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De Felice farà bene alla Sacal. Ma la politica e Oliverio hanno fallito

Arturo De Felice presto si insedierà alla presidenza della Sacal, chiamata a garantire una corretta gestione e una indispensabile crescita nei tre scali aerei della Calabria. La sua scelta, che vie…

Pubblicato il: 06/05/2017 – 12:40
De Felice farà bene alla Sacal. Ma la politica e Oliverio hanno fallito

Arturo De Felice presto si insedierà alla presidenza della Sacal, chiamata a garantire una corretta gestione e una indispensabile crescita nei tre scali aerei della Calabria. La sua scelta, che viene orgogliosamente rivendicata dal governatore Gerardo Mario Oliverio, dovrebbe servire a far dimenticare tante cose non belle che ruotano ancora oggi attorno alla società. L’arrivo dell’attuale prefetto di Caserta, a conclusione di una brillante carriera che lo ha visto anche questore di Catanzaro, capo della Criminalpol calabrese e direttore nazionale della Dia, in effetti blocca alcune pericolose procedure e rinvigorisce una credibilità politica ridotta al lumicino.
Dovrà aspettare ancora qualche giorno, De Felice, per insediarsi, visto che la sua domanda di aspettativa, giunta inaspettata al Ministero dell’Interno, deve essere ancora ratificata. Ciò è necessario per il fatto che De Felice arriva alla presidenza non nella qualità di prefetto ma su designazione politica, il che lo rende incompatibile con l’attuale incarico. Qualche settimana di aspettativa servirà, infatti, a coprire il periodo (due settimane circa) che va tra la nomina e il collocamento in pensione per raggiunti limiti d’età. Il che conferma un dettaglio solo apparentemente insignificante: la scelta di De Felice al vertice della Sacal è da ascrivere totalmente al governatore Oliverio, posto che lo stesso Marco Minniti ne è stato informato solo dopo la presentazione della richiesta di aspettativa.
Un primo effetto positivo, comunque, tale nomina lo porta in dote: Raffaele Cantone ha bloccato la procedura, avviata su richiesta della Procura di Lamezia Terme e del prefetto di Catanzaro, di commissariare la Sacal dopo gli arresti per corruzione dei suoi vertici amministrativi e gestionali.
La presidenza affidata a un prefetto con un passato da direttore centrale della Dia non può che superare qualsivoglia figura alternativa a scelta del responsabile nazionale dell’anticorruzione.
Ciò detto, aspettiamo altre risposte dai vertici della Regione Calabria. Ricordiamone alcune. Intanto aspettiamo di sapere se Mario Oliverio ha concluso i suoi accertamenti per decidere se querelare chi ha chiesto per suo conto dieci stagisti da assumere con “Garanzia giovani”, ovvero il giornalista che ne ha pubblicato le intercettazioni, inventandosele (secondo l’incauto governatore) di sana pianta. Poi ci sarà da spiegare perché la Regione Calabria ha scelto come suo rappresentante in Sacal, prima dello tsunami giudiziario, il capo di gabinetto Pignanelli e non un tecnico o un politico con competenze specifiche. E si attende ancora di sapere se i bandi regionali viziati da raccomandazione e corruzione sono stati revocati o meno e se la Regione Calabria sarà parte civile nell’inchiesta contro gli amministratori della Sacal.
De Felice farà sicuramente bene in futuro ma i conti con il passato non si estinguono attraverso la sua nomina che, anzi, ripropone il principale nodo politico, quello che sancisce il totale fallimento della classe dirigente calabrese, nel momento in cui per far fronte alle emergenze, tutte di natura giudiziaria, il governatore non può, o non sa, fare di meglio che rivolgersi a figure istituzionali di taglio militare o investigativo: il porto di Gioia Tauro è commissariato e affidato a un ammiraglio delle capitanerie di porto; Calabria Verde è commissariata e affidata a un generale dei carabinieri; la Sacal, per evitare il commissariamento, viene affidata alla presidenza dell’ex direttore della Dia. 
Un ammiraglio, un generale e un prefetto ai vertici di tre dei quattro settori più importanti per l’economia regionale, neanche nel Cile di Pinochet. 

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