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Il Risiko criminale della 'ndrangheta

LAMEZIA TERME Ci sono multinazionali con meno cantieri aperti in giro per il mondo. Holding con meno appoggi, ditte con meno uffici delocalizzati. La ‘ndrangheta fa le cose in grande. E, ogni anno …

Pubblicato il: 04/08/2016 – 16:22
Il Risiko criminale della 'ndrangheta

LAMEZIA TERME Ci sono multinazionali con meno cantieri aperti in giro per il mondo. Holding con meno appoggi, ditte con meno uffici delocalizzati. La ‘ndrangheta fa le cose in grande. E, ogni anno che passa, le relazioni semestrali della Dia si riempiono di nuove voci, nuovi Paesi in cui lo spettro delle cosche si allarga. Come in un Risiko criminale. Le principali attività rimangono il traffico di stupefacenti e il riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti, ma le attività per estendere gli affari delle famiglie calabresi non conoscono soste. Un solo particolare deve restare cristallizzato nel tempo. Pur avvalendosi di sofisticati meccanismi finanziari e operando alla stregua di una holding, i clan mantengono intatta un’organizzazione arcaica, «strutturata in ‘ndrine, cosche e locali, repliche esatte di quelle calabresi», scrive la Dia. «La vera forza dell’organizzazione si può cogliere, quindi, non tanto sull’unitarietà – asserisce il rapporto – quanto sul “patrimonio identitario”, ovvero su quella che in altri termini può essere definita una “grammatica ‘ndranghetista” che appartiene a tutti gli affiliati». Questo patrimonio si è instaurato soprattutto in quei Paesi in cui la ‘ndrangheta è presente da lungo tempo, come la Germania, il Canada o l’Australia.

AUSTRIA In cima alla lista delle nazioni da colonizzare c’è l’Austria. Che non conta (non ancora, almeno) su cloni delle strutture organizzative presenti in Calabria – cosa che invece è accaduta in Germania – ma mostra «segnali sempre più forti della presenza ‘ndranghetista». L’operazione “Total reset”, condotta nei primi mesi dell’anno, racconta della presenza della cosca Pesce di Rosarno a sud di Vienna. La Guardia di finanza e le autorità del Niederosterreich, su ordine del Tribunale di Reggio Calabria hanno confiscato al clan beni per 21 milioni di euro, tra i quali una lussuosa villa. L’operazione “Gambling”, a luglio 2015, ha invece stanato la presenza in Austria di un’altra potente cosca reggina, i Tegano, con lucrosi interessi nel settore delle scommesse e dei giochi on line. La cosca, alla quale la Dia ha sequestrato una società con sede a Innsbruck, avvalendosi di società estere di diritto maltese, esercitava abusivamente l’attività del gioco e delle scommesse on line anche in altri Paesi europei, tra cui l’Austria. Gli investigatori hanno trovato tracce anche della cosca cutrese Grande Aracri in territorio austriaco. In questo caso la pista è stata seguita dagli inquirenti bolognesi che hanno dati vita all’indagine “Aemilia” che ha fatto emergere «un sistema di fatture per operazioni inesistenti prodotte anche in quel Paese a vantaggio delle attività imprenditoriali dei Grande Aracri».



BELGIO Storiche infiltrazioni di gruppi criminali collegati alla ‘ndrangheta sono state scoperte in alcune province del Belgio. In particolare, il Belgio sembra essere uno snodo cruciale per il traffico di cocaina. Qui, il 12 dicembre 2015 è stato arrestato Sebastiano Signati, esponente di spicco dei clan Pelle-Romeo, tra i 100 latitanti più pericolosi, considerato elemento di raccordo con i narcotrafficanti sudamericani. Sempre in Belgio il 27 agosto 2015 è stato ucciso un uomo di nazionalità belga ma di origine calabrese, coinvolto in uno dei processi più importanti sul traffico internazionale di cocaina. I 35 imputati sono accusati di avere importato circa tre tonnellate di polvere bianca per il valore stimato di 82 milioni di euro.

