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«Vi racconto la notte dell'Oragate»

COSENZA La notte in cui si bloccarono le rotative che stampavano il quotidiano “L’Ora della Calabria” è stata ricostruita in aula dall’ex direttore del giornale Luciano Regolo, nel corso di un’udie…

Pubblicato il: 03/10/2016 – 14:24
«Vi racconto la notte dell'Oragate»

COSENZA La notte in cui si bloccarono le rotative che stampavano il quotidiano “L’Ora della Calabria” è stata ricostruita in aula dall’ex direttore del giornale Luciano Regolo, nel corso di un’udienza del processo a carico di Umberto De Rose, accusato di tentata violenza privata nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata uscita del quotidiano. Secondo l’accusa, la pubblicazione sarebbe stata bloccata per evitare che venisse resa nota la notizia di un’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del sottosegretario Antonio.
Regolo (che si è costituito parte civile) ha raccontato in udienza che cosa accadde: «Il 19 febbraio del 2014 il quotidiano “L’Ora della Calabria” non arrivò nelle edicole. La notte del 18 febbraio ero in redazione dopo aver chiuso il numero e verso mezzanotte stavo andando via assieme al collega Antonio Alizzi. A un certo punto si avvicinò l’editore Alfredo Citrigno che ci invitò per una pizza. Alizzi rifiutò l’invito e io accettai e andai in macchina con Alfredo che mi raccontò di aver ricevuto molte telefonate per non pubblicare una notizia su una inchiesta che riguardava il figlio del senatore Gentile che non doveva essere pubblicata perché Gentile sarebbe diventato da lì a poco sottosegretario. Io mi rifiutai: ho assistito in macchina alla telefonata con Umberto De Rose per togliere quella notizia. Notizia che era stata già pubblicata sul sito web del giornale e sul sito “Il Corriere della Calabria”. Tra l’altro, si trattava di una notizia di cronaca: il figlio di Gentile era iscritto nel registro degli indagati. Poi è stato prosciolto».
Regolo registrò quella telefonata (il famoso colloquio in cui De Rose disse «il cinghiale quando è ferito ammazza tutti») «perché – ha spiegato rispondendo al giudice Manuela Gallo – ho notato che Alfredo Citrigno era spaventato e perché pensavo che mi potesse servire una prova del tentativo di farmi non pubblicare la notizia. Quella telefonata è stata scioccante». Regolo sentì Alfredo Citrigno l’ultima volta dopo l’una di notte: «Parlammo di questa vicenda nella convinzione, però, che il giornale uscisse».
Rispondendo a una domanda dell’avvocato Franco Sammarco (difensore di De Rose assieme al collega Marco Amantea) Regolo ha precisato di non sapere i rapporti che c’erano, all’epoca, tra De Rose e la famiglia Citrigno e di venire a «conoscenza delle pressioni nell’incontro notturno con Alfredo Citrigno quando – ha ribadito – mi ha fatto vedere anche alcuni messaggi ricevuti. Non ho mai parlato con Andrea Gentile. Alfredo Citrigno mi ha detto di essere stato contattato da Andrea Gentile e mi ha mostrato i suoi messaggi. Successivamente sono venuto a conoscenza che De Rose, in un biennio, era creditore di circa 900mila euro dalla società editoriale».
Dopo Regolo, è stato ascoltato Alfredo Citrigno che, all’epoca dei fatti, era l’editore della testata. «Con De Rose – ha spiegato Citrigno al pm Domenico Frascino – c’erano sia rapporti professionali – perché era lo stampatore del giornale – che amichevoli. Mai avuto alcun problema con lui. Quell’occasione fu la prima volta in cui mi chiedeva di “stare attento” su una notizia: non era mai successo prima. Sin dalle prime telefonate io ho detto a Umberto De Rose di non chiedermi questa cosa che non potevo e non volevo fare. Prima che Andrea Gentile mi chiamasse non sapevo nemmeno se ci fosse davvero un suo interessamento. Con lui siamo cresciuti insieme, poi i rapporti si erano raffreddati. Per questo motivo decisi di sentirlo. Ma Andrea Gentile al mio rifiuto rispose così: “Siamo grandi e vaccinati ognuno fa le sue scelte. Auguro ogni bene a te e a tuo padre”». Quella fu l’unica telefonata con Andrea Gentile.
Invece De Rose gli telefonò più volte e gli disse che dal momento che Tonino Gentile sarebbe diventato sottosegretario «conveniva tenerseli amici». «Il giorno dopo – è ancora il racconto di Citrigno – il giornale non è uscito e mi è stato spiegato che non era uscito per un guasto alla stampa. Io non avevo titolo per interferire nella realizzazione del giornale e non lo ho mai fatto».
Citrigno ha spiegato anche la situazione debitoria che c’era con De Rose. Rispondendo alle domande dell’avvocato Sammarco, l’ex editore ha precisato che De Rose comunque non ha avuto un «atteggiamento minatorio e aggressivo» nei suoi confronti. E che «con la famiglia Gentile, in quel momento, non c’erano buoni rapporti. Per questo – ha aggiunto – volevo accertarmi se dietro la richiesta di De Rose ci fosse un reale interessamento dei Gentile perché temevo che ci potessero essere ripercussioni negative. Ma anche se ci fossero state non avrei cambiato idea». Citrigno ha precisato che non si è costituito parte civile nel processo proprio per i rapporti di amicizia con De Rose. E ha confermato: «C’era un debito con lo stampatore da circa un anno e mezzo ma De Rose, al di là dei rapporti amichevoli, continuava a stampare perché credeva nell’attività imprenditoriale. In passato ci sono stati guasti alle rotative di De Rose che sono stati risolti a volte in un giorno, a volte in pochi giorni».
Il pubblico ministero ha chiesto l’acquisizione della copia dello scambio di sms tra Alfredo Citrigno e Umberto De Rose. Il processo è stato aggiornato al prossimo 16 gennaio per ascoltare altri testimoni dell’accusa.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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