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«Il boss? Non ha avuto condanne per fatti gravi»

PLATÌ «Nell’ordinanza si parla di spessore criminale del defunto, ma che io sappia era in carcere solamente per associazione mafiosa». La ‘ndrangheta? Poco sembra importare al parroco di Platì, don…

Pubblicato il: 25/10/2016 – 15:09
«Il boss? Non ha avuto condanne per fatti gravi»

PLATÌ «Nell’ordinanza si parla di spessore criminale del defunto, ma che io sappia era in carcere solamente per associazione mafiosa». La ‘ndrangheta? Poco sembra importare al parroco di Platì, don Giuseppe Svanera, che intervistato da Riccardo Giacoia della Rai regionale, sembra non aver ascoltato né i richiami del questore, Raffaele Grassi, né quelli della Conferenza episcopale calabrese. O non sembra importagliene molto.
Per lui il funerale a Giuseppe Barbaro si doveva fare perché «non mi pare che sia stato condannato né per omicidi, né per furti, né per altre cose gravi». Per questo, ha fatto sostanzialmente orecchie da mercante alle indicazioni della Questura, celebrando sì il funerale alle 6 del mattino al cimitero, ma «alla presenza di molte persone, che hanno partecipato in maniera massiccia».
In più, qualche ora dopo, ha officiato una messa in ricordo del defunto alla chiesa matrice di Platì, cui ha partecipato quasi mezzo paese. Perché? «Era il cadavere di un uomo quindi andava rispettato, in più era uno appartenente a questa comunità quindi doveva avere gli stessi diritti che hanno tutti gli altri battezzati», sostiene il parroco.
Nelle innumerevoli occasioni in cui le massime autorità ecclesiastiche calabresi, come il Papa hanno tuonato contro gli ‘ndranghetisti, collocandoli «fuori dalla comunità cristiana», don Svanera doveva essere assente. O distratto. Per lui, «a meno che non si tratti di uno scomunicato, mi sembra logico per il sacerdote fare un funerale normale. Non vedo nessuna trascendenza in questo». Per questo è convinto che Giuseppe Barbaro abbia subìto un ingiusto torto. E con lui tutto il paese.
Per don Svanera, Platì non sarebbe una roccaforte storica della ‘ndrangheta, «quella è solo la solita storiella che viene fuori. A Platì non ci sono state faide, quindi qui – afferma convinto – questi inconvenienti (cioè la presenza di ‘ndranghetisti, ndr) non succederanno mai».
Il paese, che «ha una cultura profondamente religiosa» avrebbe subito «un trauma tremendo». Per don Giuseppe Svanera «con questa storia, Platì ha subito uno schiaffo tremendo, che si aggiunge a tanti altri che ci sono stati perché questo paese è stato criminalizzato». Con buona pace delle statistiche che lo proiettano in cima a tutte le classifiche per numero di abitanti arrestati, sottoposti ai domiciliari e sorvegliati speciali, come della storia e della cronaca che proprio a Platì collocano alcune delle più importanti famiglie della ‘ndrangheta calabrese.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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