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SCANDALO SACAL | Alla Bocconi con i soldi della società

LAMEZIA TERME I corsi esclusivi all’Università Bocconi e i soggiorni negli hotel più lussuosi, come il Bulgari di Milano. Il tutto a spese della Sacal, la società di gestione dell’aeroporto di Lame…

Pubblicato il: 18/04/2017 – 17:03
SCANDALO SACAL | Alla Bocconi con i soldi della società

LAMEZIA TERME I corsi esclusivi all’Università Bocconi e i soggiorni negli hotel più lussuosi, come il Bulgari di Milano. Il tutto a spese della Sacal, la società di gestione dell’aeroporto di Lamezia – e da qualche settimana anche degli scali di Reggio e Crotone – finita al centro dell’inchiesta Eumenidi che ha portato all’arresto, tra gli altri, del presidente Massimo Colosimo e del direttore generale Pierluigi Mancuso, che devono difendersi da accuse che vanno dal falso all’abuso d’ufficio, dal millantato credito al peculato. Le casse della Sacal, secondo quanto emerge dalle carte dell’operazione, erano una specie di bancomat dalla capienza illimitata. Colosimo e Mancuso non avrebbero badato a spese. Soprattutto quando si è trattato di arricchire il proprio curriculum grazie a costosi corsi organizzati da una delle più prestigiose università italiane. Presidente e dg, tra il 2014 e il 2015, hanno frequentato più volte le aule della Bocconi, ospiti della Sacal, che ha poi pagato tutte le loro fatture. Come riporta la richiesta di applicazione di misure cautelari firmata dalla Procura di Lamezia Terme, in un solo anno Colosimo e Mancuso avrebbero sostenuto costi per una cifra superiore ai 22mila euro, di cui quasi 10mila sborsati per pagare i viaggi e i pernottamenti in hotel a cinque stelle. Soldi che sarebbero rimborsati, tra l’altro, senza che vi fosse alcuna delibera che autorizzava quelle spese.

I DOCUMENTI I documenti sequestrati dalla Procura permettono di ricostruire i movimenti di Colosimo e Mancuso ma anche l’impatto economiche su una società già claudicante delle condotte dei due manager. Diverse le fatture saldate da Sacal: 12.800 euro alla Bocconi per due fatture del 13 febbraio 2014 e di una del 19 ottobre dello stesso anno; 2.500 al “Bulgari hotels resort Milano” per quella del 27 gennaio 2015. Nel febbraio 2014, annotano gli inquirenti, Sacal ha effettuato un pagamento di 6.344 euro all’Università per il “corso presidente direttore”, con ordinativo di pagamento a firma dello stesso Colosimo e del capo servizio Roberto Scambia. «Tuttavia – sottolinea la Procura – non risulta esserci alcun atto e/o delibera a mezzo della quale risultano essere state autorizzate le predette spese». A quello stesso ordinativo erano inoltre allegate le schede di iscrizione con cui il presidente e Mancuso hanno aderito al corso “Progettare la governance delle società non quotate”.
Un altro pagamento di 6.400 euro, sempre destinato alla Bocconi, la Sacal lo effettua per il “corso dr. Colosimo e ing. Mancuso”, con ordinativo firmato, ancora, dal presidente e da Scambia. Anche in questo caso non esistono delibere. Colosimo e Mancuso viaggiavano, frequentavano l’università e gli ambienti di lusso; poi presentavano le richieste di rimborso, puntualmente saldate. E così quattro giorni di permanenza al Bulgari (dal 19 al 22 marzo 2014) sono costati quasi 5mila euro alla Sacal. Altri 2.700 euro la società li ha erogati alla Emaar Hotels & resort, per il pernottamento dal 23 al 24 novembre 2015. Ma l’albergo preferito resta il Bulgari, a cui vengono corrisposti altri 1.200 euro per il soggiorno di Colosimo dal 25 al 25 gennaio 2015, cioè 600 al giorno.

SPESE SPROPOSITATE Per i magistrati, le spese per vitto e alloggio di Colosimo e Mancuso sono «assolutamente spropositate e chiaramente ingiustificate». La scelta «del tutto arbitraria» di soggiornare negli hotel Bulgari o Armani «non risulta affatto confacente con gli standard che un amministratore pubblico o un direttore generale di una società partecipata come la Sacal dovrebbero seguire». Le trasferte a Milano, insomma, confermano una volta di più come le risorse della Sacal venissero utilizzate dai suoi dirigenti «in maniera sconsiderata e con evidente arbitrio e dissolutezza, ovviamente a discapito delle finanze dell’azienda e degli enti pubblici che partecipano al capitale». In sintesi, i soldi della società sarebbero stati sperperati «a beneficio esclusivo dell’interesse privato dei dirigenti».
Che avrebbero scelto la via del lusso (pagato da altri) malgrado la Bocconi, nel bandire i corsi, avesse previsto tariffe alberghiere agevolate.
Ultima curiosità: Colosimo è residente proprio a Milano, dove dispone di una casa di proprietà. Avrebbe dunque «potuto addirittura fruire del proprio alloggio evitando un aggravio di spese alla società». 

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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