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Sulla lotta alle cosche non bisogna cedere alla rassegnazione

«Conformarsi ai voleri altrui, accettare il male con pazienza ed umiltà!». Questo, secondo l’antico Melzi, il significato di rassegnazione. E proprio questo può essere più criminale della ‘ndranghe…

Pubblicato il: 26/10/2016 – 8:58

«Conformarsi ai voleri altrui, accettare il male con pazienza ed umiltà!». Questo, secondo l’antico Melzi, il significato di rassegnazione. E proprio questo può essere più criminale della ‘ndrangheta. A sostenerlo, il giovane sostituto procuratore della Repubblica di Locri, Salvatore Cosentino, nel corso di un dibattito, promosso, a Siderno, dal movimento politico “Fattore comune” sul tema – suggestivo – “La Calabria è come una conchiglia, sembra vuota, ma dentro ci può essere il mare. La Locride non è solo ‘ndrangheta».
E la rassegnazione cosa c’entra? C’entra, c’entra perché, a parere del magistrato, la rassegnazione può essere più criminale della ‘ndrangheta. Superato il difficile concorso in magistrato il dottor Cosentino, dalla Puglia è stato mandato dal Consiglio superiore della Magistratura alla Procura della Repubblica di Locri. Arrivato in Calabria, per quel che aveva letto sentito, era convinto di trovare l’inferno. E per questo ha finanche pianto. Come se venisse da Parigi! Come se a Bari non ci fosse la criminalità organizzata, ha pensato la gente che, numerosa, era accorsa a sentirlo. Invece? Man mano che passavano i mesi «vi posso dire che quando sarò trasferito, piangerò di nuovo, ma per il dispiacere».
Mai complimento migliore per i cittadini della Locride accorsi a sentire il magistrato pugliese, ma calabro-jonico di adozione. È, come, quando il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri va, assai spesso, nelle scuole, in convegni, nelle case editrici a parlare della sua esperienza. Folle strabocchevoli di persone che rimangono affascinate dalle parole del procuratore capo della Dda, che è nativo di Gerace, a due passi da Siderno.
Secondo Angelo Cosetino, «la legalità deve essere considerata come mezzo, non come fine. La Locride è terra fertile, anche di crimini, ma vivaddio, non è solo questo. Un po’ come buona parte della Calabria, che è un’oasi intellettuale e culturale, ha risorse umane e materiali incommensurabili». Ma Cosentino non ha potuto negare che «la bellezza della Calabria struggente ma consapevole e rassegnata». La rassegnazione, dunque. Ecco perché secondo il magistrato pugliese occorre combattere quella che è una vera propria malattia, quella di essere rassegnati e di non fare nulla per combattere questo virus. Ed il famoso “cu tu faci fari” detto proprio così, in dialetto, può essere più criminale della ‘ndrangheta. Ecco perché il magistrato, oggi, a Locri, ha invitato quanti stavano ad ascoltarlo il fermo invito a combattere la rassegnazione, invitando tutti a far conoscere le bellezze storiche, artistiche e culturali della nostra regione. Farle conoscere per tentare di far capire agli altri che «fuori dalla Calabria veniamo (è già calabrese: complimenti) colpevolmente ignorati, con l’aggravante dei pregiudizi che pesano su tutti, anche su quanti sono culturalmente attrezzati». Assuefarsi al peggio è la cosa peggiore perché la criminalità, come non si stanca di ripetere Nicola Gratteri, si può sconfiggere solo sul piano culturale, a partire dagli scolari e dagli studenti. A dar manforte dal magistrato Domenico Panetta, leader di fattore comune, il saggista Giuseppe Romeo, il giornalista Aristide Bava, Mario Congiusta, che non smetterà mai, giustamente di combattere perché si possano eliminare le lungaggini del processo sull’omicidio del figlio. A parere di tante altre persone di buona volontà, la gente deve aver maggior fiducia nello Stato ed ogni cittadino deve dare il proprio contributo per il trionfo della legalità. Per la costruzione della casa comune, il mattoncino non si ruba, semmai si porta, perché significa contribuire al riscatto della Calabria, il motivo per il quale serve l’impegno di tutti noi.
Grazie dottor Cosentino. Ad majora.

*giornalista

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