Quinta bocciatura per il dipartimento dell'Editoria
Non capita spesso che il Tar del Lazio assuma una decisione in procedura d’urgenza in agosto. Forse in questo confidavano quanti, al dipartimento Editoria della Presidenza del Consigli dei ministri…
Non capita spesso che il Tar del Lazio assuma una decisione in procedura d’urgenza in agosto. Forse in questo confidavano quanti, al dipartimento Editoria della Presidenza del Consigli dei ministri, hanno tentato per l’ennesima volta di non riconoscere a Il Velino/AGV il diritto al rinnovo del contratto per la fornitura dei servizi giornalisti di agenzia allo Stato italiano.
Invece non è andata così: oggi, per la quinta volta, la Giustizia amministrativa ha ritenuto fondate le nostre ragioni per come esposte da una caparbia, motivata e inappuntabile attività giuridica messa in campo dal professor Federico Tedeschini e dall’avvocato Gianmaria Covino.
E’ di oggi, infatti, la decisione della Prima sezione del Tar del Lazio che “accoglie la domanda cautelare urgente, e per l’effetto sospende l’efficacia dei provvedimenti impugnati con atto di motivi aggiunti”. In soldoni, viene imposto al dipartimento per l’Editoria e direttamente al sottosegretario, Luca Lotti, che ne ha la responsabilità diretta per delega del presidente del Consiglio dei ministri, di firmare i contratti relativi al primo e al secondo semestre 2016, così come del resto è stato fatto con le altre agenzie.
Una telenovela lunga ormai quasi due anni, quella che vede impegnato il dipartimento dell’Editoria contro questa testata. Sembrava che gli ultimi incontri tenutisi a Palazzo Chigi con il responsabile della struttura a ciò delegato dal sottosegretario Luca Lotti, avessero definitivamente chiuso un contenzioso inspiegato ed inspiegabile. L’editore, accompagnato in tali incontri dal direttore editoriale, aveva operato in modo d’agevolare una intesa rinunciando anche a diritti pregressi. Invece qualcuno ha ritenuto di persistere sulla strada maestra… del torto.
Prima ha provato cambiando in corso di gara le regole del gioco, rimediando sonore sconfitte davanti al Consiglio di Stato e vedendosi costretto a rimettere in gara chi era stato illecitamente escluso (a proposito chi pagherà per il danno erariale e per i danni civili provocati da una tale dissennata persecuzione?). Adesso inventandosi una revoca dei contratti, ob torto collo firmati, sulla supposta infedele autocertificazione fornita dall’editore, in ossequio alle norme appena introdotte dal nuovo codice degli appalti.
Risultato: un contenzioso e una nuova solenne bocciatura dell’operato dei funzionari e dei dirigenti del dipartimento Editoria ad opera del Tar. Eppure tanto era bastato anche a Stampa romana per fornire una parziale, incompleta e fuorviante lettura della decisione del dipartimento Editoria, quasi che l’obiettivo del sindacato non fosse la difesa della libertà e della pluralità dell’informazione, bensì l’affossamento delle giuste ragioni di un editore che anche in momenti di crisi ha operato in modo da salvaguardare gli interessi dell’azienda e di chi ci lavora dentro.
Ecco spiegate le ragioni per le quali il nuovo pronunciamento del Tar, in via cautelare ed urgente, non solo riconcilia con il diritto (che nessun manager montano, alpestre, lacustre o …marino che sia potrà mettere in discussione), ma ristora anche l’onorabilità di un editore pulito, corretto, incensurato. Cosa che risulta assai difficile riscontrare nelle stanze del potere, politico e burocratico, attuale.
Per non dar corso ai contratti firmati, il dipartimento retto dal sottosegretario Lotti si è spinto fino al sostenere che quei contratti erano da annullare: l’Editore del Velino ha attestato falsamente di avere regolarmente pagato tasse, tributi, trattenute fiscali e quant’altro gli era prescritto. A sostegno di questa “infedeltà” si pone una striminzita segnalazione dell’Agenzia delle Entrate che sostiene, a fronte di bilanci per circa tre milioni di euro, l’esistenza di una cartella non pagata di circa 120mila euro.
Cosa impone il Codice degli appalti come requisito per stipulare contrati con la Pubblica amministrazione: il contraente deve dichiarare di non avere a carico “violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi di pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti”.
L’Agenzia delle entrate segnala, invece, che esiste una cartella, contestata dall’Editore, per circa 126mila euro. Non spiega però che non trattasi di “imposte e tasse”, bensì di interessi e multe per ritardato pagamento che l’Editore non oggi ma già all’epoca (2013) ha contestato e sulle quali, in ogni caso, mai è intervenuto alcun “definitivo accertamento” restando pendente il contenzioso.
Ciò non di meno, come capita spesso agli italiani vessati dal metodo mafioso, si preferisce pagare anche avendo ragione, con riserva di riavere il maltolto all’esito del contenzioso instaurato davanti alla competente Commissione Tributaria.
Si tenga presente che davanti alla ferma, pronta e risoluta reazione dell’Editore, l’Agenzia delle entrate è corsa ai ripari lasciando intravedere un uso strumentale da parte del dipartimento Editoria della propria secca segnalazione. Scrive, infatti, l’Agenzia delle entrate di essersi limitata a segnalare l’esistenza di un “carico pendente” ma che la valutazione di detto “carico pendente”, quindi anche la sua gravità in relazione all’entità della somma e al fatto che non trattasi di definitivo accertamento vengono rimessi all’appaltante, “Tenuto conto che la valutazione della sussistenza del requisito della regolarità fiscale spetta, comunque, alla stazione appaltante”. Nella lettera detto passaggio è sottolineato per essere messo ancor più in evidenza. Insomma, compreso che qualcuno intende utilizzare la sua segnalazione per colpire e affondare chi gli sta antipatico, l’Agenzia delle entrate si chiama fuori e sottolinea: non è compito nostro valutare se mantenere o rescindere il contratto in parola.
La prudente precisazione dell’Agenzia delle entrate, in uno con il capitolare dell’Editore davanti alle ingiuste pretese della stessa, avrebbero dovuto suggerire al dipartimento di non osare oltre. Invece la precisazione dell’Agenzia viene semplicemente ignorata. Aver avuto, per la quinta volta, il riconoscimento delle nostre ragioni e, per contro, delle iniquità patite, non modifica tuttavia la posizione sempre assunta dall’Editore che resta di apertura a ogni indicazione del dipartimento che vada in direzione di una più qualificata e completa offerta informativa. Parimenti si riserva ogni ulteriore iniziativa a difesa degli interessi generali e particolari connessi con il ruolo che l’informazione primaria è chiamata a svolgere, in un paese realmente democratico e in uno stato di diritto.
In questa direzione l’Editore ha già assunto iniziative idonee a coinvolgere i vertici nazionali della Federazione nazionale della stampa, ai quali è stata trasmessa in copia originale tutta la documentazione relativa all’estenuante contenzioso in atto con il dipartimento dell’Editoria.
Analogamente si provvederà a trasmettere copia di detta documentazione a tutti i gruppi parlamentari e a tutti i ministri componenti il Gabinetto Renzi, nonché a quelle istituzioni che, per il ruolo affidato loro dalla Costituzione, hanno interesse ad avere una diretta cognizione dei fatti perchè ne traggano, in assoluta autonomia, ogni utile conclusione.
Probabilmente se un torto ha avuto la nostra Agenzia, è proprio quello di essersi limitata a far valere le sue ragioni nelle sedi dove si esercita il diritto e si applicano le leggi, trascurando ogni altro interlocutore.
Il Velino
