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Le nuove regole che spaventano i sindaci

Tanti i sindaci alla prima esperienza amministrativa tra quelli eletti negli 88 comuni calabresi andati al voto. Avranno tanto da fare, specie se «nudi e crudi» in materia di politica di bilancio.G…

Pubblicato il: 09/08/2016 – 13:01
Le nuove regole che spaventano i sindaci

Tanti i sindaci alla prima esperienza amministrativa tra quelli eletti negli 88 comuni calabresi andati al voto. Avranno tanto da fare, specie se «nudi e crudi» in materia di politica di bilancio.
Gli anni appena trascorsi sono stati, infatti, pieni zeppi di novità quasi sempre generatrici di problemi, spesso mal digeriti dai predecessori e quindi messi da parte, i cui effetti arriveranno naturalmente sulle scrivanie dei primi cittadini di oggi.
Le novità hanno riguardato:
a) la neodisciplina dei controlli interni ed esterni, che hanno rispettivamente imposto il cambio di marcia della macchina comunale e la sua sottoposizione, costante e routinaria, alla vigilanza della Corte dei conti;
b) l’introduzione del cosiddetto predissesto cui sono stati in tantissimi a ricorrere. Tra questi, in molti senza speranza, se non quella di evitare il dissesto, che si badi bene è sancito come obbligatorio, in presenza dei presupposti, al fine di tutelare gli interessi della collettività vilipesi dalla precarietà assoluta dei conti municipali;
c) il sopravvenuto concorso obbligatorio degli enti locali all’equilibrio di bilancio consolidato dello Stato;
d) l’erogazione per milioni di euro di anticipazioni di liquidità a cura della Cassa Depositi e Prestiti per saldare i creditori iscritti nei bilanci comunali a tutto il 31 dicembre 2014, da dovere restituire nell’arco di un trentennio.

Dall’altra parte, i problemi connessi: 1) alla inadeguatezza di base dell’anzidetta macchina comunale ad ossequiare i neoadempimenti e a sopportare i nuovi oneri procedurali derivanti dall’instaurazione della rete dei controlli, sia interni che esterni; 2) all’enorme difficoltà di adempiere agli step programmati nel piano di rientro di cui allo spesso improvvido ricorso alle procedure di riequilibrio, nella speranza che poi ci fosse il solito Stato a salvare «capre e cavoli»; 3) alla sopportazione degli oneri restitutori (le rate costanti) delle anticipazioni godute dall’apposito Fondo di rotazione, di cui all’art. 243-ter del Testo unico per gli enti locali, e dalla Cassa depositi e prestiti; 4) agli obblighi derivanti dall’armonizzazione delle contabilità e dei bilanci che ha obbligato tutti a scoprire le verità celate tra i residui attivi relativamente agli ingenti crediti inesistenti, conservati lì per truccare costantemente i conti; 5) ai debiti fuori bilancio da fare necessariamente emergere, cui dovere dare copertura con le risorse disponibili.
A tutto questo si aggiungerà la necessità di carburare al meglio l’attività comunale per fornire la migliore perfomance amministrativa ai cittadini ma anche per risolvere la più grande delle difficoltà che affligge il “tesoro” municipale. Il cancro dei bilanci è rappresentato dall’accertamento e dalla (non) riscossione dei tributi, che si sono contraddistinti per avere conseguito percentuali di entrata infinitesimali. Occorre riparare a tutto questo rendendo l’accertamento attento e la riscossione severa, nell’ottica di far pagare meno alla collettività attraverso un’imposizione oggettivamente universale, spesso elusa dai decisori stessi perché ritenuta, sgradevolmente, causa di contrazione del consenso politico.
Insomma, ci sarà un bel da fare per i nuovi sindaci che avranno l’obbligo di cominciare bene il loro mandato. Ma anche per quelli vecchi che avranno modo per migliorare ciò che hanno per anni disatteso, in modo tale da non cadere nelle grinfie della responsabilità contabile e non solo.

* avvocato e dottore di ricerca Unical

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