FRANCIA Meta prediletta per sfuggire ai provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura, la Francia è anche un’oasi per reinvestire capitali illeciti «soprattutto nella regione meridionale (Provence, Alpes, Cote d’Azur)». In Costa Azzurra opera, per conto della cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro, il gruppo Magnoli, originario di Rosarno, presente sin dagli anni Novanta. La Costa Azzurra, con i Magnoli sarebbe diventata, dunque, «una vera e propria base logistico-operativa per il traffico internazionale di sostanze stupefacenti» destinate alle cosche attive sul mercato ligure. 



GERMANIA Dopo i tragici eventi di Duisburg nel 2007, è divenuta sempre più evidente agli occhi delle autorità giudiziarie italiane e tedesche, la stabile presenza in Germania di strutture criminali ‘ndranghetiste. Qui sono state replicate strutture analoghe a quelle del territorio di origine, come il rito arcaico dell’affiliazione. Traffico di stupefacenti e autovetture, riciclaggio di denaro e reimpiego di capitali illeciti sono le attività radicate in Germania. Il territorio calabrese sembra essere uniformemente rappresentato: Romeo-Pelle-Vottari di Reggio, Nirta-Strangio di San Luca, Farao-Marincola di Cirò, Pesce-Bellocco di Rosarno sono disseminati tra Baden-Württemberg, Assia, Baviera, Renania Settentrionale e Vestfalia. «Anche la ‘ndrangheta crotonese e cosentina si sarebbe insediata in territorio tedesco per dare rifugio a numerosi ricercati che lì troverebbero assistenza e supporto logistico», scrive la Dia. Basti pensare all’arresti del crotonese Francesco Aracri, nel gennaio 2015, sul quale pendeva un mandato di arresto europeo emesso dal gip di Torino poiché «indiziato di aver fatto parte dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, operante nella omonima provincia, dedita in particolare a delitti in materia di stupefacenti, estorsioni, usura, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita, favoreggiamento di latitanti, omicidi, nonché all’accaparramento di appalti pubblici e privati, soprattutto, nel settore edilizio». Il 30 gennaio 2015 ad Augsburg è stato tratto in arresto Gaetano Blasco, nato a Crotone, destinatario di mandato di arresto europeo del gip del Tribunale di Bologna nell’ambito dell’operazione “Aemilia”, condotta nei confronti del clan Grande Aracri, per la quale sono stati emessi ulteriori 117 provvedimenti restrittivi.
Da ultimo, tale articolato scenario criminale trova un recente, ulteriore riscontro investigativo nell’operazione “Rheinbruck” del mese di luglio 2015, nell’ambito della quale i Carabinieri di Reggio Calabria, in collaborazione con i collaterali tedeschi, hanno tratto in arresto 10 persone, di cui 8 residenti in Germania, tutte ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta.
L’attività investigativa, naturale prosecuzione dell’inchiesta “Helvetia”, ha confermato l’operatività della “società di Singen”, accertando, al contempo, l’esistenza di altri locali nelle città di Rielasingen, Ravensburg ed Engen, tutte composte da affiliati al clan Pesce – Bellocco di Rosarno.

SVIZZERA «Negli ultimi anni il territorio elvetico è stato interessato a più riprese da manifestazioni criminali di matrice ‘ndranghetista». Un punto fermo, questo, per la Direzione investigativa antimafia italiana che nel proprio report sostiene anche che la Svizzera sia un potenziale rifugio per i latitanti delle cosche calabresi, «grazie alla rete operativa e logistica tessuta dalla criminalità italiana». 
Inoltre, secondo i risultati del progetto “Monito”, condotto dalle autorità italiane di concerto con il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) svizzero, «elementi riconducibili alla criminalità organizzata calabrese sarebbero presenti nei cantoni di Basel-Stad, Bern, Glaris, Neuchàtel, Sankt Gallen, Scahffhausen, Ticino, Wallis, Zug e Zurich». Più nel dettaglio, «nella zona di Zurigo e nella Svizzera orientale sarebbero presenti soggetti provenienti dal nord della Calabria; nel Canton Vallese si registrerebbero presenze della zona sud della Calabria; il Canton Ticino, pur interessato dalla presenza di soggetti originari di varie zone della Calabria, sarebbe più esposto alle attività criminali delle cosche insediate in Italia settentrionale». In particolare tre indagini, condotte nel secondo semestre 2015, hanno portato gli investigatori italiani in Svizzera: l’operazione “Helvetia”, messa a segno dalla Dda di Reggio Calabria a luglio, che ha confermato l’operatività di alcuni
esponenti della ‘ndrangheta in territorio elvetico, attraverso la società di Frauenfeld, collegata alla locale di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia. Nello stesso periodo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con l’operazione “Purgatorio” traeva in arresto sette persone collegate alle cosca Mancuso, accusate di illecita commercializzazione, anche in Svizzera, di reperti archeologici provenienti da uno scavo ubicato nel centro di Vibo Valentia. 
La cosca Mancuso torna ad interessare l’antimafia con l’operazione “Hydra”, condotta a ottobre 2015, nella quale emerse che un libero professionista, residente a Bergamo, aveva favorito alcuni usurai contigui al clan, intestandosi fittiziamente società operanti nel settore commerciale e immobiliare, con sedi legali nel bergamasco e in Svizzera. «Il territorio della Confederazione elvetica – conclude il rapporto – rappresenta, inoltre un luogo ove i latitanti della ‘ndrangheta potrebbero trovare rifugio grazie al supporto fornito da reti operative e logistiche della criminalità italiana».



