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GOTHA| Sarra punta il dito contro Zoccali

REGGIO CALABRIA Nei precedenti interrogatori non ha esitato a definirlo il Richelieu di Reggio, l’eminenza grigia che da dietro le quinte governa realmente la città. Di recente, Alberto Sarra ha in…

Pubblicato il: 02/03/2017 – 18:35
GOTHA| Sarra punta il dito contro Zoccali

REGGIO CALABRIA Nei precedenti interrogatori non ha esitato a definirlo il Richelieu di Reggio, l’eminenza grigia che da dietro le quinte governa realmente la città. Di recente, Alberto Sarra ha invece spiegato a chiare lettere perché Franco Zoccali, ex potentissimo city manager del Comune di Reggio Calabria, poi voltato con lo stesso ruolo in Regione, sia stato uno dei più efficaci strumenti di Paolo Romeo. «Per arrivare a capire l’esatta collocazione dello Zoccali – spiega al pm Giuseppe Lombardo – bisogna risalire alle candidature di Giorgio De Stefano e Pietro Araniti, che con la loro discesa in campo diedero eccessiva visibilità al loro ruolo politico ed agli interessi politici delle rispettive famiglie».

L’OMBRA DI DON PAOLINO Correva l’anno 1980. Giorgio De Stefano, cugino e consigliori di don Paolino, all’epoca ancora incontrastato boss di Reggio Calabria, si candida al consiglio comunale. «La consultazione elettorale – si legge nelle carte del processo Olimpia – però ha delle appendici e dei risvolti di ordine giudiziario, essendosi accertato che il cugino Paolo De Stefano, all’epoca in soggiorno obbligato nel comune di Ancona, partecipa personalmente alla campagna elettorale in favore del congiunto, grazie ad un escamotage».

IL PRETORE RITARDATARIO Già all’epoca, il clan De Stefano poteva contare su insospettabili amici. Non a caso, si legge nell’informativa Olimpia, Paolo De Stefano «citato a comparire in qualità di testimone in un procedimento civile per risarcimento danni da incidente stradale, da tempo pendente avanti la Pretura di Melito Porto Salvo, si trattiene a Reggio per un mese grazie ai ripetuti rinvii della trattazione della causa accordati dal Vice Pretore onorario avv. Abenavoli, braccio destro dell’on. Ligato». Anche i pentiti hanno raccontato quelle elezioni. In particolare, ne ha parlato a lungo Giacomo Ubaldo Lauro. Inserendo l’avventura politica della mente del clan De Stefano in un quadro ben preciso.

FINE DELLA SUBALTERNITA’ «Sino alla prima guerra di mafia, la massoneria e la ‘ndrangheta erano vicine – premette il collaboratore – ma la ‘ndrangheta era subalterna alla massoneria, che fungeva da tramite con le istituzioni. È evidente che in questo modo eravamo costretti a delegare la gestione dei nostri interessi, con minori guadagni e con un necessario affidamento con personaggi molto spesso inaffidabili». È in quel momento che la nuova ‘ndrangheta forgiata dai De Stefano, in tandem con i potentissimi Piromalli di Gioia Tauro, cambia strategia.

PIANO MASSOMAFIOSO «A questo punto – spiega Lauro – capimmo benissimo che se fossimo entrati a far parte della famiglia massonica avremmo potuto interloquire direttamente ed essere rappresentati nelle istituzioni… Fu anche così che venne fuori l’idea di candidare alle comunali di Reggio Calabria l’avvocato Giorgio De Stefano, cugino dell’omonimo Paolo, e Pietro Araniti, cugino del più noto Santo, candidato alle Regionali».

CAMPIONI DI PREFERENZE Nel 1980 Giorgio De Stefano entra in Consiglio Comunale. È il secondo degli eletti per numero di voti «e solo per un senso di pudore del suo partito, la Dc, – scrive all’epoca Pantaleone Sergi su Repubblica – non venne nominato assessore». In compenso, si legge in atti giudiziari «una volta eletto «ricevette… una significativa gratificazione dal partito, con la sua designazione, a quanto pare, al Comitato di gestione dell’Usl di Reggio Calabria, area di potere clientelare certamente non trascurabile anche per via della gestione di rilevanti affari certamente non insensibili a commistioni o interferenze mafiose (commesse di servizi, opere, forniture ed altro)». Non va peggio a Pietro Araniti, proiettato in consiglio provinciale con 5656 voti. Ma la loro elezione fa rumore. Troppo, spiega Sarra.

