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Catanzaro, l'asse Ciconte-Costanzo (e Sculco) agita il Pd

CATANZARO Tra pochi mesi Catanzaro tornerà al voto per eleggere il nuovo sindaco. Com’è normale che sia, quindi, in questo periodo sono febbrili i contatti e le riunioni perché le forze politiche t…

Pubblicato il: 09/11/2016 – 7:36
Catanzaro, l'asse Ciconte-Costanzo (e Sculco) agita il Pd

CATANZARO Tra pochi mesi Catanzaro tornerà al voto per eleggere il nuovo sindaco. Com’è normale che sia, quindi, in questo periodo sono febbrili i contatti e le riunioni perché le forze politiche trovino la quadra e possano presentarsi alla competizione elettorale con l’assetto che ritengono ottimale.
Tra queste forze, il Partito democratico (ufficialmente) si è tenuto distante, quasi in disparte dal dibattito. Almeno fino a lunedì scorso, quando i dem si sono ritrovati per un confronto aperto alla cittadinanza per cominciare a costruire il progetto politico da presentare a Catanzaro.
Un’azione che richiederà tempo, certo, ma che se condotta con attenzione e con la partecipazione di tutti i protagonisti del partito, potrà che portare ad una candidatura quantomeno condivisa da tanti e non imposta dall’alto. Utopia, forse.
Perché c’è forse una crepa nel teorema e rischia di far saltare tutto il lavoro che si andrà a fare da qui ai prossimi mesi: c’è davvero la volontà di tutti i maggiorenti del Partito Democratico catanzarese di sostenere un candidato comune e condiviso?
Il dubbio, vista la fine politica dell’ultimo candidato Pd al Comune di Catanzaro, Salvatore Scalzo, è più che legittimo ed è corroborato dalle voci di corridoio che puntualmente riferiscono di mezzi accordi già fatti tra le segrete stanze dei circoli o della Regione.
Mentre Agazio Loiero osserva da lontano pur senza perdere di vista neanche un movimento, Enzo Ciconte, da consigliere regionale più votato del centrosinistra a Catanzaro alle elezioni del 2014 non intende mollare neanche un millimetro e vuole difendere la posizione dagli attacchi di Tonino Scalzo. Il 2018 e le elezioni politiche non sono così lontani. Ha quindi intavolato il discorso con Sergio Costanzo, già candidato alle regionali con Calabria in Rete e primo dei non eletti dietro a Flora Sculco.
Costanzo ha dimostrato di avere un seguito elettorale consolidato in città, per questo i suoi voti possono risultare importanti proprio per Ciconte. E nell’accordo potrebbe rientrare la stessa Sculco che non a caso nei giorni scorsi aveva pubblicamente parlato dell’importanza della tornata elettorale della prossima primavera a Catanzaro.
Alla consigliera regionale di Calabria in Rete è molto vicino Pino Pitaro, avvocato ed ex sindaco di Torre di Ruggero, scontento del Pd. Un altro Pitaro, Francesco, fratello di Pino, è invece motore del comitato “SalviAMO Catanzaro” che da qualche mese si interessa della vicenda dell’ospedale “Pugliese” oltre che di altre questioni largamente dibattute nell’ultimo periodo dall’opinione pubblica catanzarese. Che sia il viatico per una candidatura a sindaco? Per il momento c’è solo la certezza che Sculco e i suoi si stanno muovendo per la costruzione di una lista. Si vedrà se sosterrà un candidato in coalizione o deciderà di pesarsi in proprio.
Altro dilemma da affrontare in casa democratica è poi la questione delle primarie: primarie sì o primarie no? Questo è il problema.
Ma per il Pd le rogne elettorali non sono finite, combattuto com’è tra la tendenza dei vertici a puntare all’accordo con Ncd e l’interesse della base di discutere di un progetto politico prima che degli accordi trasversali.
Proprio Ncd per ora gongola e nicchia, conteso com’è da una parte e dall’altra. Strizza l’occhio al Pd attraverso il consigliere comunale Marco Polimeni, vicinissimo al presidente della Provincia Enzo Bruno e intanto non disdegna l’opzione centrista, magari guardando a quel Tommaso Brutto, coordinatore Udc in consiglio comunale, che ha ufficializzato la rottura con Abramo.
Al netto delle dichiarazioni di sostegno date al sindaco, infatti, le dimissioni dell’assessore comunale Stefania Valente, scelta a luglio in quota Udc e costretta a dimettersi dal suo stesso partito, hanno definitivamente (?) allontanato Abramo e i centristi. Lo stesso Brutto, infatti, si è dimesso dalla carica di presidente della commissione comunale di vigilanza parlando esplicitamente della fine del rapporto fiduciario tra lui e il sindaco.
L’ipotesi di un asse Udc-Ncd a metà strada tra Forza Italia e la coalizione di centro sinistra guidata dal Pd al momento sembra quella più accreditata dunque, portando la città a ripercorrere quanto avvenuto nel 2006. All’epoca il centrosinistra vinse con Rosario Olivo, anche se furono determinanti i voti del centrodestra di Wanda Ferro e Michele Traversa al ballottaggio.

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it

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