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«Il piccolo Giancarlo è morto annegato»

COSENZA «Il piccolo Giancarlo Esposito è morto per annegamento». Cala il gelo, nell’aula 9 del Tribunale di Cosenza, quando il medico legale del Policlinico di Bari, il professore Francesco Vi…

Pubblicato il: 20/01/2017 – 19:21
«Il piccolo Giancarlo è morto annegato»

COSENZA «Il piccolo Giancarlo Esposito è morto per annegamento». Cala il gelo, nell’aula 9 del Tribunale di Cosenza, quando il medico legale del Policlinico di Bari, il professore Francesco Vinci, riferisce al giudice gli esiti della consulenza medico legale effettuata sul bimbo di 4 anni deceduto il 2 luglio del 2014 nella piscina comunale di Cosenza. Giancarlo era al suo primo giorno di attività nella struttura dedicata ai più piccoli e chiamata Kinder Garden.
Sul banco degli imputati ci sono Carmine Manna (legale rappresentante della società), e le educatrici Franca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove. Secondo l’accusa, per negligenza, imperizia e imprudenza avrebbero causato la morte del piccolo, annegato mentre si trovava in una delle piscine presenti nella struttura.
Il piccolo sarebbe deceduto per «insufficienza respiratoria acuta conseguente ad asfissia meccanica, violenta e primitiva, determinata da annegamento in acqua dolce (piscina)». Venerdì mattina, il giudice Marco Bilotta ha ascoltato il professore Vinci, che rispondendo alle domande del pm Maria Francesca Cerchiara, ha affermato che le condizioni di salute del piccolo erano buone: non aveva alcun tipo di malformazione cardiaca. Il professore Vinci ha specificato che dall’esame autoptico eseguito è emerso che il piccolo aveva acqua nei polmoni e nello stomaco.
Il medico legale ha risposto anche a una serie di domande poste dall’avvocato Sabrina Rondinelli che da oggi è entrata a far parte del collegio difensivo. Dopo il professore Vinci è stato ascoltato un altro consulente della Procura, Quiriconi, esperto di Medina riabilitativa che ha specificato che la piscina riabilitativa – dove il piccolo è deceduto – era troppo profonda per i bambini e quindi non avrebbero dovuto usarla. Ovvero quella piscina riabilitativa nel punto più basso era novanta centimetri quindi fuori norma perché le piscine per i piccoli non devono superare i sessanta centimetri di profondità. Poi ha aggiunto che nessuno degli istruttori era abilitato come assistente bagnante e addirittura uno di loro non aveva nemmeno il brevetto.
La famiglia del piccolo (i genitori, i nonni e gli zii) si è costituita parte civile ed è rappresentata dagli avvocati Francesco Chiaia, Ernesto D’Ippolito e Ugo Ledonne. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marcello Manna, Sabrina Rondinelli e Concetta Coscarella. Il processo è stato aggiornato al prossimo 27 febbraio per ascoltare la mamma del piccolo Giancarlo e tre psicologhe.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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