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Ai calabresi la politica non interessa

LAMEZIA TERME La politica? Ai calabresi non interessa. È questa la conclusione a cui è arrivato l’Aspo, l’indice di apertura del sistema politico delle regioni italiane, uno studio realizzato …

Pubblicato il: 31/03/2017 – 10:54
Ai calabresi la politica non interessa

LAMEZIA TERME La politica? Ai calabresi non interessa. È questa la conclusione a cui è arrivato l’Aspo, l’indice di apertura del sistema politico delle regioni italiane, uno studio realizzato dall’Istituto Demoskopika. Valle D’Aosta, Basilicata e Trentino Alto Adige, invece, si guadagnano il podio delle regioni italiane che più di tutte dimostrano attenzione nei confronti dei giovani e delle donne nella formazione dei processi decisionali interni e del livello di partecipazione elettorale e politica dei cittadini. Sul versante opposto, i sistemi “più chiusi” risultano caratterizzanti la realtà politica e istituzionale in Liguria, Campania e Piemonte. Quattro gli indicatori osservati per ciascuna realtà regionale: la partecipazione elettorale e politica dei cittadini, la presenza delle donne e dei giovani negli enti locali. Da una analisi complessiva e comparata dei risultati rilevati nelle diverse realtà territoriali, emerge inoltre, che il sistema della rappresentanza sia ancora poco “femminile”: poco meno di 38mila, ancora, le donne presenti nelle istituzioni locali (Regioni e Comuni) pari a circa il 30% del dato complessivo italiano. Deludente, infine, anche la presenza dei decisori politici under 40 negli enti locali osservati sul totale degli amministratori attualmente in carica: appena 3 su 10 pari complessivamente a circa 39mila policy makers istituzionali.

PARTECIPAZIONE ELETTORALE Secondo l’indagine dell’Istituto Demoskopika, ai lombardi andrebbe il primato italiano per quanto riguarda la partecipazione elettorale. Mentre i calabresi sarebbero i più distratti. Nell’analisi di Demoskopika sono presi in esame e messi a confronto i dati sulla partecipazione e l’affluenza alle urne della popolazione italiana al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre e alle ultime elezioni politiche e regionali, mediante la costruzione di un indice di partecipazione elettorale per ciascuna regione. «L’obiettivo? – affermano gli analisti – Contribuire a definire territorialmente le aree del Paese più o meno “attente” alle vicende politiche ed ai processi decisionali ai vari livelli, partendo dal valore medio registrato a livello nazionale». I più “attenti” alle vicende politiche ai vari livelli, con il massimo punteggio ottenuto (100 punti) si svelano i lombardi, la cui media di affluenza alle urne è del 76,8%, superiore di ben dieci punti alla media nazionale (66,7%). In seconda posizione troviamo il Trentino Alto Adige (97 punti), laddove oltre sette residenti su dieci (74,5%) dimostrano di partecipare “attivamente” alle consultazioni elettorali; seguono la Valle d’Aosta con il 74% (96,2 punti), il Lazio con il 72,9% (94,9 punti), il Piemonte con il 71,9% (93,6 punti), il Veneto  con il 71,8% (93,5 punti), l’Umbria con il 69,5% (90,4 punti), l’Abruzzo con il 68,8% (89,5 punti), il Molise con il 67,9% (88,3 punti), le Marche con il 67,5% (87,8 punti), la Toscana  con 67,3% (87,6 punti) e il Friuli Venezia Giulia con il 66,7% (86,8 punti), quest’ultima perfettamente in linea con l’andamento medio italiano rilevato. Mentre i più “distratti”, secondo lo studio, sarebbero in primis i calabresi, di gran lunga più disinteressati alla politica rispetto all’italiano medio: 53,9% il livello di partecipazione al voto rilevato in questa regione (70,1 punti) a fronte di una media nazionale che, come già indicato, si avvicina alla soglia dei 67 punti percentuali. Piuttosto distaccati appaiono anche siciliani e campani: come per la Calabria, infatti, l’indice medio di partecipazione elettorale in queste aree non raggiunge neanche quota 60% (rispettivamente 56,2% con 56,2 punti ottenuti e 59,6% con 77,5 punti assegnati). Seguono, avvicinandosi al dato medio complessivo, la Basilicata  con il 60% (78,1 punti), la Puglia  con il 60,9% (79,3 punti), la Sardegna  con il 61% (79,4 punti) e, infine la Liguria con il 65,2% (84,8 punti) e l’Emilia Romagna con il 65,3% (84,9 punti).

