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«La 'ndrangheta “classica” non c’è più»

LAMEZIA TERME Tolta la toga e terminata l’udienza del processo a Vibo – quello in cui nella precedente udienza il boss Pantaleone Mancuso le ha intimato di «stare zitta» – il procuratore aggiunto d…

Pubblicato il: 18/10/2016 – 20:56
«La 'ndrangheta “classica” non c’è più»

LAMEZIA TERME Tolta la toga e terminata l’udienza del processo a Vibo – quello in cui nella precedente udienza il boss Pantaleone Mancuso le ha intimato di «stare zitta» – il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, sempre accompagnata dalla sua scorta, arriva a Lamezia per partecipare alla seconda puntata di Hashtag, l’approfondimento a cura del direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni, prodotto in collaborazione con News&Com, e in onda mercoledì sera alle 21 su Rtc (canale 17 del digitale terrestre) e in replica giovedì alle 8,30 e alle 14,30. In mattinata, accanto a lei in udienza c’era anche il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri per esprimere la vicinanza concreta alla collega. Per Marisa Manzini quella è un’udienza come tante perché lei «mette in conto i rischi del mestiere». Arriva più che puntuale all’incontro.
ll procuratore Manzini ha accettato «ben volentieri» l’intervista nonostante i giorni difficili che sta vivendo (dopo le minacce rivoltele dal boss Pantaleone Mancuso) e dei quali Pollichieni preferisce non parlare perché «dei processi si discute nelle aule di tribunale».
«Stimo molto il collega Nicola Gratteri – dice Manzini a inizio intervista – perché non fa altro che ripetere che la realtà si può cambiare partendo dalle scuole. Le Procure distrettuali stanno facendo comprendere il valore della Calabria a livello nazionale: ciò ha determinato una fibrillazione delle cosche che si sentono circondate. Non dobbiamo mai abbassare la guardia».
La criminalità organizzata calabrese è storicamente più portata alla delegittimazione ma non «si possono escludere azioni violente». Il procuratore aggiunto è fermamente convinto che la presenza «soggiogatrice delle cosche» limita la crescita economica di questo territorio e determina «un totale sfasamento delle regole imprenditoriali».
Pollichieni evidenzia il «salto di qualità» della ‘ndrangheta in cui i rapporti con la massoneria si fanno sempre più stretti e chiede se la percezione di tale salto di qualità si ha perché viene fuori dai processi o dalle resistenze istituzionali che spesso le indagini della magistratura incontrano. Pregnante l’analisi del procuratore aggiunto: «Quello che viene fuori dalle indagini, e lo dicono gli stessi indagati, è che ormai il passaggio è già avvenuto. La criminalità classica non c’è più. Il livello si è alzato e c’è la capacità della ‘ndrangheta di irretire soggetti che stanno nelle istituzioni. Questo lo dicono le indagini e le sentenze. Allora le istituzioni buone cosa fanno per eliminare questi virus? Non sono sufficienti le indagini. Quando le indagini dicono che ci sono persone infiltrate le istituzioni dovrebbero avere degli anticorpi interni per estirpare il virus. Dovrebbe esserci una attività preventiva e di questo dovrebbe occuparsi la politica. La vittoria dello Stato avverrà quando non ci sarà più un candidato che si rivolge ai clan per essere eletto e questo accadrà perché il partito non lo avrà candidato».

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