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«Devi riciclare denaro? Vai da Dominique»

REGGIO CALABRIA Professione? Riciclatore di riferimento della ‘ndrangheta reggina. È iniziata così la carriera di Dominique Suraci come consulente finanziario preferito dei clan di Archi e dei loro…

Pubblicato il: 11/10/2016 – 16:51
«Devi riciclare denaro? Vai da Dominique»

REGGIO CALABRIA Professione? Riciclatore di riferimento della ‘ndrangheta reggina. È iniziata così la carriera di Dominique Suraci come consulente finanziario preferito dei clan di Archi e dei loro accoliti. A raccontarlo al pm Stefano Musolino è il pentito Mario Gennaro, ragazzotto cresciuto tra Archi e San Brunello sotto l’ala di Franco Benestare, poi catapultato alla testa del colosso delle scommesse Betuniq.

LA RAPINA Un “traguardo” raggiunto solo dopo tanta gavetta criminale, iniziata come portaordini e passata anche dalle rapine. Dopo quella del ’97, Gennaro ha un problema: rendere utilizzabili i soldi sottratti. Insieme ai compari che lo avevano aiutato nel colpo, il pentito ha ripulito parte del denaro rubato giocando al casinò di Montecarlo, ma si trattava solo di una parte residuale del bottino. Per il resto, spiega «c’erano dei soldi che erano seriali della rapina, in serie, imbustati, tutti nuovi, che puzzavano della madonna». In sintesi, inutilizzabili. Pena, una segnalazione immediata e l’inevitabile arresto.

«CHIEDI A DOMINIQUE» Per questo, per ripulire gli oltre 900 milioni rubati nel corso della rapina, l’allora giovane Gennaro si rivolge al suo mentore criminale, Franco Benestare, il quale – racconta il pentito – «mi disse: “Parlane con Mario, vedi se Mario”, comunque per fargliela breve, Mario mi indicò di parlare con Dominique». All’epoca, quello che negli anni Duemila sarebbe diventato al contempo assessore del sindaco Scopelliti e “re dei supermercati” a Reggio Calabria, si occupava ancora di trasporti. Per questo, spiega Gennaro, «quando andavi da Dominique, andavi direttamente al deposito che lui aveva sull’autostrada dove aveva ‘sti camion». E lui ci era andato con un intento preciso.

ASSETATO DI CONTANTI «Sapevo che potevo andare da ‘sto Dominique e probabilmente, si poteva occupare di aiutarmi in questa cosa, cosa che fece». Il collaboratore ricorda perfettamente quell’incontro. «Andai lì, gli dissi che avevo ‘sta necessità che avevo ‘sti soldi, sinceramente in quel momento non ci soffermammo sul… se sono della rapina o se erano di altre cose, vi dico la verità, non è che… non mi fece domande, no anche perché forse era assetato lui di soldi contanti, quindi non gliene fotteva niente».

NESSUN PROBLEMA Ovviamente, per accedere a questo genere di “servizi”, Gennaro si era dovuto presentare. «lo – spiega al pm Stefano Musolino – gli dissi che avevo parlato con Mario, che avevo questa necessità, se lui mi poteva dare una mano e lui mi disse qual era la necessità, gli spiegai che dovevo cambiare, che avevo questi soldi, che avevo bisogno di monetizzarli non è che avevo urgenza, insomma, se lui aveva modo di. .. “e che problemi ci sono”, disse». Lui – spiega il pentito – «sapeva delle mie amicizie con Franco Benestare lo sapeva al 100%». Ma a quanto pare non importava. Per Suraci, l’unico problema sarebbe stato individuare il metodo migliore per restituire quel denaro. Ma anche quella difficoltà viene rapidamente superata.

IL GIRO DI ASSEGNI Non a caso, il pentito racconta che «inizialmente io gli diedi 300 milioni io a Dominique di questi soldi, mi fece degli assegni lui nella Banca commerciale, che io mi feci cambiare tramite Abramo, quindi diciamo che ‘sti soldi Ii ritornava, perché lui era in ottimi rapporti co ‘sto Francesco Abramo, Dominique ecco perché… ‘sti soldi mi ritornavano tramite ‘sto Francesco Abramo». Al posto dei contanti, Suraci emette una serie di assegni, intestati ad Abramo, il quale si sarebbe occupato di restituirli in contanti a Gennaro. «Da 20 milioni mi ricordo che erano, non so se allora ci fosse una legge antiriciclaggio», emessi a distanza di due-tre giorni l’uno dall’altro e tutti della banca commericiale, ricorda il pentito.

