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Una perizia della difesa sui beni di Patitucci e De Cicco

COSENZA La Procura valuterà la perizia sul valore patrimoniale dei beni sequestrati e riconducibili a Francesco Patitucci, ritenuto elemento di spicco del clan Lanzino-Ruà, e a Giuseppe De Cicco, s…

Pubblicato il: 25/01/2017 – 14:05
Una perizia della difesa sui beni di Patitucci e De Cicco

COSENZA La Procura valuterà la perizia sul valore patrimoniale dei beni sequestrati e riconducibili a Francesco Patitucci, ritenuto elemento di spicco del clan Lanzino-Ruà, e a Giuseppe De Cicco, suo parente e ritenuto componente della cosca cosentina. Mercoledì mattina i legali di Patitucci e De Cicco, gli avvocati Marcello Manna, Luigi Gullo, Laura Gaetano e Giuseppe Manna hanno depositato alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Cosenza una relazione sullo stato patrimoniale dei beni dopo il sequestro di oltre un milione di euro eseguito nel maggio 2016 su provvedimento della Dda.
Patitucci, presunto reggente del clan, si trova detenuto nel carcere di Terni per detenzione illegale di arma e per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale ed è stato già condannato per associazione mafiosa e per reati connessi con sentenze di primo e secondo grado (divenuta irrevocabile nel 2015) nelle quali veniva condannato per appartenenza alla cosca Lanzino-Ruà e riconosciuto come reggente del clan, ma anche per reati di estorsione e usura aggravati. Sempre Patitucci era stato già condannato per far parte dell’organizzazione mafiosa Pino-Sena con sentenza della Corte d’Assise di Catanzaro divenuta irrevocabile nel 2000. Secondo quanto accertato dalle indagini, Giuseppe De Cicco oltre a essere legato da rapporti di parentela con Patitucci, è ritenuto «intraneo alla cosca Lanzino-Ruà prevalentemente con compiti di riscossione dei proventi dell’attività di usura esercitata dal clan». Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti nei loro confronti e dei familiari, hanno permesso di verificare come nel periodo che va dal 2002 al 2013 ci sia stata una netta «sproporzione delle movimentazioni economico-finanziarie in uscita (come l’acquisto di immobili) rispetto ai debiti dichiarati, inidonei persino a soddisfare le esigenze primarie di vita».
I militari del Nucleo di polizia tributaria nel maggio del 2016 hanno messo i sigilli a quattro fabbricati turistico-residenziali a Cosenza; una società di capitale con 10mila quote sociali con relativo complesso aziendale operante nel settore delle costruzioni di edifici; un automezzo è diversi rapporti bancari. Il valore dei beni era in totale di un milione di euro. Il pm ha chiesto un rinvio per poter esaminare la relazione depositata dalla difesa. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 26 aprile.

mi. mo.

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