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Non ci sono più alibi per il Pd calabrese

Archiviate le primarie, con il loro strascico di polemiche, di imbrogli tentati e consumati, con il corollario di seggi fantasma e di schede ballerine, nel Pd calabrese si apre la stagione della …

Pubblicato il: 02/05/2017 – 10:48
Non ci sono più alibi per il Pd calabrese

Archiviate le primarie, con il loro strascico di polemiche, di imbrogli tentati e consumati, con il corollario di seggi fantasma e di schede ballerine, nel Pd calabrese si apre la stagione della verità. Il dato che abbiamo davanti ci consegna alcune certezze: se determinati personaggi non si fossero riscoperti renziani, Matteo avrebbe preso qualche voto in più e i suoi sfidanti, Emiliano e Orlando, qualcuno in meno. Si sarebbe litigato di meno ed anche i cittadini di Cariati potevano vedere riconosciuto il loro diritto al voto, cosa che invece è stata negata loro da quattro imbroglioncelli che pensano di declinare la democrazia con la metrica di una dittatura sudamericana degli anni Sessanta.
Tuttavia, con buona pace di pressioni e imbrogli, forzature e lacerazioni, si fanno largo anche in Calabria alcuni segnali chiari: intanto ne esce malconcio il blocco di potere assemblato attorno a disinvolti figuri che vivono di politica e non per la politica. Riprendono, invece, spazio realtà periferiche che arrivano da esperienze quotidiane di militanza sociale e politica. Infine alcuni bluff disvelano di essere tali, il che è diventato definitivamente chiaro anche dalla parti del Nazareno, dove in passato più di un impostore aveva avuto spazio e considerazione.
Ci sono gli elementi e le condizioni, insomma, per voltare pagina e passare alla “tolleranza zero” rispetto alla sovraesposizione che il Pd sta conoscendo in questa stagione, diventando ricettacolo di avventurieri strumento di malagestione delle istituzioni e dei territori.
Molte cose, alcune già disvelate dalle indagini della magistratura e altre sul punto di esserlo, sono note sia al segretario uscente Ernesto Magorno, sia al coordinatore della ”Mozione Renzi” Demetrio Battaglia. E sono note anche a Marco Minniti che, spesso anche se non ne avrebbe assolutamente voglia, è chiamato a rappresentare il Pd calabrese. Le sue apparizioni sono sempre più rapide e blindate, certo per ragioni istituzionali, essendo oggi chiamato a coprire una delle caselle più delicate e importanti nel governo del Paese. Ma c’è anche altro. C’è la convinzione in Minniti, così come anche in Magorno, che alcune realtà sono irredimibili.
E se fino ad oggi si è tentato di evitare di confrontarsi con questa dura realtà, adesso questo non è più possibile. Non mettere fine a nomine disinvolte negli enti strumentali; scelte discutibili nella programmazione politica; ricorso a forme di clientela politica sfrontate quanto illegali; gestione della programmazione comunitaria orientata solo da scelte di utilità personale; organi di controllo e di tutela dalla corruzione svuotati di uomini e competenze; ostentazione del più amorale familismo; utilizzo di uffici, strutture e risorse economiche per consumare vendette politiche ovvero per incentivare forme di collateralismo, spesso condivisi con altre realtà che pure si dice di voler contrastare. Insomma non misurarsi con questo devastante quadro del “sistema” regionale che il Pd in Calabria ha sicuramente ereditato ma, altrettanto sicuramente, mantenuto, quando non addirittura aggravato, è impossibile. Questo stato di cose, il Partito democratico potrà affrontarlo o continuare a subirlo. Potrà scegliere di imporre una volta o tentare una difficile convivenza. Quel che non può più fare è rinviare il chiarimento, seguitare a mettere la polvere sotto il tappeto, esibirsi in pericolosi equilibrismi tra la fiducia nell’attività della magistratura e la tolleranza verso chi quotidianamente sfida la legalità.
Fino ad oggi le due anime del Pd hanno anche potuto rinviare l’appuntamento con la chiarezza e la trasparenza della linea politica. C’era una scissione in atto, poi un congresso straordinario, infine le primarie per decidere la leadership. Adesso alibi zero. Da qui alle prossime elezioni non corre molto tempo ma il Pd calabrese dovrà farselo bastare e dare prova che quello che si dice nei comunicati, quello che, autorevolmente, Marco Minniti ha detto nel suo intervento all’Excelsior il 29 aprile scorso, è anche quanto si andrà a mettere in pratica a partire da subito. Costi quel che costi.

 

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