INTERESSE PER LA RES PUBBLICA Secondo lo studio realizzato da Demoskopika, lucani e abruzzesi svetterebbero in testa per quanto in materia di interesse per la res publica. Nel 2016, emerge dallo studio, circa 48mila lucani e 90mila abruzzesi, pari rispettivamente al 9,4% e al 7,7%, hanno manifestato interesse alla sistema della politica. E lo hanno fatto partecipando ad un comizio o ad un corteo, ascoltando un dibattito politico, svolgendo attività gratuita per un partito politico o, infine, sostenendo finanziariamente una organizzazione politica. Una tendenza ‘virtuosa’ che ha posto la Basilicata con 100 punti e l’Abruzzo con 81,7 punti rispettivamente al primo e al secondo posto della classifica parziale della partecipazione politica realizzata dall’Istituto Demoskopika per ottenere l’Indice generale di Apertura del Sistema Politico delle regioni italiane (Aspo).“La partecipazione politica – si precisa nella nota scientifica dell’Istituto Demoskopika – può manifestarsi non necessariamente con il sostegno diretto alle forze politiche e ai candidati attraverso, ad esempio, il voto (partecipazione elettorale) ma anche attraverso azioni e manifestazioni di interesse, visibili o invisibili, verso il sistema politico. In quest’ottica, l’indicatore della partecipazione politica e’ stato ottenuto quale media di cinque variabili comportamentali ritenute sensibili dai ricercatori di Demoskopika. Sul podio anche il Trentino Alto Adige (78,3 punti) con il 7,3% degli over 14 “attivi” nel seguire con interesse le questioni della politica.
A seguire la Valle d’Aosta con il 7,1% (76,1 punti), la Puglia con il 6,6% (70,1 punti), la Calabria con il 6,5% (69,3 punti), la Sardegna con il 6,4% (68,7 punti), il Lazio con il 6,0% (64,4 punti), la Sicilia con il 5,8% (61,4 punti), l’Umbria con il 5,7% (61,0 punti). E, ancora, il Molise con il 5,6% (60,6 punti), la Lombardia con il 5,5% (59,3 punti), il Friuli Venezia Giulia con il 5,4% (57,4 punti), le Marche con il 5,3% (56,3 punti), il Veneto con il 5,1% (54,2 punti), l’Emilia Romagna con il 5,0% (53,1 punti), la Toscana con il 4,9% (52,5 punti). Sono tre, infine, le realtà regionali che, in assoluto, hanno manifestato minore interesse per il sistema politico: Campania con soltanto il 4,8% delle persone dai 14 anni in su (52 punti), la Liguria con il 4,7% (51,6 punti) e, infine, il Piemonte con il 4,6% (49,5 punti).