SPAGNA Il traffico di cocaina e hashish resta il perno dell’economia ‘ndranghetista anche in territorio iberico. «Con particolare riferimento agli stupefacenti, i gruppi calabresi utilizzerebbero la Spagna ed i prospicienti Paesi del Nord Africa come punti di transito verso l’Europa, facendo ivi insediare proprie cellule criminali».
Tra le compagini più attive i nomi dei reggini prevalgono: Maesano-Pangallo di Roccaforte del Greco, i Pironmalli-Molè di Gioia Tauro, i Cua di Natile di Careri e, unici non reggini, i Mancuso di Limbadi. Per quest’ultimi, considerati particolarmente insidiosi anche dai collaterali organi di polizia, si ricordano gli arresti avvenuti in Spagna negli ultimi anni, di Santo Maesano (a Majorca), di Antonio Pangallo (a Madrid) e soprattutto di Roberto Pannunzi (a Madrid).i, considerato il maggiore broker degli stupefacenti italiano.
Altro arresto importante è considerato quello, avvenuto a Barcellona, del mediatore internazionale Ippolito Magnoli, contiguo al clan Piromalli-Molè.
Gli osservatori spagnoli ritengono che la quantità ed il livello criminale dei soggetti legati alla ‘ndrangheta arrestati in Spagna, rappresentino la dimostrazione «dell’elevato interesse che quel territorio riveste per le organizzazioni calabresi».

MALTA La piccola isola di Malta fa spesso il paio, nelle relazioni antimafia, con l’operazione “Gambling”, nell’ambito della quale un’organizzazione di matrice ‘ndranghetista avrebbe ideato una rete commerciale, gerarchicamente strutturata, per la raccolta illegale di scommesse on line. Quest’ultima controllava dal territorio reggino le attività in Austria, in Spagna e in Romania, attraverso una società di riferimento stabilita a Malta, che in passato aveva operato utilizzando anche licenze delle Antille olandesi e di Panama.

PAESI BASSI Il mercato dei fiori usato per occultare la cocaina. Le cosche calabresi sono riuscite così a inserirsi nel settore più florido dell’economia dei Paesi Bassi. «Anche i Paesi Bassi sono stati al centro di importanti indagini condotte nel corso del semestre dalle autorità italiane e olandesi, che hanno fatto luce su una fitta rete di interessi e di attività imprenditoriali di matrice ‘ndranghetista, utilizzate come copertura per il traffico di droga e per il riciclaggio di capitali illeciti», spiega la relazione della Dia. «Sul piano nazionale due operazioni, la “Acero Connection” e “Krupy”, dirette rispettivamente dalla Dda di Reggio Calabria e di Roma hanno tra l’altro disvelato le ramificazioni in Olanda della cosca Commisso di Siderno, in particolare della famiglia Crupi, saldamente legata alla cosca calabrese e arrivata ad infiltrare anche il fiorente settore della floricoltura». «In particolare, il gruppo criminale, attraverso una srl con sede legale a Roma e base operativa a Latina, aveva assunto una posizione di assoluto rilievo nel commercio florovivaistico tra l’Italia e l’Olanda, Paese dove la cocaina veniva abilmente occultata a bordo di tir utilizzati per il trasporto dei fiori. Sul fronte olandese, i Crupi avevano avviato la gestione un importante import-export nel mercato internazionale dei fiori. Quello della floricoltura rappresenta, in Olanda, un settore altamente remunerativo, che ha consentito alla ‘ndrangheta da un lato di acquisire il controllo di vasti segmenti del mercato locale, dall’altro di costituire una solida e ramificata rete logistica e di supporto alle diverse attività illecite del sodalizio, come il narcotraffico e la ricettazione di merce rubata».

