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I "tesori" calabresi tra i Luoghi del cuore

Ogni luogo racconta una storia, ma non per tutti è la stessa: ciascuno di noi aggiunge un sentimento, un ricordo, un’emozione che rende quel luogo unico e prezioso, fino a farlo diventare per sempr…

Pubblicato il: 25/02/2017 – 11:29
I "tesori" calabresi tra i Luoghi del cuore

Ogni luogo racconta una storia, ma non per tutti è la stessa: ciascuno di noi aggiunge un sentimento, un ricordo, un’emozione che rende quel luogo unico e prezioso, fino a farlo diventare per sempre una parte di sé. Un luogo indimenticabile, ma che la memoria da sola non può difendere. Il censimento “I luoghi del cuore” promosso dal Fai in collaborazione con Intesa Sanpaolo è un’occasione unica per “restituire” con un gesto concreto tutto l’amore che questo luogo ci dà. E anche quest’anno, per l’ottava edizione, l’adesione degli italiani è stata eccezionale: più di un milione e mezzo di voti.
Al 4° posto con 31.223 voti, l’area archeologica rientra all’interno del Parco di Capo Colonna, realizzato dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria, che si estende lungo 30 ettari di terreno dedicato agli scavi e altri 20 ettari con bosco e macchia mediterranea. Situata a dieci chilometri da Crotone, lungo la strada costiera, si tratta di una delle aree sacre più note del bacino del Mediterraneo, il celebre Heraion Lakinion che ruotava attorno al maestoso santuario dedicato alla dea Hera Lacinia, in stile dorico con pianta rettangolare di 6×19 colonne, risalente al V secolo a.C. Oggi del tempio rimane una sola colonna superstite con stilobate, in stile dorico alta 8,5 metri con 20 scanalature piatte, e il poderoso basamento composto su 10 livelli di blocchi squadrati. I primi scavi regolari nell’area del santuario si svolsero nel 1887 ma le scoperte più importanti risalgono alla fine degli anni Ottanta del Novecento e hanno portato alla luce la Via Sacra e gli articolati edifici del santuario. Da allora le ricerche non si sono mai interrotte e risale al 2014 il ritrovamento di un foro romano, considerato una delle più importanti novità dal punto di vista storico e archeologico in Magna Grecia. Il comitato attivo per la raccolta voti denuncia la trascuratezza dei percorsi espositivi, l’inaccessibilità di alcune aree e i rischi a cui è sottoposto il contesto. Nel 2015 il FAI si era già interessato all’area perché era in atto la realizzazione di un parcheggio per il Santuario di Santa Maria di Capo Colonna, adiacente al perimetro del tempio, che avrebbe deturpato la zona e impedito future campagne di scavo. Dopo diverse sollecitazioni locali e l’intervento della Soprintendenza e del Fai, il progetto di parcheggio è stato bloccato e le ricerche archeologiche sono continuate. È invece ancora aperto il caso del Marine Park Village presso il vicino Capo Scifo, che prevede la realizzazione di 79 bungalow e delle infrastrutture di servizio e che pochi giorni fa è stato messo sotto sequestro.
Al 20° posto con 13.749 voti, la Chiesa di Santa Chiara a Crotone, edificata nel XVI secolo e restaurata alla fine del XVIII, era parte di un complesso monastico di clarisse. Elemento di grande importanza storica e identitaria per la città, il bene è un pregevole esempio di architettura barocca. Oltre alla ricca facciata con decorazioni a graffiti, l’interno custodisce stucchi, una pavimentazione in maiolica napoletana, tele settecentesche e numerosi arredi sacri di pregio, oltre a un organo ligneo a canne del 1753. Gravemente danneggiata da un terremoto nel 1832, il complesso passa alla Curia nel 1932. La chiesa è oggetto di una grande mobilitazione cittadina, che ha promosso la raccolta voti al censimento per chiedere interventi di restauro.
Tra i luoghi più votati in provincia di Cosenza
