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La questione morale e lo smemorato De Gaetano

Sfodera l’arroganza dei tempi migliori, Nino De Gaetano e alle tre righe tre che gli dedichiamo nel nostro editoriale sulla “questione morale” che assedia il Pd calabrese, replica con una bordata d…

Pubblicato il: 31/05/2017 – 8:54
La questione morale e lo smemorato De Gaetano

Sfodera l’arroganza dei tempi migliori, Nino De Gaetano e alle tre righe tre che gli dedichiamo nel nostro editoriale sulla “questione morale” che assedia il Pd calabrese, replica con una bordata di insinuazioni, minacce e allusioni.
A De Gaetano piace il gioco pesante, vediamo di non deluderlo.
Ecco cosa scrive: «Senza voler entrare nel merito dell’analisi e delle considerazioni politiche fatte dal giornalista, che sono e rimangono comunque valutazioni soggettive, ho ritenuto giusto, nell’interesse del diritto di chi legge i quotidiani a essere correttamente informato sui fatti, rettificare alcune affermazioni estremamente gravi e soprattutto non vere. Nell’articolo, infatti, in una prima stesura veniva scritto che sono stato arrestato per voto di scambio e concorso esterno (cosa priva di qualsiasi fondamento oltre che lesiva della mia persona!) e, in seguito, veniva modificato asserendo che io sarei stato indagato per concorso esterno e che la prima giunta Oliverio sarebbe stata “azzerata” per via della mia presenza. Invero, preciso di non aver mai ricevuto alcun avviso di garanzia né mi risulta essere mai stato iscritto nel registro degli indagati con riferimento al reato dal giornalista ipotizzato nell’articolo. Come ho appena detto, si tratta di affermazioni non vere e gravi. Sono gravi soprattutto alla luce del fatto che vengono da un giornalista che sa, fin troppo bene, cosa sia il reato di concorso esterno. Senza voler fare il garantista di me stesso e dire che nessuno può essere considerato colpevole fino alla condanna definitiva, desidero ribadire che non sono mai stato neppure indagato per concorso esterno. Riguardo poi al provvedimento dei domiciliari, il giornalista ha dimenticato di dire che la Cassazione, con motivazione coerente ed esente da censure anche di ordine morale, ha annullato il provvedimento adottato dai magistrati di Reggio e lo ha fatto non per un errore di forma o per qualche cavillo legale, ma perché ha accertato che non c’erano assolutamente i presupposti per disporre la misura restrittiva. Riguardo all’azzeramento della giunta infine, anche qui, il giornalista ha lavorato molto di fantasia: le ragioni dell’azzeramento sono state di carattere squisitamente politico, dato che io, appena mi è stata comunicata l’ingiusta misura restrittiva, mi sono immediatamente dimesso da assessore, tant’è che il presidente Oliverio azzerava la giunta ben 20 giorni dopo le mie dimissioni. A proposito di questione morale, cerchiamo di fare tutti la nostra parte, sia chi fa politica, sia chi informa i cittadini, perché non dobbiamo dimenticare che sono i cittadini ad esprimere la classe politica e spesso il voto è anche frutto delle informazioni che i cittadini/elettori apprendono dai terzi, giornalisti inclusi».
E già che ci siamo, ecco in chiusura, la «riserva di ogni più opportuna azione per la tutela dei miei diritti».
De Gaetano sa bene che il cronista tutto può fare, quando si tratta della Regione Calabria, tranne che ricorrere alla fantasia, posto che la realtà quotidiana supera anche la più perversa forma di fantasia. La questione morale appartiene a lui e solo a lui e non già a chi “informa”. Non fosse altro per il semplice fatto che non ci siamo rivolti alla ‘ndrangheta per chiedere che la gente segua il nostro lavoro e legga il nostro giornale. Si è invece rivolto ai clan il suocero di De Gaetano quando si trattava di raccogliere i voti necessari ad eleggerlo in Consiglio regionale. Chiaro?
È vero, invece, che sono i cittadini a esprimere la classe politica. Infatti il 54% dei cittadini calabresi alle regionali del 2014 ha deciso, schifato, di non andare a votare. Ed è ancora più vero che i cittadini debbano essere informati, ma proprio questo manda fuori di testa il politicume odierno.
E veniamo al merito: De Gaetano sostiene di essere indagato solo per Rimborsopoli ed anche ingiustamente. Vediamo di rinfrescargli la memoria, e di colmare la lacuna di chi avrebbe mancato di informarlo non solo di essere indagato per avere avuto appoggio elettorale dalla ’ndrangheta, ma persino di essere stato oggetto di una richiesta di arresto da parte della Squadra mobile di Reggio Calabria.

