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NUOVE LEVE | I ventenni che terrorizzavano Lamezia

LAMEZIA TERME Le nuove leve entrano a far parte del clan Giampà già tra il 2011 e il 2012, nel momento in cui sorgono forti attriti tra i due capi, all’epoca co-reggenti del sodalizio, Giuseppe Gia…

Pubblicato il: 24/02/2017 – 16:35
NUOVE LEVE | I ventenni che terrorizzavano Lamezia

LAMEZIA TERME Le nuove leve entrano a far parte del clan Giampà già tra il 2011 e il 2012, nel momento in cui sorgono forti attriti tra i due capi, all’epoca co-reggenti del sodalizio, Giuseppe Giampà (oggi collaboratore di giustizia) e lo zio Vincenzo Bonaddio. Oggetto della spaccatura è la “bacinella comune”, ossia il “salvadanaio” nel quale venivano versate le varie quote dei proventi degli illeciti, prevalentemente estorsioni. Il ricavato della bacinella andava al mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie. Ma in quegli anni Giuseppe Giampà aveva ricevuto delle lamentele dalle famiglie dei detenuti: non ricevevano quanto generalmente corrisposto e questo era strano perché i commercianti e gli imprenditori sotto estorsione erano parecchi e la raccolta a occhio e croce doveva essere fruttuosa. 
Per capire cosa stesse accadendo, Giampà decise si seminare il panico, distribuendo tra i vari esercizi commerciali e imprenditoriali di Lamezia Terme, bottigliette incendiarie. Dalle “risposte” a tali atti intimidatori avrebbe capito, «chi fosse già sottoposto ad estorsione da parte dello zio e a chi versasse la somma estorsiva». «Giampà – è scritto nell’ordinanza firmata dal gip Assunta Maiore – acquisiva così la certezza che numerosi commercianti pagavano il pizzo allo zio Vincenzo Bonaddio», il quale, evidentemente, non versava le quote dovute alla bacinella. 
A questo punto Giuseppe Giampà decide di creare «un nuovo sottogruppo con a capo Angelo Torcasio per il controllo del racket delle estorsioni, del quale chiamava a far parte Giuseppe e Pasquale Catroppa e Luca Piraina, tutti divenuti collaboratori di giustizia». E sono proprio i fratelli Catroppa a riferire ai magistrati e ai poliziotti che stanno indagando sulle nuove leve che Vincenzo Bonaddio, dopo la spaccatura col nipote e in particolare modo dopo il suo arresto, aveva deciso, con l’aiuto di Vincenzo Giampà detto “Camacio”, di costituire un gruppo di “giovani leve” «per riappropriarsi del controllo del racket delle estorsioni che, in precedenza, era stato avocato da Giuseppe Giampà e affidato al gruppo capeggiato da Angelo Torcasio».
 Pasquale Catroppa ha dichiarato che egli stesso ha fatto parte di questo nuovo assetto associativo in cui erano «tutti dediti a compiere atti intimidatori propedeutici a richieste estorsive e attività di smercio di sostanze stupefacenti». 
Giuseppe Catroppa ha indicato, tra i componenti delle nuove leve vi erano, in realtà, ragazzi intranei alla cosca già quando a capo vi era ancora Giuseppe Giampà. 



LETTERE DAL CARCERE Dal carcere, racconta ancora Giuseppe Catroppa, durante una comune detenzione, Domenico e Saverio Giampà disponevano le attività illecite che venivano eseguite da giovanissimi, appena ventenni, «attivi nel campo delle estorsioni a commercianti e imprenditori». 
«In una occasione, egli stesso aveva potuto vedere Domenico Giampà intento a scrivere una lettera che, secondo quanto Giampà Domenico stesso gli disse, conteneva i nominativi degli imprenditori che dovevano pagare». Fuori c’erano i ragazzi, attivi soprattutto nel quartiere di Nicastro, che attendevano gli ordini. In particolare il loro lavoro serviva «per assicurare il mantenimento in carcere proprio di Domenico e Saverio Giampà». 
«Secondo Catroppa – si legge nell’ordinanza – la lettera in questione venne consegnata ad un altro detenuto, che si trovava sullo stesso piano, e che fu incaricato da Domenico Giampà di consegnarla a Saverio Giampà, con il quale il detenuto detenuto frequentava la stessa scuola all’interno del carcere».
I ventenni di allora, oggi sono destinatari di misure cautelari in seguito all’operazione “Nuove leve”, condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro, dal commissariato di Lamezia Terme e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Tra questi, sono finiti in carcere Roberto Castaldo, classe 1990; Gregorio Scalise, classe ’92; Giuseppe Paone; classe ’94; Pasquale Mercuri, classe ’89; Francesca Allegro, classe ’85; Francesco Morelli, classe 85; Danilo Cappello, classe 89. Mentre ai domiciliari vi sono Andrea Mancuso, classe ’92, e Danilo Cappello, classe ’89.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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