REPUBBLICA DI SAN MARINO I gruppi criminali calabresi non hanno disdegnato la piccola Repubblica di Sa Marino, come è risultato in chieste tra le quali Aemilia, condotta dalla Dda di Bologna. I gruppi criminali calabresi tracciati sono: Mancuso; Arena; Giovinazzo; Pensabene; Grande Aracri.

CANADA La ‘ndrangheta rappresenta forse la realtà criminale maggiormente insediata tra le organizzazioni mafiose italiane presenti in Canada. “Nel tempo avrebbe accumulato ingenti patrimoni riciclando i proventi illeciti nei settori dell’edilizia, della ristorazione, della sicurezza privata e della gestione dei servizi in materia ambientale.
Alcuni soggetti, collegati alla ‘ndrangheta canadese operante in Ottawa, sarebbero coinvolti in traffici di droga con la Repubblica Dominicana. Non si segnalano, invece, presenze nella costa ovest (British Columbia). L’operazione “Acero Connection-Krupy” ha offerto uno spaccato interessante anche delle seguenti proiezioni canadesi della ‘ndrangheta, scrivono i relatori della Dia: «Aquino – Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica, che sarebbe al vertice di un influente locale di ‘ndrangheta, restando collegata funzionalmente al locale calabrese di riferimento.
Il locale canadese assicurerebbe importanti appoggi strutturali per svariate attività illecite, fra cui il traffico di stupefacenti ed il riciclaggio; Commisso di Siderno, presente in territorio canadese e con ulteriori interessi e proiezioni in Olanda per la gestione di affari illeciti, con particolare riferimento al settore della floricultura. Al riguardo, i collegamenti avverrebbero attraverso la famiglia Crupi, legata ai Commisso».

STATI UNITI D’AMERICA «Gli Usa seguono con attenzione il ruolo rivestito dalla mafia calabrese nel narcotraffico, soprattutto per i forti legami con i narcos colombiani e messicani». Un esempio? Nel 2008 la Casa Bianca ha inserito – insieme ai signori della droga afghani, venezuelani, messicani, ma anche al Pkk curdo – la ‘ndrangheta organization nel Kingpin Act, che riporta un elenco di organizzazioni criminali straniere implicate nel traffico di droga. «La presenza della ‘ndrangheta è stimata in un rapporto dell’Fbi in circa 200 soggetti fra membri e associati, stanziati soprattutto tra New York e la Florida. Essa rappresenta una minaccia, oltre che per il traffico di stupefacenti, anche per le consistenti attività di riciclaggio». Sempre ad ottobre, con l’operazione “Columbus 2”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, è emerso che soggetti appartenenti ad una fazione di ‘ndrangheta vicina alla cosca Alvaro gestivano, da New York, le attività di approvvigionamento in Costa Rica di ingenti quantità di cocaina colombiana destinate in Calabria.

AUSTRALIA La ‘ndrangheta risulta da diversi decenni fortemente radicata in Australia, tanto che qui nel 1988, fu trovato un manoscritto contenente le formule di affiliazione alla ‘ndrangheta.
«Sarebbe rappresentata da soggetti di origine calabrese – scrive la Dia – stabilitisi in quel Continente che, per lo svolgimento di attività illecite transnazionali, manterrebbero legami con la ‘ndrangheta italiana, dalla quale avrebbero mutuato il modello organizzativo, i rituali e le regole interne, adattandoli al contesto australiano. Le attività della ‘ndrangheta australiana si sarebbero diversificate negli anni, rivolgendosi alla
coltivazione della cannabis, all’importazione di anfetamine e dei precursori dalla Cina e dall’India, di cocaina dal Sud America e di ecstasy dall’Europa. I principali porti australiani rappresenterebbero il canale primario di ingresso degli stupefacenti nel Continente».

