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Appalti, le tangenti lombarde in mano alla 'ndrangheta

MILANO La presunta associazione per delinquere smantellata oggi nell’ambito dell’inchiesta milanese con al centro l’acquisizione di subappalti di opere pubbliche in Lombardia, sarebbe stata formata…

Pubblicato il: 03/10/2016 – 13:11
Appalti, le tangenti lombarde in mano alla 'ndrangheta

MILANO La presunta associazione per delinquere smantellata oggi nell’ambito dell’inchiesta milanese con al centro l’acquisizione di subappalti di opere pubbliche in Lombardia, sarebbe stata formata da «imprenditori bergamaschi e calabresi», alcuni dei quali «aventi contiguità a un contesto criminale di ‘ndrangheta». È quanto emerge dagli atti dell’indagine, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e dal pm Bruna Albertini, che ha portato in carcere, tra gli altri, Davide Lonardoni, 45 anni di Varese, dirigente di NordIng, società del gruppo Ferrovie Nord Milano. Tra le 11 persone finite in carcere (per tre, invece, sono stati disposti i domiciliari) c’è anche Pierino Zanga, imprenditore bergamasco, «formalmente mero dipendente all’interno delle varie società, ma di fatto “dominus” di un circuito di società aggiudicatrici dei vari subappalti per la realizzazione di opere pubbliche».
La custodia cautelare in carcere è stata disposta anche per Salvatore Piccoli, imprenditore nato a Catanzaro, per le due presunte “teste di legno”, Pierluigi Antonioli e Giuseppe Colelli, per l’imprenditore bergamasco Venturino Austoni, e poi ancora per Antonio Stefano e Graziano Macrì, ritenuti dagli investigatori vicini a clan della ‘ndrangheta. E poi ancora per l’imprenditore Giuseppe Gentile, originario di Reggio Calabria, per il commercialista Giuseppe Tarantini e Alessandro Raineri, presunto “faccendiere bresciano” accusato anche di diversi episodi di millantato credito. Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti il dipendente della NordIng, Massimo Martinelli, Gianluca Binato, dipendente di della società “Itinera”, e l’imprenditore Livio Peloso. Secondo le indagini, le «condotte corruttive» sarebbero consistite nella «concessione, a favore di dirigenti e responsabili di cantiere di importanti società appaltatrici di dazioni in denaro, beni e utilità varie» per ottenere «agevolazioni» nell’aggiudicazione dei lavori. La Gdf ha anche accertato «violazioni penal-tributarie», tra fatture false e «indebite compensazioni per crediti inesistenti», per «oltre 20 milioni di euro» dal 2010 in poi. Il Tribunale ha dichiarato il fallimento di tre delle società coinvolte nell’inchiesta.

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