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Edilizia sociale, il "colpo gobbo" dei costruttori

CATANZARO Sul tavolo dei giudici del Tar c’è un dossier che agita la Regione e quasi tutto il mondo dell’edilizia calabrese. È legato al ricorso avanzato dalla società Panama srl, esclusa dalla gra…

Pubblicato il: 20/10/2016 – 21:21
Edilizia sociale, il "colpo gobbo" dei costruttori

CATANZARO Sul tavolo dei giudici del Tar c’è un dossier che agita la Regione e quasi tutto il mondo dell’edilizia calabrese. È legato al ricorso avanzato dalla società Panama srl, esclusa dalla graduatoria per l’ultimo bando dell’edilizia sociale. È un bubbone che rischia di esplodere e che nasce – sul piano amministrativo – al crepuscolo della giunta regionale di centrodestra. Nelle carte all’esame dei magistrati c’è la storia di una graduatoria alla quale – secondo il pool legale della società – sarebbero collegate molte anomalie. Tra ditte che non avrebbero potuto partecipare, bilanci “sbagliati”, richieste di finanziamento improprie e progetti modificati (al ribasso) in corso d’opera, il faldone, con gli allegati, conta circa mille pagine. Si tratta di presunte irregolarità, ma ce n’è quanto basta per mandare in fibrillazione una delle aree trainanti dell’asfittica economia calabrese.

CAMBIO IL PROGETTO E CI GUADAGNO Partiamo dai progetti cambiati in corsa. E iniziamo facendo un passo indietro. Il bando, ovviamente, stabilisce una serie di criteri per valutare le offerte arrivate negli uffici della Regione. Attribuisce un punteggio sulla base della qualità delle idee, dei servizi immaginati per chi abiterà negli alloggi, della sostenibilità e dell’adattabilità al contesto sociale di riferimento. Il meccanismo è semplice: il progetto arriva, viene valutato, gli si assegna un punteggio sulla base delle sue caratteristiche. Alla fine dell’iter appare la graduatoria e dopo l’approvazione della graduatoria arrivano i provvedimenti di concessione dei finanziamenti. Un articolo dell’avviso pubblico si dedica alla questione e stabilisce che l’inizio dei lavori «dovrà avvenire entro 120 giorni dal decreto di ammissione al finanziamento, previa approvazione, da parte del competente settore “Politiche della casa” del progetto esecutivo e del relativo QTE (Quadro tecnico economico, ndr) conformi e coerenti con il progetto – offerta allegato alla domanda di partecipazione». Sembra tutto chiarissimo, invece in Calabria accade una cosa che Panama segnala ai giudici del Tar: alcuni progetti cambiano in corso. Cioè si modificano nel corridoio temporale che passa dal giudizio della commissione alla fase operativa. Prima, quando devono essere votati per primeggiare, sono “belli”, ricchi di servizi e opportunità per i futuri residenti; poi diventano meno “attraenti”, perdono pezzi importanti. E, in soldoni, costano molto meno alle ditte.

USARE LA MATEMATICA Si fa presto a spiegare perché: al momento di tracciare il Quadro tecnico economico, il progetto che ha ricevuto l’alto gradimento della commissione viene ritoccato al ribasso. È più “leggero” per i costruttori che, tuttavia, mantengono inalterata la quota di finanziamento ottenuta dalla Regione (stabilita in percentuale sul progetto più costoso, quello presentato all’inizio per vincere il bando), mantenendola all’interno del massimo contributo percentuale ottenibile. Per capire meglio cosa sia successo, bisogna studiare un po’ la matematica del bando. Vediamola. Ogni domanda accolta, come detto, può ottenere al massimo un contributo dell’80%. Esempio: la ditta X ha programmato un intervento del costo di 3 milioni 580mila euro, vince il bando e la Regione finanzia l’80% delle cifra, cioè poco più di 2,8 milioni di euro. A questo punto presenta il Qte ed è pronta a ottenere i fondi. Questo è un caso che non presenta anomalie. In nove circostanze, però, non è andata così, almeno stanto ai documenti forniti da Panama ai giudici. Altro esempio. la ditta Y presenta un progetto da quasi 4,9 milioni di euro. La commissione lo valuta positivamente ma concede un finanziamento di 1,6 milioni: è il 32,7%. A questo punto interviene la modifica in corsa. Il progetto viene ridimensionato drasticamente: secondo il Qte, adesso, vale solo due milioni, 1,6 dei quali arriveranno dalla Regione. L’idea progettuale valutata dalla commissione sparisce a favore di una meno elaborata e il finanziamento percentuale, dopo il ridimensionamento, vale proprio l’80%. Per Panama, che lo mette nero su bianco nel ricorso, siamo davanti a «un illegittimo meccanismo distorsivo della concorrenza e della par condicio fra concorrenti, ai limiti della turbativa d’asta in quanto se un progetto ha ricevuto un determinato gradimento» in sede di valutazione, «quel progetto deve risultate necessariamente intoccabile». E invece alcune idee sono state (ri)toccate, eccome.

MILLE METRI QUADRI SCOMPARSI Vediamone una: la società in questione ha chiesto un contributo a fondo perduto pari all’80% dell’investimento complessivo (cioè 4,2 milioni su 5,2 di costi) per realizzare un immobile di 3.710 metri quadri. Al suo interno erano previsti, nella fase della presentazione dell’offerta, 18 appartamenti, un locale interrato di 385 metri quadri, un locale portierato di 18,5 metri quadri, aree di disimpegno e distribuzione per ciascun piano, un centro di mediazione e formazione al piano terra, un bar-ristorante-mini market di 152 metri quadri, un locale lavanderia, una sala d’aggregazione, una palestra di 385 metri al primo piano e un vano scala dotato di ascensore. Sulla base di questa idea, la Regione ha assegnato un punteggio alto ma non il massimo del finanziamento: si è fermata al 56,1% (“solo” 2,9 milioni). Cosa è successo poi? Nel Qte definitivo, comunque approvato dalla Regione, l’importo è stato ridimensionato. È sceso a 3,7 milioni e il contributo non lo ha seguito in percentuale ma è rimasto fisso a 2,9 milioni, raggiungendo la quota massima dell’80%. Peccato, però, che dell’idea iniziale restino soltanto le 18 unità abitative e un locale per i servizi. Sparito il centro d’aggregazione, sparito il locale lavanderia, evaporata pure la palestra. E sono scomparsi oltre mille metri quadri. In pratica, si tratta di un progetto diverso rispetto a quello che ha ottenuto i favori della commissione. L’unica cosa che resta uguale sono i soldi che finiranno nelle casse dell’azienda. Secondo Panama è successo nove volte (su quindici cantieri ammessi al finanziamento). Tocca alla giustizia amministrativa a dire se la procedura sia corretta. (1. Continua)

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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