovi. Nel frattempo, gli investigatori arrivano vicinissimi a Crea. Il blitz scatta in una notte di dicembre, ma per quanto lo cerchino, non riescono a individuarlo. «Mi sono quasi passati sulla testa» dice Crea, intercettato qualche tempo dopo. E si fa più cauto. “Licenzia” tutti quelli che di lui si erano precedentemente occupati e ne contratta di nuovi.  «Si trattava di una rete estremamente eterogenea, anche per l’età anagrafica e la diversa caratura criminale dei suoi componenti», evidenzia Andrea Grassi, capo della prima sezione dello Sco, «anche per questo di difficile individuazione».

COMUNICAZIONI CRIPTATE Ma Crea non si limita a sostituire i personaggi della vecchia rete.  Impone anche un cambiamento nelle regole di comunicazione fra il bunker extra lusso che si era procurato  e l’esterno. Si posano i cellulari per tornare alle vecchie comunicazioni via radio. In questo modo “Alberto” e “Ciccio” – i due nomi in codice usati da Crea e Ferraro – potevano rimanere in contatto con il clan. Comunicazioni blindate secondo gli uomini della filiera, ma che gli investigatori sono riusciti a “scassinare”. In questo modo sono arrivati non solo ai due superlatitanti, ma anche a chi per lungo tempo li ha protetti.

LA LATITANZA DI CILONA Un metodo che nella zona ha fatto scuola. Fra gli arrestati dell’operazione “Spazio di libertà” c’è infatti Annunziato Garzo, ritenuto responsabile di  avere aiutato anche Antonio Cilona, uomo dei Santaiti di Seminara, a sottrarsi all’esecuzione di una condanna all’ergastolo, rimediata in appello al processo “Cosa Mia”. Per lui, Garzo aveva predisposto tutto il necessario per una lunga latitanza, ma i suoi sforzi sono stati pressoché inutili perché il 5 gennaio 2016 Cilona è stato catturato.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it