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REGHION | Il ventre infetto di Palazzo San Giorgio



REGGIO CALABRIA È solo un segmento di un’inchiesta più ampia a cui la Dda da anni lavora, ma il quadro che ne emerge per il procuratore capo Federico Cafiero de Raho è ugualmente agghiacciante. A…

Pubblicato il: 12/07/2016 – 13:46
REGHION | Il ventre infetto di Palazzo San Giorgio



REGGIO CALABRIA È solo un segmento di un’inchiesta più ampia a cui la Dda da anni lavora, ma il quadro che ne emerge per il procuratore capo Federico Cafiero de Raho è ugualmente agghiacciante. Anche durante la gestione commissariale seguita allo scioglimento dell’amministrazione comunale per contiguità mafiose, nella pancia di Palazzo San Giorgio ha continuato a operare un comitato d’affari legato a ‘ndrangheta e massoneria in grado di condizionare l’assegnazione di appalti e lavori pubblici. «Siamo in presenza di un vero e proprio network – ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri, Lorenzo Falferi – che, sfruttando cointeressenze nel tessuto economico-istituzionale ed imprenditoriale reggino, aveva costruito una fitta rete di relazioni a Milano, Roma e Brescia. Qui oggi non si è intaccato soltanto il braccio armato della criminalità organizzata ma strutture istituzionali e della pubblica amministrazione che avrebbero dovuto curare l’interesse collettivo».

I FERMATI Al centro delle indagini c’è infatti, un grumo di potere radicato in città, ma in grado di allungare i propri tentacoli in tutta Italia, tanto da coinvolgere anche l’ex senatore Domenico Kappler e manager noti come Luigi Patimo, numero uno in Italia di Accion Agua, e il capo del noto studio di progettazione Progin, Sergio Lucianetti. Tutti e tre sono stati fermati questa mattina all’alba dai carabinieri insieme a dirigenti e funzionari del Comune di Reggio Calabria, come ad imprenditori reggini. In manette sono finiti il noto dirigente comunale Marcello Cammera, per anni ras dei Lavori Pubblici e il funzionario Bruno Fortugno, il fratello di Cammera, Antonio Franco, e gli imprenditori Mario e Alberto Scambia, e Vincenzo e Domenico Barbieri. Ma un nuovo provvedimento è stato notificato in carcere anche all’avvocato Paolo Romeo, in passato condannato definitivamente per concorso esterno e di recente arrestato nuovamente perché considerato il capo di una loggia segreta in grado di condizionare la politica e l’imprenditoria reggina.

IL BURATTINAIO È stato lui, secondo gli inquirenti, a tessere la tela di contatti e relazioni che ha imbrigliato il Comune della città calabrese dello Stretto, grazie all’insostituibile lavoro del suo principale referente all’interno della macchina di Palazzo San Giorgio, Marcello Cammera. Con il dirigente, c’è un rapporto antico. Quando nel 2013 iniziano ad intercettarli i due sono già in rapporti confidenziali. Nove anni prima, l’informativa principale della Squadra Mobile agli atti dell’inchiesta sul Decreto Reggio, già li mostra in stretto contatto. E quel legame – emerge dall’operazione Reghion oggi – non si è mai spezzato. E – forse – è sempre stato criminale.

L’UOMO DI ROMEO IN COMUNE Baricentro di mille interessi, a cavallo fra massoneria e ‘ndrangheta, espressione per gli inquirenti dei cosiddetti “riservati” – componente segreta dell’élite delle ‘ndrine reggine, Romeo è da tempo al centro degli approfondimenti della Dda di Reggio Calabria. L’operazione odierna – ha detto chiaro il procuratore Cafiero de Raho – è solo «un segmento dimostrativo di quanto quella rete associativa, mafiosa, segreta, che opera nella provincia di Reggio Calabria riesca a condizionare e a infiltrare le pubbliche amministrazioni». Per lui, in Comune c’era Cammera. E il suo era un incarico preciso: creare, artatamente, veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da mettere l’amministrazione politica o i commissari prefettizi di fronte a una scelta: la sospensione dei lavori col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione assecondando il piano criminale congegnato dal dirigente arrestato.
Con questo metodo e la complicità del funzionario Bruno Fortugno, Cammera è riuscito a far incassare un affare milionario ad una holding di cui faceva parte anche il cugino di Romeo, Domenico Barbieri. 

