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Costanzo: «Il Marca è divenuto un ristorante»

CATANZARO «Il Marca trasformato in un ristorante». L’accusa di Sergio Costanzo, consigliere comunale di Catanzaro, che si scaglia contro alcuni eventi organizzati presso il Museo delle Arti di Cata…

Pubblicato il: 04/12/2016 – 14:48
Costanzo: «Il Marca è divenuto un ristorante»

CATANZARO «Il Marca trasformato in un ristorante». L’accusa di Sergio Costanzo, consigliere comunale di Catanzaro, che si scaglia contro alcuni eventi organizzati presso il Museo delle Arti di Catanzaro, scatena una polemica senza quartiere in città.
Il Marca, di proprietà della Provincia ma gestito dalla Fondazione “Rocco Guglielmo”, nell’ultimo anno è stato teatro di quattro eventi in cui veri e propri allestimenti per un banchetto hanno fatto da cornice ad serate culturali e artistiche. Ma l’attenzione del consigliere comunale, già candidato alle scorse regionali con “Calabria in Rete”, si concentra tutta sulle modalità di concessione degli spazi agli organizzatori degli eventi di ristorazione: «Chiediamo un minimo di chiarezza. Quella di utilizzare un museo pubblico come ristorante per eventi privati però pare stia diventando una consuetudine che a questo punto ha bisogno essere spiegata. La somministrazione di alimenti e bevande, ancorché non vi sia la trasformazione (benché anche predisporre dei fritti caldi potrebbe essere considerata trasformazione) ha bisogno di essere garantita e tutelata da regole e autorizzazioni ben precise».
E continua: «Quello che accade da qualche mese al Marca non è più solo offrire un buffet magari in occasione di una manifestazione a sfondo artistico o culturale. Le sale del museo di via Alessandro Turco vengono allestite come vere e proprie sale da ristoranti, con tanto di tavoli, sedie e di personale addetto al servizio ai tavoli. Senza trascurare che si tratta di cene private per le quali i commensali pagano. Insomma chiediamo di capire dai diretti interessati dove questo utilizzo trova sostegno normativo, se vi siano tutte le autorizzazioni connesse a questo tipo di manifestazioni. Non sto puntando il dito contro alcuno sia chiaro . E se questo è l’inizio di un nuovo percorso per avere la possibilità di utilizzare i luoghi pubblici per altri scopi, ben venga, però a questo punto il ragionamento deve essere complessivo e senza barricate o pregiudizi di sorta».
A strettissimo giro di posta, arriva la replica puntuale di Rocco Guglielmo, presidente della Fondazione, curatore artistico del museo, nonché famoso notaio catanzarese e appassionato d’arte, che difende la scelta motivandola con l’intenzione di aumentare la frequentazione del museo attraverso eventi collaterali in grado di promuovere la cultura: «Tale prassi (le cene, ndr) viene normalmente utilizzata in molti altri musei nazionali ed internazionali. Ciò consente una visibilità del museo ed un allargamento del numero dei visitatori. Già negli anni scorsi eventi del genere sono stati organizzati senza sollevare alcuna preoccupazione.
Il Marca è, e continuerà ad essere il Museo delle Arti, fiore all’occhiello della nostra regione, “luogo deputato all’arte” che ha deciso di aprire le sue porte solo ad iniziative di indubbia qualità e rilievo, nel rispetto sempre di quello che è la sua destinazione principale.
Con sacrificio, profusione di mezzi e di energie, la mia Fondazione si affianca all’Amministrazione Provinciale per sostenere l’ambizioso progetto di un museo di nuova concezione, una sfida impegnativa che ci auguriamo possa continuare, con l’obiettivo di promuovere la cultura e valorizzare il territorio».
Botta e risposta, dunque, a cui è seguita l’ulteriore replica di Costanzo a Guglielmo: «Ringrazio Rocco Guglielmo per la cortese risposta che però non è utile ai fini delle mie domande. Non è in discussione quante cene siamo state fatte e se questo sia utile o meno al rilancio del museo. La domanda per la quale attendo risposta è, le cene organizzate avevano tutte le autorizzazioni necessarie per essere fatte. Gli organizzatori erano in regola con i permessi amministrativi e sanitari utili per la somministrazione di alimenti e bevande. Se la risposta è sì allora va tutto bene e la città sarà lieta di sapere che è possibile fruire di uno spazio tanto suggestivo per eventi privati, se la risposta è no allora sorge un problema».

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it