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Ricoverato per il Covid muore per un’infezione presa in corsia: ospedale di Rogliano condannato a maxi-risarcimento

La decisione del Tribunale di Cosenza: il fatto risale al 2020

Pubblicato il: 20/05/2026 – 22:27
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Ricoverato per il Covid muore per un’infezione presa in corsia: ospedale di Rogliano condannato a maxi-risarcimento

COSENZA “Ricoverato per il Covid muore per un’infezione presa in corsia: ospedale di Rogliano condannato al risarcimento da un milione di euro”. A raccontare la vicenda è il “Corriere della Sera”.  Il fatto risale al 2020. Ecco la ricostruzione del “Corsera”.

Pensavano fosse morto per le conseguenze del Covid, come tanti altri purtroppo in quei terribili mesi, ma non era così. Il Tribunale civile di Cosenza dopo aver analizzato l’intera documentazione clinica e sanitaria, e disposto una perizia medico-legale, è arrivato alla conclusione che l’uomo è deceduto per una concausa di eventi, tra cui «un’infezione nosocomiale di batteri» pericolosissimi che si contraggono proprio in ambito ospedaliero. Il comportamento che l’ospedale avrebbe dovuto tenere seguendo il protocollo del ministero della Sanità «avrebbe impedito l’evento morte, tenuto conto di tutte le risultanze del caso concreto». Il giudice Maria Giovanna De Marco, della seconda sezione civile del Tribunale di Cosenza, accogliendo le richieste del legale della famiglia, ha condannato l’ospedale di Rogliano (Cosenza) a pagare 1 milione e 150 mila euro di danni, più interessi e spese legali. Nessun dubbio, dunque, per i giudici cosentini che, fermo restando la gravità del quadro dovuto al Covid e alla polmonite del paziente, scrivono in sentenza: «Non si può negare che la suddetta infezione nosocomiale abbia influenzato le condizioni generali dell’uomo, assurgendo al ruolo di concausa sopravvenuta».  Il paziente non è mai uscito dal reparto di rianimazione dove era entrato per la grave forma di Covid ma complicata da più infezioni batteriche nosocomiali «che nel loro complesso si pongono quali concause sopravvenute nel determinare un decadimento delle condizioni generali che lo ha condotto a morte». I due batteri che l’uomo ha contratto a dicembre del 2020, quando era entrato all’ospedale Santa Barbara di Rogliano, in provincia di Cosenza, sono il Klebsiella Pneumoniae e l’Acinetobacter Baumanii, che figurano tra le principali minacce per la sicurezza ospedaliera. Il paziente dopo il primo ricovero all’ospedale di Rogliano, il 20 dicembre del 2020, a fine mese veniva poi trasferito al policlinico di Germaneto dove i medici si accorgevano dei batteri ma ormai era troppo tardi e nonostante le cure del caso il 18 gennaio 2021 l’uomo muore per insufficienza cardio-respiratoria.  In ogni caso dal punto di vista squisitamente cronologico, per il Tribunale cosentino, l’infezione sarebbe stata contratta nell’ospedale di Rogliano o in quello di Cosenza, che fanno parte comunque della stessa azienda ospedaliera, tanto più che proprio nella rianimazione di questo nosocomio il paziente era stato sottoposto a intubazione e a ventilazione meccanica, «notoriamente a rischio di favorire infezioni polmonari». A Germaneto, invece, sempre per i giudici, «venne effettuato quello che non venne effettuato a Rogliano, un esame colturale cui seguiva una antibiotico-terapia mirata».  Insomma se i medici di Rogliano si fossero accorti prima dell’infezione, oltre al Covid, e se avessero quindi agito in tempo, con terapie mirate, l’uomo probabilmente sarebbe sopravvissuto. «Non risultano neanche menzionate invece le specifiche cautele eventualmente adottate per la prevenzione delle infezioni, che, come è noto, rappresentano un fenomeno certamente prevedibile in ambito ospedaliero e in pziente fragili». I giudici hanno quindi ritenuto l’ospedale di Rogliano, responsabile della morte del paziente, al termine del processo civile di primo grado. I familiari ora dovranno essere risarciti. (Corriere della Sera)

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