EMIRATI ARABI UNITI Negli Emirati Arabi Uniti il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso non costituisce atto punibile e per questo motivo vi sono difficoltà per quanto riguarda l’estradizione. Questo costituisce un grande interesse per le associazioni criminali. Per fare un esempio gli Emirati hanno recentemente rigettato la richiesta di estradizione verso l’Italia Amedeo Matacena, considerato collegato alla ‘ndrangheta e colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere poiché indagato, in concorso con altre persone, per associazione di stampo mafioso, in quanto «… il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, per il quale è stata condannata la persona in oggetto, non costituisce atto punibile negli E.A.U.».

LIBANO «Il Libano – spiega la Dia – è considerato un territorio offshore di prim’ordine in virtù del sistema bancario fortemente capitalizzato e sicuro per la privacy dei clienti. Il segreto bancario libanese è infatti considerato tra i più inviolabili al mondo e l’elevato tasso di corruzione agevolerebbe la permeabilità delle Istituzioni alle pressioni esercitate dai detentori di ingenti quantitativi di denaro”.

COLOMBIA La ‘ndrangheta, che in passato avrebbe instaurato in Colombia una stretta collaborazione con il cartello di Calì, manterrebbe ancora oggi relazioni privilegiate con i produttori ed i trafficanti di sostanze stupefacenti di quel Paese.
Gli accordi con i sodalizi criminali colombiani, che controllano le rotte di transito della cocaina unitamente ai cartelli messicani, avrebbero infatti consentito alla ‘ndrangheta di assumere un ruolo primario nei traffici internazionali verso l’Europa. 
In particolare, spiega la Dia nella sua relazione: “In proposito, nella rotta del narcotraffico si assiste ad un forte coinvolgimento delle isole caraibiche, utilizzate quali aree di transito delle spedizioni navali di cocaina, cui si aggiunge un sempre maggiore interessamento della zona dell’arcipelago di Capo Verde e degli Stati africani del Golfo di Guinea, invece coinvolti nella fase di stoccaggio dei carichi da immettere in Europa, principalmente attraverso la Spagna. Le partite di cocaina, trasportate su navi cargo provenienti dalla Colombia e da altri Paesi della costa sudamericana, verrebbero quindi fatte arrivare nei grandi porti nazionali, in primis Gioia Tauro e Genova. Proprio il porto di Genova è stato interessato, nel periodo in esame, dall’operazione “Papas”, conclusa nel mese di ottobre dalla Guardia di finanza con l’arresto, in flagranza di reato, di un esponente di spicco della cosca Bellocco di Rosarno. Questi, assieme ad altre due persone, stava trasportando all’interno di un’autovettura oltre 144 kg di cocaina, prelevati da un container proveniente dalla Colombia.
Quale collaudato modus operandi per il perfezionamento di questi viaggi, le compagini della ‘ndrangheta possono contare di basi logistiche in Guyana, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Brasile e Venezuela, ove potrebbero aumentare i transiti di droga a causa dei maggiori controlli e delle pressioni della Comunità Internazionale esercitate nei confronti di Colombia, Bolivia e Perù. La rotta ovest – africana verrebbe oggi impegnata anche per veicolare la cocaina verso il mercato statunitense, al fine di eludere i serrati controlli in mare, specialmente nel Mar dei Caraibi, posti in essere proprio dalla Comunità internazionale”.
«Non va, infine, trascurata la circostanza che dalla smobilitazione delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) – si fa notare nella relazione – potrebbe derivare una massiccia immissione sul mercato della cocaina attualmente custodita nei depositi delle Farc., con conseguente crollo dei prezzi dello stupefacente. Ciò potrebbe indurre le organizzazioni criminali e, in particolare, la ‘ndrangheta, a rafforzare la propria presenza in territorio colombiano per intensificare i rifornimenti di cocaina».

AFRICA «I Paesi africani – è la conclusione della relazione sugli esteri – avrebbero una valenza strategica nei traffici internazionali di stupefacenti gestiti dalla ‘ndrangheta, specie sulla c.d. rotta atlantica, in quanto garantirebbero la creazione di punti di stoccaggio per movimentare i carichi di droga dal continente americano verso i Paesi europei. Non si escludono possibili interessi di soggetti contigui alle cosche per riciclare, anche in Africa, i proventi illeciti del narcotraffico».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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