Al 114° posto con 2.859 voti, il Santuario Santa Maria delle Armi a Cerchiara di Calabria (Cs) (dal greco ton armon, “delle grotte, degli anfratti”) è uno dei più celebri complessi monumentali di origine medievale della Calabria e si trova situato sulle pendici del monte Sellaro, le cui profonde grotte hanno visto il fiorire di romitori, laure e monasteri. Fu edificato nel XV secolo su una preesistente grotta basiliana dove furono rinvenute alcune icone lignee raffiguranti gli Evangelisti. Trasportate in paese più volte, secondo la leggenda le icone sparivano per ricomparire puntualmente nel loro luogo di origine, finché la comunità non decise di edificare una cappella a esse dedicata all’interno della grotta, dove vennero rinvenute ulteriori immagini sacre bizantineggianti, come la Madonna col Bambino tuttora custodita. Scavata nella roccia viva, la cappella è in stile bizantino a pianta circolare e presenta una volta naturale ad arco schiacciato, rivestita di marmi bianchi con intarsi policromi. Il Santuario nel 1517 fu acquisito dal comune di Cerchiara di Calabria grazie a una bolla episcopale e adibito a ospitare orfani e indigenti fino alla seconda metà del XIX secolo. Oggi appartiene ed è gestito dalla Fondazione Santa Maria. Da sempre meta di pellegrinaggi, ogni anno il 25 aprile vi si celebra la festa della Madonna delle Armi, cui accorrono numerosi fedeli. Proprio per la sua importanza religiosa e per la sua valenza storica è ora diventato un luogo del cuore, nella speranza che possa essere maggiormente valorizzato.
Al 125° posto con 2.422 voti la Baia di San Nicola Arcella (Cs) fa parte di un territorio di notevole interesse pubblico e sottoposto a vincolo paesaggistico ambientale come da Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1969. L’ ambiente marino che si estende lungo la costa calabrese del Golfo di Policastro è protetto quale Area Sic (Sito di Interesse comunitario) e rappresenta, con l’Isola di Dino, una porzione consistente del Parco Marino della Riviera dei Cedri. Si è costituita l’associazione Amici di San Nicola Arcella Onlus, il cui scopo è la difesa della cittadina dalla speculazione edilizia e dalla cementificazione selvaggia, a favore di un miglioramento della qualità della vita e della fruibilità del territorio. Tra gli obiettivi c’è anche la salvaguardia dell’ecosistema mare e di tutte le attività a esso collegate, l’indice di eccellenza per un’area turistica marina che favorirebbe l’incremento di un turismo più sensibile ai valori ambientali e culturali sostenuti dall’Associazione.
Al 136° posto con 2.219 voti la Rupe di Tropea (Vv) è un simbolo dell’antichissima città di Tropea, da sempre di grande importanza strategica per tutta l’area meridionale grazie alla sua posizione a picco sul mare. Romana prima e bizantina poi, la città passò sotto il dominio normanno- svevo nel 1101 con Ruggero d’Altavilla, continuando a prosperare anche nel periodo angioino- aragonese tra Duecento e Quattrocento. Nei secoli successivi, sotto il governo della pubblica amministrazione dell’Università tropeana, continuò a espandersi, sia economicamente sia urbanisticamente, costruendo abitazioni a picco sulla caratteristica rupe tufacea, fino a che, a metà dell’Ottocento, non entrò a far parte del Regno d’Italia. A oggi la città è meta balneare nota per le sue attrattive paesaggistiche e culturali, tra le quali spicca il Santuario medievale di Santa Maria dell’Isola, collocato su un promontorio antistante la città. La rupe, sulla quale sorgono molti edifici, ha una natura friabile in alcuni tratti, fattore che, congiunto al fenomeno dell’erosione costiera, ha causato in tempi recenti diversi crolli di materiale roccioso, mettendo a rischio la stabilità degli edifici e della rupe stessa. Nonostante alcuni interventi di consolidamento da parte del Comune, i cittadini si dicono ancora preoccupati, motivo che li ha spinti a votare la rupe al censimento, per garantirle la giusta visibilità e l’attenzione che merita.

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