STRATEGIA FALLIMENTARE Per l’ex sottosegretario regionale si trattava di una «sovraesposizione dannosa per gli autorevoli esponenti politici che avevano autorizzato ed accompagnato tali candidature, ovvero gli On. Ligato, Vincelli e Nucara». Per questo, continua Sarra, il clan De Stefano cambia strada. «Il fallimento di quella strategia dell’emersione ha portato al rafforzamento di un metodo più evoluto diretto a nascondere i rapporti diretti fra la criminalità organizzata e i politici». Ed anche Zoccali sarebbe uomo di questa partita, lascia intendere Sarra, le cui successive dichiarazioni sono completamente omissate,.

IL SOPRA E IL SOTTO Affermazioni che Sarra fa con cognizione di causa perché – dicono in ambienti investigativi – «è uno che conosce il sopra e il sotto», quello che si muove nella pancia criminale della ‘ndrangheta e quello che decidono i suoi vertici segreti. Per questo ogni sua parola è preziosa.

SCACCO MATTO CON LE MUNICIPALIZZATE Il nuovo progetto di infezione della politica – continua l’ex sottosegretario non è un piano non a breve termine, ma costruito nel tempo, «che poi diviene perfetto con la creazione delle municipalizzate». Anche questo è un riscontro importante per la Dda. E una tegola pesante per tutti quegli indagati che con la materiale costruzione e gestione delle municipalizzate abbiano avuto a che fare, primo fra tutti il senatore Caridi.

IL FEUDO DI CARIDI Che non a caso – dice Sarra – viene scelto come assessore comunale all’Ambiente proprio quando nascono Multiservizi e Leonia. «Dottore perché (Scopelliti ndr) vuole in Giunta.. e .. alle attività produttive Caridi? Cioè Caridi nel 2002 quando c’è l’accordo con … quando va a parlare con Romeo Caridi non ha ancora il rapporto con Scopelliti forte… avviene attraverso quel passaggio, attraverso Valentino». E all’epoca, l’ex senatore ed ex uomo forte di An, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe disegnato insieme a Romeo l’intera prima Giunta Scopelliti.

LO STRUMENTO MUNICIPALIZZATE Una squadra in cui Caridi gioca un ruolo di primo piano. È lui – svelano molti pentiti e confermano le indagini – a seguire andamento e gestione delle nascenti partecipate, ma non su indicazioni politiche. Per il pentito Aiello, a dettare le regole sono i clan di Archi. In più, l’allora assessore – emerge dagli atti di Mammasantissima – non esita a usarle per gestire le proprie personali clientele, politiche e di ‘ndrangheta, distribuendo assunzioni. Una facoltà – secondo l’ipotesi accusatoria – che gli verrebbe dal rapporto ombelicale con Paolo Romeo, il clan De Stefano ed in particolare Franco Chirico. «Sì (questo rapporto ndr) mi risulta» conferma Sarra.

CAMMERA UOMO DI ROMEO Ma Caridi per i magistrati, Caridi non è l’unica pedina che Romeo avesse in mano sulla scacchiera delle municipalizzate. Macchine da soldi e influenze che Sarra conosce. Per questo dice al pm Lombardo che lo interroga «Le chiedo di verificare, a sostegno di quello che dico, se l’avviso di bando di gara Multiservizi è stato firmato da Marcello Cammera, uomo legato integralmente a Romeo». Un quesito a cui è probabile che la risposta sia sì. Ai tempi, Marcello Cammera era il potentissimo dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria. E negli anni successivi non ha mai smesso di difendere il proprio ruolo, soprattutto in relazione alle municipalizzate.

LO SCONTRO (FATALE) PER GERMANO’ Al riguardo, Sarra ricorda che nei primi anni Duemila, «Germanò ha dei contrasti con Marcello Cammera dirigente all’epoca del settore lavori pubblici del Comune, perché non voleva che venisse invitata nell’elenco delle imprese la Edil Primavera di Matteo Alampi». Una contesa significativa, gestita direttamente da Paolo Romeo che – rivelano le intercettazioni – la segue passo passo – e conclusasi con le dimissioni dell’allora assessore, prontamente accettate dall’allora sindaco Scopelliti. «Germanò viene eletto, Germanò entra in Giunta ai Lavori Pubblici –
riassume Sarra – la prima cosa che fa va contro quel sistema e noi sappiamo che Alampi, ma anche qui, sono agevolato dal fatto di parlare con lei, era quello che era andato a pra .. cioè da quello cui parte tutto il meccanismo delle partecipate, parliamoci chiaro». E specifica Sarra «Parliamo di ‘ndrangheta, di programmi, di pianificazione».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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