Dalla Calabria alla Silicon Valley: l’associazione “L’Oro di Calabria” porta i giovani imprenditori nel cuore dell’innovazione mondiale
Il direttore scientifico Francesco Verderami presenta all’Università Mediterranea di Reggio Calabria il progetto

REGGIO CALABRIA Quattro ragazzi calabresi che camminano tra le startup di San Francisco, nella città che ha dato i natali a Google, Apple e Meta. Non è un sogno, ma la realtà che l’associazione “L’Oro di Calabria” sta costruendo, un tassello alla volta, per dimostrare che fare impresa e innovazione dal Sud non è un’utopia. Il motto scelto dall’associazione è volutamente al presente: non «si può fare», ma «si può già fare». E ora anche l’Europa lo dice.
L’occasione è stata la terza e ultima tappa di Xpitch, lo speciale palcoscenico per le startup calabresi e i possibili investitori, che ha visto protagonista l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dopo gli appuntamenti negli altri due atenei della regione, a Cosenza e a Catanzaro. La notizia più attesa è arrivata in un videomessaggio trasmesso in sala: il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ha annunciato il patrocinio ufficiale dell’Ue alla Summer School di “L’Oro di Calabria”, dopo aver incontrato nei giorni scorsi a Bruxelles i vertici dell’associazione. «Sono con voi per dirvi che l’Europa è pronta a fare la sua parte», ha assicurato Fitto. «Lo sta già facendo con progetti volti a favorire le molte regioni dell’Unione europea. Si tratta di saper cogliere le opportunità e di sfruttarle. Per questo mi impegno a far crescere questa vostra iniziativa, a far sì che possiate avere nella Commissione europea un interlocutore attento e disponibile. Andate avanti: potete e dovete farcela. Si può già fare».
Il vicepresidente ha poi inquadrato l’iniziativa in una cornice più ampia. «Le regioni che soffrono un ritardo rispetto ad altre aree del Paese, pur tra mille difficoltà, mostrano oggi un’inversione di tendenza», ha spiegato. «Sono un segnale della caparbietà di realizzare un futuro diverso per i ragazzi del meridione: l’idea, cioè, che attraverso l’impegno è possibile realizzare il sogno senza dover necessariamente spezzare le radici. Restare o andare deve essere una scelta, non una necessità».
È questa la filosofia del programma “Right to Stay”, su cui Fitto sta lavorando in sede europea: un piano per creare condizioni favorevoli nelle aree svantaggiate del continente e consentire ai giovani di restare nei luoghi d’origine. “L’Oro di Calabria” è il vettore attraverso cui le tre università calabresi partecipano al programma con un loro progetto.
La Summer School con il patrocinio Ue
Il fiore all’occhiello dell’associazione è la Summer School, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Ventiquattro studenti universitari under 27, selezionati attraverso un bando che si aprirà nei prossimi giorni, parteciperanno a quattro giorni di full immersion a Pizzo dal 27 al 30 agosto.
Il programma è strutturato su tre fasce orarie: la mattina dedicata alla formazione con professori, imprenditori e avvocati esperti di diritto amministrativo; il pomeriggio per affinare il proprio progetto d’impresa; la sera per incontrare realtà già operative in Calabria e fuori dalla regione. «Non possiamo lamentarci: loro stanno sgobbando, ma si stanno anche divertendo», commenta Francesco Verderami, direttore scientifico dell’associazione L’OrodiCalabria.

A conclusione del percorso, quattro borse di studio finanzieranno due settimane di stage per i progetti più meritevoli. Un’esperienza simile la stanno già vivendo, in questi giorni, quattro studenti calabresi vincitori dell’edizione precedente. Il loro progetto — incentrato sul tema delle adozioni — ha convinto la giuria della scorsa Summer School e li ha portati in California, dove grazie al sostegno di Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco, stanno partecipando a lezioni per imparare a trasformare la loro idea in impresa. «Pensiamo che quattro ragazzi calabresi che siano lì siano semi piantati, nella speranza poi che diano i loro frutti», dice Verderami. «Questo vuol dire che in Calabria si può fare startup, si può fare innovazione».
Xpitch a Reggio: vince “Boats Connect”, piattaforma AI per il noleggio nautico
Sul palcoscenico dell’Xpitch reggino si sono sfidate quattro nuove startup, in gara per conquistare sessioni di mentoring, tutoring e IP strategy a cura di Harmonic Innovation Group. A giudicarle una giuria di potenziali investitori: Federica Tortora di Intesa Sanpaolo (specialista per l’innovazione Campania, Calabria e Sicilia), Anna Milloni di NextaliaVentures e Antonio Mazzei di Fincalabra.
A spuntarla è stata “Boats Connect”, una piattaforma di AI travel per il noleggio nautico che studia e propone soluzioni personalizzate per chi vuole trascorrere le vacanze in barca. Ha avuto la meglio su altri progetti interessanti: uno dedicato alle visite virtuali e alla digitalizzazione del patrimonio culturale italiano; un altro che propone un sistema per «monetizzare la propria attenzione» durante l’attesa, trasformando taxi, lounge aeroportuali e ferroviarie ed eventi in spazi pubblicitari digitali. Dietro l’intera iniziativa c’è una narrazione alternativa al pessimismo cronico sul Mezzogiorno. «Ci sono già delle bellissime esperienze, in realtà magari piccole ma molto interessanti, che si offrono al panorama internazionale», sottolinea Verderami. «Il nostro motto non è “si può fare”, ma “si può già fare” — che dà l’idea del presente, non del futuro. I ragazzi possono già fare».
Con il patrocinio europeo in tasca, quattro borsisti a San Francisco e un X Factor dell’imprenditoria che scalda i motori per la terza edizione, “L’Oro di Calabria” sembra sempre più vicina a dimostrare che il Sud può essere, anche, terra di futuro.