COMPAGNIE INGOMBRANTI Si tratta dell’appalto per la depurazione delle acque ed il servizio idrico integrato della città di Reggio Calabria. Un affare da 256 milioni di euro andato a un’Ati inedita fino ad allora, formata dal colosso spagnolo Accion Agua e dalla Idroreghion, società reggina con sede a Milano, nata da una scissione di ramo d’azienda dalla Acquereggine, con contestuale novazione della partecipazione sociale. È in questa fase, che nella Idroreghion, nascosto dalla società Gear, entra con il 24, 4% delle quote Domenico Barbieri. 

AFFARE BLINDATO Il bando di gara vinto dalla cordata – hanno scoperto gli investigatori – era stato infatti non solo confezionato in modo da escludere altre imprese, ma anche più volte prorogato per permettere all’Ati di aggiudicarsi la commessa con il minimo del ribasso, pari solo all’0.1% della base d’asta. Un affare per il colosso spagnolo e l’impresa reggina, agevolati anche da un fatturato di volumi d’acqua difforme, da quello reale nel capoluogo reggino. A fronte di un reale consumo di circa 13 milioni, l’appalto prevedeva la fornitura di più di 19 milioni di metri cubi d’acqua. A pagare, secondo lo schema di convenzione predisposto dal dirigente comunale Cammera, sarebbero stati i cittadini, vessati con tariffe maggiori.

PREBENDE Favori che si pagano. Lo rivela senza mezzi termini il fratello di Cammera, Antonio Franco, che intercettato prima di una riunione dice «allora questo incontro,… è dovuto per un lavoro molto importante!… abbiamo deciso io e mio fratello di farlo,… perché, è venuta fuori di nuovo,… il discorso mazzette». Prebende che assumono varie forme. L’ex senatore Domenico Kappler, «socio occulto o, comunque, portatore di cointeressenze sostanziali» nelle imprese riferibili a Scambia, in cambio dell’appalto farà avere a Cammera un ben retribuito incarico di consulenza presso la società pubblica “Risorse per Roma” da lui amministrata, assicurerà al figlio del funzionario Bruno Fortugno l’assunzione in Acea o in una società collegata.

ASSUNZIONI Aveva invece creato un vero e proprio fondo nero per pagare mazzette e bustarelle insieme a Barbieri e Alberto Scambia, Luigi Patimo, il numero uno di Accion Agua, che in cambio dell’appalto aveva persino promesso , l’assegnazione di un incarico di consulenza al fratello di Cammera, Antonio Franco, l’assunzione in azienda del figlio di Cammera, Paolo, e persino quella del figlio del compare d’anello del dirigente nella nuova società di gestione del servizio di depurazione. In più, Patimo si era speso per l’ instaurazione di un rapporto di collaborazione professionale tra Giandomenico Fortugno, figlio di Bruno, e lo studio di progettazione PROG.IN. di Sergio Lucianetti in Roma. Meno raffinate sono le mazzette versate a Cammera da Domenico Barbieri, che inizia a pagare ancor prima che venga pubblicato il bando di gara, e almeno dal 2013 da lavoro al fratello del dirigente, che risulta assunto senza aver quasi mai lavorato dalla Alluminio Conduttori.

STAMPA AMICA Rapporti e relazioni rimasti per lungo tempo nascosti, mentre Cammera diventava l’eroe della cronache cittadine grazie a Paolo Romeo e a quella che gli inquirenti considerano la sua giornalista di riferimento, Teresa Munari. È stata lei – hanno svelato le indagini – a a offrire appoggio “mediatico” a Cammera, quando i commissari hanno tentato di defenestrarlo. Allo stesso modo, su richiesta sarà lei a orchestrare campagne mediatiche tese a colpire i politici considerati “nemici” dal dirigente, come l’assessore Angela Marcianò, come a soccorrere Cammera con “interviste riparatorie” per riabilitarne l’immagine pubblica.

LA CITTÀ DEVE CAMBIARE «Questa è una città – ha concluso Cafiero de Raho – che o cambia facendo chiarezza oppure è destinata a rimanere nelle fauci di questo lupo che è la ‘ndrangheta. Credo che Reggio Calabria saprà reagire. Noi facciamo la nostra parte e, se tutti fanno la propria, probabilm
ente faremo passi avanti».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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