EMILIA REGIONE ROSA D’ITALIA Stando ai dati di Demoskopika, all’Emilia Romagna andrebbe il titolo di regione “più rosa” per la presenza femminile negli enti locali. L’analisi per genere condotta dall’Istituto, come successivamente per i giovani, in relazione alla presenza di amministratrici e amministratori sia in ciascuna Regione (Giunta e Consiglio regionali) che, a livello aggregato, nei Comuni (giunta e consiglio comunali) assegna un altro primato, sia in positivo che in negativo. Ad ottenere il massimo del punteggio (100 punti), e’, appunto, l’Emilia Romagna con una quota del 37% di amministratrici presenti nel sistema della rappresentanza locale: ben 2.217 le rappresentanti in Regione e nei Comuni a fronte di 3.774 colleghi. Sul versante opposto, c’e’ la Calabria, con 64,7 punti, a posizioni “conteggiate”, con un’incidenza di appena il 23,9% sul totale di 5.295 rappresentanti di entrambi i sessi.  Al di sotto della media italiana, pari al 30,2%, si collocano altre nove regioni i cui sistemi istituzionali si sono dimostrati meno aperti alla rappresentanza delle donne nei governi locali della Regione e dei Comuni: Campania che, con il 24,5% di incidenza delle donne amministratrici sul totale, si guadagna il primato negativo del penultimo posto in Italia totalizzando soltanto 66,3 punti nella graduatoria parziale di Demoskopika relativa all’indicatore della presenza femminile negli enti locali. A seguire Molise con il 24,7% (66,7 punti), l’Abruzzo con il 25,9% (69,9 punti), il Lazio con il 26,1% (70,6 punti), la Basilicata con il 26,3% (71,1 punti), la
Puglia con il 27,5% (74,3 punti), il Trentino Alto Adige con il 28,1% (75,9 punti) e, infine, il Piemonte con il 29,6% (80,2 punti) e la Liguria con il 29,7% (80,3 punti).  Una “coinvolgimento” più significativo delle donne a rappresentare i cittadini nei governi locali si registra, inoltre, in Umbria con il 30,4% (82,2 punti), nelle Marche con il 30,7% (82,8 punti), in Sicilia con il 31,2% (84,4 punti), nel Veneto con il 31,8% (85,8 punti), in Sardegna con il 31,9% (85,9 punti). La top five dei sistemi politici “più rosa” spetta alla Lombardia con il 32,3% (87,2 punti), al Friuli Venezia Giulia con il 34,3% (92,7 punti), alla Toscana con il 34,7% (93,8 punti), alla Valle d’Aosta con il 35,2% (95 punti) e, come già segnalato, all’Emilia Romagna con il 37% (100 punti).

CALABRIA REGIONE GIOVANE Per presenza giovanile nelle istituzioni territoriali il primato va alla Calabria tra le regione d’Italia. E’ quanto, emerge dallo studio dell’Istituto Demoskopiko, che assegna alla Calabria, con il massimo del punteggio (100 punti), il primato della realtà istituzionale più giovane d’Italia. Con un’incidenza del 37,5% e a fronte di una media nazionale del 31,8%, infatti, il sistema della rappresentanza locale calabrese conta il maggior numero di amministratori junior: ben 1.979 su 5.295 gli under 40 che ricoprono una carica istituzionale all’interno della Regione o dei Comuni. L’ipotesi di partenza è stata quella di considerare o, per meglio dire, riclassificare come “giovane”, secondo la dicotomia junior/senior, la categoria degli amministratori regionali e comunali nati fino al 1977, con lo specifico intento di pervenire ad una valutazione del livello di permeabilità del sistema politico regionale nei confronti delle “nuove leve”. Al secondo posto si colloca il Molise (98,2 punti), con una presenza giovanile all’interno delle amministrazioni regionali e comunali nel suo complesso pari al 36,8% del totale. Terza la Sardegna (97,3 punti) con il 36,5%, quarta la Sicilia (96,5 punti) con il 36,2%. Seguono la Basilicata (92,9 punti) con un 34,8% di presenza giovanile, l’Emilia Romagna (89,2 punti) con il 33,4%, le Marche e l’Abruzzo (88,5 punti) i cui sistemi istituzionali locali presentano entrambi, al loro interno, il 33,2% di amministratori under 40 e la Campania (85,5 punti) con una presenza giovanile pari al 32% sul totale della rappresentanza. Tutte le altre regioni presentano valori al di sotto della media nazionale, con percentuali che oscillano tra il 31,3% dell’Umbria (83,4 punti) e il 23,4% della Liguria (62,5 punti), amministrazione quest’ultima che, a conti fatti, si presenta politicamente più chiusa o, se vogliamo, istituzionalmente meno rappresentata dai giovani nei governi regionale e comunali.

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