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Nessun colpevole per la “primavera di sangue” di Oppido Mamertina

REGGIO CALABRIA Rimane senza colpevoli la primavera di sangue di Oppido Mamertina, il piccolo centro della piana di Gioia Tauro teatro di cinque omicidi fra il maggio e il marzo del 2012. La Corte …

Pubblicato il: 30/09/2016 – 16:15
Nessun colpevole per la “primavera di sangue” di Oppido Mamertina

REGGIO CALABRIA Rimane senza colpevoli la primavera di sangue di Oppido Mamertina, il piccolo centro della piana di Gioia Tauro teatro di cinque omicidi fra il maggio e il marzo del 2012. La Corte d’Assise di Palmi ha assolto dall’accusa di omicidio Giuseppe Ferraro, Rocco Mazzagatti, Pasquale Rustico, Domenico Scarfone e Simone Pepe, tutti accusati a vario titolo di aver ucciso Francesco Raccosta, Carmine Putrino, Vincenzo Ferraro e Vincenzo Raccosta. Per tutti loro, il pm Giulia Pantano aveva chiesto la pena dell’ergastolo, ma la Corte non ha ritenuto sufficientemente fondata l’accusa. Per questo motivo, esce assolto da ogni accusa Giuseppe Ferraro, difeso dall’avvocato Siclari, mentre tutti gli altri incassano condanne solo per gli altri reati loro contestati.

CONDANNE E ASSOLUZIONI È di 20 anni di carcere la condanna inflitta a Rocco Mazzagatti, difeso dagli avvocati Stajano e Infantino, mentre è di 16 quella decisa per Domenico Polimeni, assistito dai legali Stajano e Freno. Quindici anni rimedia il giovanissimo Simone Pepe, assistito dagli avvocati D’Ascola e D’Acuto, mentre è di 13 anni e 4 mesi la pena decisa per Pasquale Rustico, assistito dagli avvocati Giunta e Veneto. Infine, i giudici hanno stabilito una pena di 10 anni di reclusione per Leone Rustico, assistito dai legali Veneto e Pignataro e Domenico Scarfone, difeso dagli avvocati D’Ascola e D’Acunto. La Corte d’Assise ha invece assolto da tutte le accuse Valerio Pepe, Silvana Atteni e Rocco Ruffa.

L’INCHIESTA È questa la decisione che chiude il primo grado del procedimento Erinni, scaturita dall’omonima indagine partita per stringere il cerchio attorno ai latitanti dei clan della zona, riuscita però a fare luce sulle dinamiche criminali di Oppido, stretta fra le rivalità mai sopite fra i clan Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e Ferraro-Raccosta. ‘Ndrine sospese fra un passato di ferocia tribale e un futuro dominato dalla spregiudicatezza imprenditoriale. Dalle carte dell’inchiesta, i clan appaiono infatti in grado di investire e puntare sul mattone lontano dalla Calabria, approfittando del sistema delle aste giudiziarie per appropriarsi di immobili, attività commerciali e imprese, ma anche di sparare e uccidere per gestire i rapporti criminali sul territorio, viziati da rivalità e conflitti mai sopiti.

L’OMICIDIO BONARRIGO Contrasti che tracimano in una nuova stagione di sangue fra marzo e maggio del 2012. Cinque mesi durante i quali cadono, uno dopo l’altro, Domenico Bonarrigo, freddato il 3 marzo, Vincenzo Ferraro, ucciso il 13 marzo, Francesco Raccosta e il cognato Carmine Putrino, scomparsi il 13 marzo ed eliminati nel pomeriggio dello stesso giorno, e Vincenzo Raccosta, ammazzato il 10 maggio. Per gli inquirenti – si legge nell’ordinanza – «non si trattava però di una vera e propria faida, ma di una fibrillazione registrata all’interno della locale di Oppido Mamertina da parte di una cosca, quella Ferraro-Raccosta, immediatamente sopita da parte del gruppo ‘ndranghetista egemone, quello facente capo ai Mazzagatti, intenzionato a non abdicare il proprio maggiore potere mafioso conquistato negli anni della guerra».

MATRIMONIO PACIFICATORE Una fibrillazione che rompe quei tre anni di pace che lo storico matrimonio fra i rampolli dei due clan, Francesco Raccosta e Giuseppina Mazzagatti, aveva inaugurato. Il tentativo di espansione criminale dei Ferraro-Raccosta, firmato con continui furti, danneggiamenti ed estorsioni, innesca la reazione di Domenico Bonarrigo, detto “Mimmazzo”, elemento di spicco del clan avversario, che avrebbe per questo pagato con la vita. Una vendetta che gli inquirenti hanno tentato di ricostruire soprattutto ascoltando le lunghe e compromettenti chiacchierate di Simone Pepe, giovanissimo figliastro di “Mimmazzo”. Ascoltandolo, inquirenti e investigatori non hanno avuto difficoltà a ricollegarlo a diversi delitti, inclusa la scomparsa di Francesco Raccosta e del cognato Carmine Putrino, secondo le ipotesi degli inquirenti, percossi violentemente quindi dati in pasto ai maiali. Allo stesso modo, grazie alle chiacchierate di Simone Pepe, la Dda era certa di aver individuato in Giuseppe Ferraro, Rocco Mazzagatti, Pasquale Rustico, Domenico Scarfone. Ma la Corte, al termine di un dibattimento lungo, complesso e combattuto, non è stata dello stesso avviso.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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