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Reggio, confiscati beni per 30 milioni a Dominique Suraci

REGGIO CALABRIA Quando lo hanno arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, per i più era il volto più giovane e rampante del centrodestra di Reggio Calabria, campione di preferenze e v…

Pubblicato il: 26/10/2016 – 6:37
Reggio, confiscati beni per 30 milioni a Dominique Suraci

REGGIO CALABRIA Quando lo hanno arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, per i più era il volto più giovane e rampante del centrodestra di Reggio Calabria, campione di preferenze e vicinissimo all’allora governatore Giuseppe Scopelliti. Ma per i magistrati, Dominique Suraci è solo uno dei tanti professionisti calabresi che ha prestato le proprie competenze professionali ai clan, costruendo per loro un gigantesco e intricato labirinto finanziario che ha permesso alla ‘ndrangheta reggina di gestire per anni la grande distribuzione.

I BENI CONFISCATI Per questo motivo, i giudici della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, hanno accolto la richiesta dei magistrati dell’analoga sezione della Dda, diretta dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, emettendo nei suoi confronti un decreto di confisca per beni del valore di 30 milioni di euro. In mano allo Stato passano 4 società che l’ex politico detiene per intero e le quote di altre 4 compagini societarie, 5 trust, 4 immobili di pregio, più conti correnti e polizze assicurative, individuati dalla Dia di Reggio Calabria nonostante il certosino lavoro di occultamento con cui Suraci avrebbe tentato di nasconderne la titolarità.

SOCIALMENTE PERICOLOSO Per i giudici, Suraci è socialmente pericoloso, per questo dovrà essere sottoposto a quattro anni di sorveglianza speciale. Arrestato nel 2012 su richiesta del pm Stefano Musolino e oggi imputato nel procedimento Assenzio- Sistema, Suraci è stato dipinto da indagini e collaboratori come il fondamentale ingranaggio che ha permesso ai clan reggini ed in particolare alla cosca Tegano, cui risulta legato, di accumulare milioni controllando la grande distribuzione.

IL BURATTINAIO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE Era lui, ha svelato l’indagine Assenzio, ad architettare e tirare i fili di un gigantesco sistema di frodi ai danni dello Stato, attraverso le quali gli imprenditori coinvolti riuscivano a ricavare indebite erogazioni pubbliche grazie a fatturazioni false ed accesso indebito al credito d’imposta. Un sistema tutto basato sulla sistematica sottoscrizione di contratti di leasing finanziario artefatti e spesso gonfiati ad arte, riguardanti l’acquisto, spesso solo cartolare, di beni strumentali, da parte delle società gestite da Suraci e dal suo socio Giuseppe Crocè. Ma per inquirenti e investigatori, Suraci era anche al centro di un articolato sistema di gestione delle forniture di merce nei vari supermercati reggini, che ha permesso ai clan di Reggio Calabria di controllare quasi totalmente il settore.

INTERLOCUTORE DEI CLAN Tutti elementi che hanno indotto gli inquirenti a considerare l’ex assessore il vero e proprio “dominus” di un sistema che nel tempo gli ha permesso di “drogare” tanto l’economia, tanto il libero voto. Per i pm, Suraci è «principale referente della famiglia De Stefano-Tegano nel settore della grande distribuzione alimentare, nonché importante interlocutore politico della stessa, atteso il ruolo di consigliere che il predetto ha rivestito nel Comune di Reggio Calabria: protagonista di un’azione volta a favorire gli interessi criminali dell’anzidetto casato di ‘ndrangheta e le articolazioni territoriali di cui lo stesso si avvale (quale la cosca Crucitti), sfruttando il ruolo politico ricoperto e dell’influenza esercitata all’interno di società miste quali la Multiservizi spa».

LA BANDIERA DELLA ZONA GRIGIA In sintesi, spiegavano i magistrati, Suraci «rappresenta il prototipo dell’esponente di quella tanto invocata zona grigia costituta da soggetti appartenenti alla presunta società civile che non solo non scelgono di affrancarsi dalla realtà criminale nell’ambito della quale vengono ad operare, ma scelgono consapevolmente di stringere con la stessa un rapporto di mutuo interesse».

INTERESSI ELETTORALI Un interesse che per Dominique Suraci si concretizzerà in una valanga di voti tanto alle comunali del 2007, quando con il partito “Alleanza per Scopelliti”, che sosteneva il centrodestra dell’ex governatore, si affermerà come candidato più votato della propria lista, inserita nella coalizione vincente, come alle regionali del 2010, quando – sempre in appoggio a Scopelliti – si candiderà nella lista “Libertà e Autonomia-Noi Sud”, ottenendo 1762 voti. Uno strepitoso successo elettorale che Dominique Suraci avrebbe ottenuto proprio grazie all’appoggio delle cosche, invitate dall’ex consigliere tanto a convertirsi in fornitori esclusivi dei suoi supermercati – gli stessi che ha più volte svuotato, portato al fallimento per poi riappropiarsene per interposta persona – tanto a diventare il suo principale interlocutore elettorale.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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