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La trasparenza? Una chimera per i Consorzi

LAMEZIA TERME Per il presidente dell’Anbi Marsio Blaiotta, la gestione dell’Unione dei consorzi di bonifica è quanto di più trasparente vi sia. Così come il rapporto con Coldiretti. Lo ha scritto a…

Pubblicato il: 20/01/2017 – 21:07
La trasparenza? Una chimera per i Consorzi

LAMEZIA TERME Per il presidente dell’Anbi Marsio Blaiotta, la gestione dell’Unione dei consorzi di bonifica è quanto di più trasparente vi sia. Così come il rapporto con Coldiretti. Lo ha scritto al Corriere della Calabria, spiegando di essere disponibile a fornire tutti i documenti che riguardano l’associazione. Già, perché i documenti all’Anbi bisogna chiederli: il loro portale non è molto prodigo di informazioni. Nell’area dedicata alla trasparenza, tanto per dirne una, i bilanci non ci sono. Il link che dovrebbe ospitarli restituisce uno spazio bianco nel quale si può far lavorare l’immaginazione, visto che di numeri non c’è neppure l’ombra.

LA TRASPARENZA Per ragionare su qualcosa di concreto si è costretti a consultare i documenti in nostro possesso. Che spiegano, per esempio, quanto possano costare due viaggi dello stesso presidente a Roma: in totale sono 1.430 gli euro (Iva inclusa) pagati a una ditta di trasporti di Rossano per i due trasferimenti. La causale della fattura, che risale al 2013, riporta genericamente «disposizioni e trasfert resi per vostro conto per il presidente Marsio Blaiotta per Roma» nei mesi di gennaio e febbraio 2013. Possibile che il trasporto sia costato così tanto? 
Altro dubbio difficile da chiarire (sempre perché la trasparenza online non è proprio il massimo): quanto guadagna il presidente. La sua indennità dovrebbe essere di 30 mila euro all’anno. Non uno stipendio faraonico, ma in tempi di crisi anche le sfumature fanno la differenza. E qui la sfumatura sono oneri e tasse. Nel bilancio dell’Anbi, sul capitolo riservato a indennità e rimborso spese del presidente è prevista una posta di 30 mila euro. Dovrebbe essere intesa come una cifra al lordo delle spese. Invece, nell’elenco dei pagamenti dell’associazione per il 2016, la voce “indennità” del presidente appare tre volte e ogni volta la cifra associata è di 10 mila euro. Può darsi che Blaiotta provveda a pagare per conto suo le ritenute. Certo, se il sito fosse più trasparente non ci sarebbe bisogno di porre la questione, ma l’unica informazione al riguardo – in assenza dei bilanci – si riferisce a una delle decisioni prese dall’assemblea nel 2013 e non è di grande aiuto: «Deliberato il tetto di spesa di 70 mila euro per le indennità lorde degli organi consortili (presidente, vicepresidente, componente della deputazione eletto) e rimborsi forfettari per la partecipazione alle riunioni di deputazione dei componenti nominati e dei consiglieri nonché l’indennità dei componenti il collegio sindacale».

CONTENITORE VUOTO Che nelle politiche di gestione dei Consorzi ci siano dei problemi è un fatto già emerso da tempo. L’ultimo strappo ha una data precisa: il 28 ottobre 2016. Da quel giorno quattro enti su undici – Basso Jonio reggino, Jonio catanzarese, Tirreno vibonese e Tirreno reggino – si sono chiamati fuori dalla compagnia perché «non si sentono rappresentati dall’Anbi Calabria». Hanno deciso di «rappresentare personalmente, e in tutte le sedi, le problematiche riguardanti i rispettivi enti consortili». Uno strappo lacerante in un mondo già provato dalle attenzioni, non sempre altissime, della politica e da difficoltà economiche. Continuare a restare insieme, per i presidenti di quei consorzi (rispettivamente Giandomenico Caridi, Grazioso Manno, Domenico Piccione e Filippo Zerbi) non era più concepibile. Troppe le inerzie registrate nei mesi precedenti l’addio. Nessuna riunione per affrontare il commissariamento del Consorzio del Tirreno cosentino, nessuna discussione sulle dimissioni del vicepresidente Zerbi, neanche una parola sulla decisione di avviare le procedure di licenziamento per 11 dipendenti. Per una parte dei soci, l’Anbi era diventata una fabbrica di forum, convegni e conferenze stampa, non più un avamposto di iniziative politiche e sindacali. Un contenitore vuoto, insomma. Davanti a obiezioni del genere si può scegliere di derubricare lo scontro a bagattella politica o affrontarlo. Tanto per cambiare, poi, nel clima teso non sono mancati riferimento allo strapotere di Coldiretti e del suo presidente nelle stanza in cui l’associazione prende le proprie decisioni strategiche. Poco dialogo, insomma, e la barra del comando sbilanciata sempre dalla stessa parte. Bagattelle o no, l’Unione dei Consorzi di bonifica ha perso quattro pezzi importanti. (3. Fine)

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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