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MINACCE ALLA PM | Indagano ministero e Dda

ROMA Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto una indagine, affidandola all’ispettorato del Ministero, sulle gravi minacce e sugli insulti rivolti dal boss Pantaleone “Luni” Mancuso c…

Pubblicato il: 13/10/2016 – 15:38
MINACCE ALLA PM | Indagano ministero e Dda

ROMA Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto una indagine, affidandola all’ispettorato del Ministero, sulle gravi minacce e sugli insulti rivolti dal boss Pantaleone “Luni” Mancuso contro Marisa Manzini, procuratore aggiunto a Cosenza ma anche pubblico ministero nel processo a carico del clan Mancuso in corso davanti al Tribunale di Vibo Valentia.
Agli ispettori, il ministro ha chiesto di acquisire tutti gli atti e le registrazioni relativamente alle due ultime udienze, nel corso delle quali ha deposto il pentito Andrea Mantella, teatro delle gravi e indisturbate esternazioni di Pantaleone Mancuso, collegato in videoconferenza dal carcere de L’Aquila dove è ristretto.
Il ministro vuole capire bene se vi sono responsabilità disciplinari nella conduzione dell’udienza e le ragioni per le quali il boss ha potuto impunemente interferire nella trattazione del processo, ricorrendo a insulti e minacce pesantissime non solo nei confronti della pm Manzini ma anche di altri testimoni citati dalla pubblica accusa. Inoltre il ministro ha chiesto di accertare se attorno ai gravi episodi registratisi in udienza esistono informative o rapporti da parte del Tribunale di Vibo Valentia e della Polizia penitenziaria.

Il ministro ha saputo dalla stampa
Insomma, in via Arenula vogliono comprendere bene non solo come è possibile che fatti talmente gravi si siano verificati in un’aula di Tribunale e in una pubblica udienza, ma anche come sia possibile che il ministro ne venga a conoscenza non già attraverso i suoi uffici, bensì dalla cronaca del Corriere della Calabria.
In proposito va aggiunto che sia il servizio apparso sul nostro giornale online che quello pubblicato su Gazzetta del Sud e ripreso dal Corriere, sono stati acquisiti tra i primi atti dell’inchiesta disposta dal ministro Orlando.
Il ministro, inoltre, ha chiesto una dettagliata relazione sulle misure in atto adottate a protezione di Marisa Manzini e della sua famiglia, anche al fine di valutare l’eventuale necessità di un loro rafforzamento.

Indagini anche dalla Dda di Catanzaro
Sul piano giudiziario, invece, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha aperto una indagine per accertare responsabilità penali connesse alla sconcertante esibizione del boss Pantaleone Mancuso. In questa direzione ha disposto che vengano acquisite le registrazioni del dibattimento e richiesto una informativa alla polizia giudiziaria.
La gravità dell’accaduto è stata stigmatizzata dal procuratore distrettuale Nicola Gratteri, che già nell’immediatezza aveva avviato indagini preliminari. Nella mattinata, Gratteri ha avuto un lungo colloquio telefonico con il capo di gabinetto del ministro Orlando che lo ha contattato, su espresso mandato del ministro per ribadirgli la massima attenzione su quanto accade nel distretto di Catanzaro e la decisione di inviare ispettori a Vibo per verificare ogni responsabilità attorno alle gravi intimidazioni contro il pm Marisa Manzini. «Il ministro sa bene la battaglia che qui si sta combattendo. Non ci sorprende affatto -commenta Gratteri – il livore carico di minacce che nessuno intende sottovalutare, espresso dal Mancuso. La collega Manzini già in passato era finita nel mirino di quel clan per la determinazione e la professionalità con le quali ha condotto indagini per loro devastanti. È chiaro che essendo la collega Manzini parte offesa, quanto accaduto nell’aula del Tribunale di Vibo è di competenza dei colleghi della Procura distrettuale di Salerno, tuttavia esistono altri profili della vicenda meritevoli di approfondimento che restano di nostra competenza e sui quali stiamo lavorando e lavoreremo senza fare sconti a nessuno».

La solidarietà del procuratore Spagnuolo
Piena solidarietà a Marisa Manzini arriva anche dai suoi colleghi della Procura di Cosenza, dove da un anno è procuratore aggiunto. Se ne fa interprete il procuratore capo Mario Spagnolo: «Lei è un punto di riferimento certo per tutto il nostro ufficio. La conosco da quando insieme eravamo a Vibo, una vita in trincea, la sua, ma anche una testimonianza di grande correttezza professionale. Lo dimostra l’aver accettato di essere applicata al processo in corso a Vibo pur potendo evitare tale ulteriore sovraesposizione. Contro la collega Manzini hanno tentato di tutto, dalla delegittimazione alla progettazione di attentati che solo la bravura delle forze di polizia ha sventato, ma non sono riusciti a piegarla e non la piegheranno neanche le minacce di Pantaleone Mancuso, nel merito delle quali i colleghi che ne hanno competenza funzionale daranno le opportune risposte».

Investita del caso la Commissione antimafia
Infine va segnalato l’incontro che ieri il segretario regionale del Pd calabrese, Ernesto Magorno, ha avuto, nella sua qualità di parlamentare e componente la Commissione antimafia, con la presidente Rosy Bindi alla quale ha chiesto, anche a nome di Enza Bruno Bossio, anche lei componente dell’antimafia, che nella sua prima seduta la Commissione apra accertamenti su quanto accaduto nel Tribunale di Vibo e sulle gravi minacce rivolte al pubblico ministero Marisa Manzini.

Pa. Po.

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