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ERACLE | In manette anche il figlio del “supremo”

REGGIO CALABRIA Si allarga il raggio dell’inchiesta Eracle, che nei giorni scorsi ha portato al fermo di quindici persone fra pusher, buttafuori e rampolli dei clan. Per tutti quanti, il gip ha eme…

Pubblicato il: 30/04/2017 – 9:48
ERACLE | In manette anche il figlio del “supremo”

REGGIO CALABRIA Si allarga il raggio dell’inchiesta Eracle, che nei giorni scorsi ha portato al fermo di quindici persone fra pusher, buttafuori e rampolli dei clan. Per tutti quanti, il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggidagli uomini della Squadra mobile e dai carabinieri del comando provinciale, che però ha raggiunto anche altre quattro persone, fra cui Domenico Francesco Condello, figlio del superboss Pasquale. Insieme a lui, sono finiti in manette Fortunato Caracciolo, “buttafuori” della squadra di security abusiva gestita da Mimmone Nucera, tramite cui i Condello esercitavano una vera e propria guardiania sui locali notturni, e Giovanni Magazzù, accusato di traffico di droga a Reggio. Nuove contestazioni hanno raggiunto anche Domenico Stillitano, considerato elemento di vertice dell’omonimo clan di Vito, che continuava dal carcere ad impartire disposizioni a parenti e affiliati rimasti fuori.

Coordinata dai pm Stefano Musolino, Sara Amerio, Giovanni Gullo e Walter Ignazzitto, l’inchiesta Eracle è una fotografia dinamica di parte dei rapporti di forza che animano le notti reggine, ma squarcia anche il velo sul business delle corse clandestine di cavalli. Un’attività tradizionale per i clan, che alle corse matte di puledri e giumente hanno spesso affidati l’ostentazione del prestigio e dell’autorità criminale del proprio casato. Non a caso, per i Condello ad occuparsene era il figlio del superboss Paquale, per gli inquirenti «astro nascente dell’organizzazione criminale» . Lui  – si vanta, captato da una cimice piazzata all’interno della sua scuderia– di cavalli si è occupato fin da adolescente, ma soprattutto – sottolineano gli investigatori –  è uno dei pochi che, per sangue e casato, è in grado di gestire le gare bloccando una delle fondamentali arterie di collegamento fra la città e la montagna, la Gallico – Gambarie. Quando i cavalli dei Condello si misuravano in velocità e potenza su quella strada, da lì non passava nessuno prima che la corsa fosse finita. E nessuno doveva azzardarsi a disturbare. Anche perché, attorno a quelle gare c’era un giro di scommesse clandestine, con puntate da capogiro.

Per questo motivo, il rampollo dei Condello è accusato di essere uno dei capi di un’associazione a delinquere dedita all’organizzazione di corse clandestine di cavalli e al giro di scommesse collegato, ma anche dei maltrattamenti inflitti agli animali, dopati all’inverosimile, per potenziarne il rendimento. Per questo il figlio del superboss è accusato anche di esercizio abusivo della professione veterinaria. 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it