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I professionisti dei furti d'arte – I NOMI

CROTONE Sgominata dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale organizzazione dedita al traffico illecito di reperti archeologici. Dodici le misure cautelari disposte dal gip presso il t…

Pubblicato il: 18/01/2017 – 7:40
I professionisti dei furti d'arte – I NOMI

CROTONE Sgominata dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale organizzazione dedita al traffico illecito di reperti archeologici. Dodici le misure cautelari disposte dal gip presso il tribunale di Crotone e 35 perquisizioni nelle province di Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Catania e Reggio Emilia, nei confronti di ricettatori e soggetti facenti parte di un’organizzazione criminale in grado di gestire tutte le fasi del traffico di reperti archeologici per un giro d’affari di alcuni milioni di euro. 
Bersaglio prediletto dai “tombaroli” era il sito archeologico di Capo Colonna a Crotone.

I DESTINATARI DELLE MISURE In manette sono finiti, il noto archeologo Pasquale Attianese, considerato la mente della banda, che indicava ai tombaroli dove scavare, e Vincenzo Godano, il capo degli operai che materialmente trafugavano i reperti. Sono stati invece disposti i domiciliari per Raffaele Monticelli, settantenne tarantino già in passato finito al centro di diverse operazioni che hanno stroncato traffici illeciti di reperti preziosi, considerato il principale ricettatore che permetteva alla banda di Crotone di rivendere i reperti sottratti. A livello locale invece, il principale ricettatore è stato individuato nel noto studioso Ernesto Palopoli, colpito dall’obbligo di firma. Patron del museo di Crucoli, per gli investigatori Palopoli si sarebbe appropriato illecitamente di oltre duemila reperti. Insieme a lui, dovranno presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria per Salvatore Rocca, Pasquale Antonio Fabiano, Giovanni Luigi Lettieri e il professore Raffaele Malena. Colpiti invece da divieto di dimora Francesco Arena (che teneva i rapporti con le case d’asta italiane ed estere) e i tombaroli Carmine Francesco Verterame, Luca Filoramo e Francesco Salvatore Filoramo. In più ci sarebbero giudici di pace, avvocati, medici e farmacisti tra le 35 persone indagate nell’operazione condotta dai carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale e del Comando provinciale di Crotone contro un’organizzazione di trafficanti di reperti archeologici.

L’INCHIESTA L’inchiesta della Procura di CROTONE era partita nell’ottobre del 2014 dopo che erano stati rilevati numerosi scavi clandestini in siti archeologici del crotonese. Le diverse fasi in cui si articolava il traffico illecito, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti. Alle persone coinvolte nell’operazione viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’esecuzione di scavi clandestini, impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, con conseguente danneggiamento delle aree vincolate, e ricettazione dei beni illecitamente rinvenuti. Significativa, hanno riferito ancora gli investigatori, si e’ dimostrata la collaborazione alle indagini della Soprintendenza archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone. 

UNO STUDIOSO ALLA REGIA Secondo quanto emerso dalle indagini, il settantenne crotonese Pasquale Attianese, accademico molto noto in città, già docente di lettere classiche, era il registra nel traffico di reperti archeologici smantellato”. Attianese era noto come relatore in occasione di convegni e corsi di archeologia, competente numismatico e autore di alcuni volumi sulla monetazione magnogreca. Di lui si è più volte avvalsa anche l’autorità giudiziaria come perito.
Le indagini, durante un anno, hanno permesso agli uomini dell’Arma di smantellare un sodalizio criminale in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici prelevati, essenzialmente, dal sito di Capo colonna, a Crotone, simbolo della grecità d’occidente.

LE VARI TAPPE DEL TRAFFICO Le fasi dell’attività del sodalizio, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state documentate dai carabinieri con intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, pedinamenti, arresti in flagranza e sequestri di reperti. Attianese, grazie alle sue competenze, avrebbe indirizzato le squadre di tombaroli verso quelle aree del Crotonese non ancora indagate dall’archeologia ufficiale, traendo poi beneficio del saccheggio. A capo delle squadre di tombaroli ci sarebbe stato Vincenzo Godano, 29enne di Isola Capo Rizzuto, soprannominato “l’archeologo”, che addestrava i suoi uomini all’uso di sofisticati metal detector. 

OLTRE DUEMILA REPERTI IN CASA Ernesto Palopoli, ottantunenne di Torretta di Crucoli indagato nell’operazione “Tempio di Hera” condotta stamattina dai carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale e del Comando provinciale di Crotone è considerato il principale ricettatore dei reperti archeologici oggetto del traffico che è stato stroncato dai militari.
L’uomo, anche lui come Pasquale Attaniese, il docente che figura tra gli arrestati, apparente “paladino” della tutela dei beni archeologici ma in realtà, secondo gli investigatori, collezionista senza scrupoli, aveva allestito nella sua abitazione una sorta di “museo privato” in cui erano esposti oltre duemila reperti, di cui era entrato in possesso illecitamente. 

 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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