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Una costituente per Catanzaro

Può Catanzaro uscire dall’impasse in cui si trova? Probabilmente una terapia esiste, ma bisognerà valutare quanta volontà c’è per intervenire. Tutto dipende se i partiti, tutti, nessuno escluso, in…

Pubblicato il: 10/10/2016 – 8:42

Può Catanzaro uscire dall’impasse in cui si trova? Probabilmente una terapia esiste, ma bisognerà valutare quanta volontà c’è per intervenire. Tutto dipende se i partiti, tutti, nessuno escluso, intendono sposare una iniziativa coraggiosa per dare vita a una sorta di costituente, a una giunta di “salute pubblica” capeggiata da un “garante” (il sindaco) espressione della società civile in grado di portare avanti un programma snello, pieno di contenuti, che avvii una crescita vera non più fatta di parole vuote e di prese per i fondelli.
Le prossime elezioni comunali rappresentano, infatti, l’ultima spiaggia per una popolazione di quasi centomila abitanti che chiede di essere governata con l’intento di arginare il baratro che si è aperto e che può inghiottire definitivamente la città dopo le ruberie di cui è stata vittima negli ultimi anni, a cominciare dal dover cedere parte del territorio per consentire di ridisegnare due nuove province. La prossima sarà per i partiti l’ultima occasione utile per uscire dall’equivoco e dimostrare con i fatti quanto e come si vogliono spendere per riportare in vita questo comprensorio. Non vi sono altre vie d’uscita per la politica che finora ha solo attinto a piene mani il consenso dei catanzaresi senza aver dato nulla in cambio. Ne è la prova il disinteresse che c’è verso i partiti: su Corso Mazzini, ai “Giardini” di San Leonardo, allo Stadio, a Lido, ma anche per le “rughe” da tempo non si parla più di destra, di sinistra e di centro. E non è il voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà, è proprio un senso di rigetto generalizzato verso quell’ambiente.
La responsabilità di tanto sfasciume è nota, riguarda le amministrazioni comunali, gli assessori e i sindaci che si sono succeduti che, evidentemente, hanno perduto il carisma nell’elettorato tanto da non essere ritenuti più una guida per la città dai catanzaresi che vedono sempre più abbandonati settori vitali come l’arredo urbano, la disciplina del commercio ambulante, la pulizia delle strade, il taglio delle erbacce lungo i marciapiedi, la raccolta dei rifiuti, il ripristino e il funzionamento del Corpo di vigili urbani che è pressoché inesistente, il caso delle spese di rappresentanza a Palazzo De Nobili salito alla ribalta di recente. Il depauperamento di tutto questo, ma anche di altri settori, fa sì che i cittadini si allontanino dai partiti politici e così si spiega anche l’ingrossamento del partito del non voto.
Catanzaro, la sua storia, la sua cultura, rifiutano queste logiche; ecco perché si ribella e chiede di essere aiutata a riprendere il cammino per contrastare la crisi che l’attanaglia evitando di naufragare oltre, verso il baratro.
Ci si rende conto che le difficoltà sono aumentate con l’avvento dei partiti personali quando, non molti anni fa, il sistema politico si è avviato verso la trasformazione in aggregazioni di soci, quando i partiti si sono scrollati di dosso la caratteristica di essere governati dagli elettori con l’aggravante che, constatata l’impossibilità di ricostruirsi secondo i canoni storici, hanno temuto l’insidia dell’ulteriore possibile trasformazione in partiti di “notabili”, cioè in organizzazioni che perseguono il potere in un’ottica personale mascherata di socialità.
Stante, dunque, l’evolvere dei cosiddetti partiti chiusi, riconoscere ad altri la capacità di gestire il territorio è assai improbabile considerato che ciascuno ritiene di avere nel suo “dna” le condizioni per farlo e di farlo meglio.
Eppure non è tutto oro ciò che luccica; basta addentrarsi in una analisi sulla qualità che appare fin troppo evidente, nonostante la benevolenza di cui siamo capaci, quanto sia precaria in alcuni esponenti a causa anche della mancanza di una valutazione delle precondizioni per l’inserimento nelle liste elettorali. Una situazione che si è andata aggravando con il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. I requisiti, il più delle volte, carenti al punto da non offrire garanzie di efficienza. Tanto da ribadire che per essere dei buoni amministratori non sempre è sufficiente solo l’onestà, ma sono necessarie competenze e capacità di attuazione per determinare scelte tali da condizionare in meglio il modo di vivere della collettività che si rappresenta.
E’ sotto gli occhi di tutti che la città di Catanzaro è da tempo coinvolta in un sistema di oscurantismo dovuto proprio alla mancanza di idee qualificanti che ci fanno subire gli effetti di iniziative effimere fatte giusto per dimostrare che qualcosa si muove e che l’organizzazione esiste. Azioni paravento adottate per nascondere il condizionamento di quei “poteri” che comandano realmente la città. Mancano i progetti seri, quelli che hanno la capacità di incidere profondamente nel sistema, che possono rivalutare il territorio e dare ad esso, alle famiglie, ai giovani, un futuro di certezze fondamentali per raggiungere obiettivi di crescita reale.
Ecco perché si chiede che la politica faccia una riflessione seria e profonda; che compia, se ce ne fosse bisogno, anche un passo indietro ben sapendo che per alcuni si tratterebbe di rinunciare al vero motivo del loro “impegno” politico.
Avranno la capacità e la forza di invertire la rotta e di tramutare in atti sostanziali un simile progetto? Saranno all’altezza di comprendere la portata della proposta e farla propria? Oppure si lasceranno condizionare dal solito, unico, obiettivo di preferire lo scontro elettorale per accaparrarsi l’effimero pennacchio? Saremo seduti sull’argine del fiume e aspetteremo…

*Giornalista

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