I FAVORI NON SI PAGANO Come facesse Suraci a versare contanti “sporchi” sul conto di Abramo o con che metodo li ripulisse, il collaboratore non lo sa dire. Ma di certo sa che quel “servizio” gli è stato molto utile. Anche perché non gli è costato nulla, neanche una percentuale sui soldi “lavati”. Suraci – mette a verbale – non ha voluto nulla in cambio, «praticamente lui era contento perché si poteva giostrare, come si dice questi soldi». Anche per questo motivo, da allora il rapporto fra Gennaro e l’ex assessore si fa più stretto e continuo, esattamente nel periodo in cui nasce la Vally, catena di supermercati che nascondeva un vero e proprio labirinto finanziario grazie al quale i clan reggini per anni hanno macinato utili.

LA LAVATRICE VALLY Come ogni cartiera, la Vally aveva bisogno di liquidi. Ecco perché Gennaro e Suraci iniziano subito a collaborare. Parte dei soldi di quella famosa rapina, sono finiti anche nella “lavatrice” Vally, «sempre tramite lui, ma ne ho fatte diverse di operazioni al Vally tramite lui, perché andavo addirittura a depositarglieli io questi soldi sui conti correnti della Vally, per esempio mi ricordo all’Antonveneta di Villa San Giovanni, per farvi capire, avevo il conto della Vally, io andavo con Dominique, portavo ‘sti soldi, poi loro me li restituivano dagli incassi perché la Vally aveva anche in quel momento necessità di liquidità, quindi lo facevo un favore a loro e loro facevano un favore a me, lo sapevano tutti che io facevo ‘sti favori, quindi non è che lo sapeva solo Dominique».

L’AMICO PINO ALVARO I soci della Vally erano tutti uomini di Archi – spiega Gennaro – gente che sapeva perfettamente di che tipo di liquidità disponesse. Del resto, lui non era l’unico “erogatore di liquidità”. «Per esempio – ricorda – Pino Alvaro un po’ di soldi, li cambiò sempre tramite il Vally. Quando per esempio la sede del Vally era a Pentimele, là con Pino Alvaro ci siamo incontrati qualche volta che veniva là». Forse Gennaro non se ne rende conto, ma per lui quell’operazione di riciclaggio non era altro che un “favore” ad un amico in difficoltà: «Gli davamo una mano al Vally, non è che cambiavamo, gli davi una mano e poi te li prendevi dagli incassi perché comunque i Vally incassavano, voglio dire… quindi ho fatto diverse, diverse transazioni di questo genere allora con Dominique».

TUTTI SAPEVANO Transazioni di cui tutti gli altri soci erano a conoscenza. «Sapevano bene o male… solo uno scemo non sa di questi soldi che avevo io. A 21 anni dove li ho presi ‘sti soldi? Non è che me li ha lasciati mio nonno… voglio dire, poi io i Cotugno specialmente mi conoscevano, siamo cresciuti», dice chiaro il collaboratore, che sembra quasi ricordare con nostalgia quel periodo in cui Dominique Suraci lo aveva accolto alla sua corte. «ho avuto rapporti con Dominique anche viaggiavo con lui, mi ricordo lui che in quel periodo comprò il Ferrari, mi porto con lui a Roma, una volta mi portò a Caserta. A Caserta non mi ricordo se c’era la sede della Vally sinceramente in questo momento, mi ricordo che una volta mi portò dove comprava i camion, da un certo Lionetti o lonetti, una cosa del genere, insomma vah… mi portava anche se io ero ragazzino».

UN MODO SI TROVA Dopo per Gennaro è arrivato il mandato di cattura, la latitanza, l’arresto, la detenzione. Il rapporto con Suraci ha un brusco stop, per riprendere due anni dopo, non appena il pentito viene scarcerato. All’epoca, il “re dei supermercati” è già in politica, ma non esita a continuare con i medesimi traffici. Peccato che il meccanismo si sia inceppato. Gennaro denaro non ne ha più. Al pubblico ministero infatti rivela che «gran parte di ‘sti soldi di ‘sta rapina se li è pappati Abramo quando mi faceva ‘sta truffa a Montecarlo, quindi già io, quando mi arrestano nel’99 lo non ho, io non ne ho, cioè sono… i soldi già li avevo cambiati tutti insomma, però mi ero messo in affari con ‘sto Abramo che già mi aveva disossato». Ma un modo di dare una mano ad un amico si trova
sempre, anche perché – spiega il pentito – «avevo una bella attività, nel ’99, delle moto che lavoravo bene».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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