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Mobilità in deroga, la protesta: «Oliverio ci ha preso in giro»

CATANZARO Ritrovarsi nella piazza della Cittadella regionale è ormai un appuntamento fisso per i percettori di mobilità in deroga under 36 che da mesi protestano per vedersi riconosciuto il diritto a…

Pubblicato il: 12/12/2016 – 12:15
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CATANZARO Ritrovarsi nella piazza della Cittadella regionale è ormai un appuntamento fisso per i percettori di mobilità in deroga under 36 che da mesi protestano per vedersi riconosciuto il diritto a percepire gli arretrati per gli anni 2015 e 2016 oltre che una modifica inclusiva alle politiche attive mese in atto dall’assessorato regionale alle Politiche Sociali.
Già nei giorni passati alcuni manifestanti avevano protestato salendo sul tetto della Cittadella e rimanendo a dormire in tenda per due notti, prima di incontrare il presidente Mario Oliverio e decidere di sospendere la manifestazione.
Allora non erano comunque arrivate particolari rassicurazioni circa la disponibilità del ministero del Lavoro ad espandere la quota della deroga per comprendere anche chi non ha il requisito della continuità, quindi la protesta è ripresa, oggi, in attesa di un nuovo incontro con Oliverio o con l’assessore Federica Roccisano.
«Oliverio ci ha preso in giro», ripetono come un mantra i manifestanti, ma la situazione della Calabria è quantomeno particolare: sono oltre 27mila i percettori di mobilità in deroga nella nostra regione, quasi venti volte di più che in Campania. numeri pesanti per far fronte ai quali, la Regione dovrebbe avvalersi della normativa entrata nel 2014 per la quale è possibile sforare il limite imposto del 5% della somma assegnata per gli ammortizzatori sociali da destinare alla deroga per arrivare ad un ben più corposo 50%.
Ovviamente, uno sforamento del genere, costringerebbe a ridurre sensibilmente i fondi da destinare ad aziende e lavoratori che avrebbero diritto di percepire il sostegno al reddito perché rientranti nella normativa sulla cassa integrazione.
Le contromisure fin qui adottate dalla Regione, infatti, puntano a creare politiche di inclusione attiva nel mondo del lavoro anziché sostenere passivamente il reddito. Anche su questo fronte, però, i manifestanti hanno espresso il proprio dissenso perché alcuni di essi, non essendo in possesso di determinati requisiti, non avrebbero facoltà di accedere ai bandi per le politiche attive.

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it

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