La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria si occupa del nostro bacchettatore già nel 2010 quando inizia ad indagare sui 25 fiancheggiatori che coprivano la latitanza di Giovanni Tegano, boss di prima grandezza della ’ndrangheta reggina. Prenda appunti De Gaetano, e magari anche Magorno, Oliverio e qualche altro, di quanto scrivono i pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Stefano Amendola: «Si tratta di una vicenda particolare e incresciosa, che squarcia in modo violento alcuni retroscena legati alle discutibili metodologie di appoggio e promozione politico-elettorale adottate in questo capoluogo da esponenti delle cosche mafiose». Cosche che per i pm si erano attivate «nel far propaganda elettorale a favore dell’esponente di “sinistra” De Gaetano, attraverso  in particolare l’attiva mediazione dei fratelli Pellicano, Giovanni e Francesco, associati apicali della predetta associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetista ed in contatto con le altre famiglie ‘ndranghetiste calabre». È proprio monitorando i Pellicano che inquirenti e investigatori sono arrivati a scoprire il quasi insospettabile appoggio per il politico, che nei panni di consigliere comunale di Reggio Calabria aveva addirittura ricoperto il ruolo di presidente della Commissione contro il fenomeno della mafia in Calabria.

Così, a fine dicembre 2012, la Squadra mobile di Reggio  Calabria chiede l’arresto dell’allora consigliere regionale Nino De Gaetano. Una richiesta – emerge da una delle informative depositate agli atti dell’inchiesta il Padrino – che gli investigatori hanno girato alla procura rimettendosi ai magistrati per «la  corretta configurazione del reato di scambio elettorale politico mafioso», ma sottolineando che per Nino De Gaetano, il suocero Giuseppe Suraci, il medico Francesco Pellicano (finito a processo e poi assolto, ndr) insieme al fratello Giuseppe  e altri otto indagati Alfredo Ascioti, Francesco Barbera, Sebastiano Giorgi, Giovanni Marrapodi, Carmelo Muià, Domenico Pelle, Sebastiano Pelle e Francesco Vazzana «alla luce degli elementi sopra evidenziati e di già agli atti di codesta Direzione distrettuale antimafia versati, si ritengono ampiamente sussistenti (…) i requisiti per l’emissione, salvo detenzione per altra causa, di idoneo provvedimento restrittivo». E la Mobile va oltre, aggiungendo che «stante la costante attualità dei dati forniti e la tipologia dei reati ascritti» ci sarebbero anche i presupposti per provvedimenti «di cui all’art. 384 c.p.p», cioè il fermo di indiziato di delitto, con cui la Procura può chiedere l’arresto degli indagati senza passare dal gip, che sarà in seguito chiamato a valutare le esigenze cautelari. 
Cosa era accaduto di nuovo per spingere la Squadra mobile a chiedere la cattura di De Gaetano? Semplice: il 28 aprile dello stesso anno, nel corso delle perquisizioni nel covo che per mesi aveva ospitato il boss latitante Giovanni Tegano erano stati rinvenuti «numerosi biglietti da visita del politico locale De Gaetano Nino, segretario regionale del partito della Rifondazione comunista ed ex consigliere ed assessore regionale al Lavoro e alle Politiche sociali della giunta regionale uscente». Troppi – hanno considerato all’epoca gli investigatori – perché si trattasse solo di una casualità, ma in numero sufficiente da far pensare che «potessero essere utili ad una campagna promozionale in favore del politico». Poi ci sono le dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia che spiegano le rag
ioni per le quali Nino De Gaetano stava tanto a cuore ai clan reggini, al punto da mandare emissari a San Luca, Grotteria, Locri, Africo, Gioiosa Jonica, Rosarno, Gioia Tauro e via dicendo per invitare amici e amici degli amici a non far mancare il loro supporto elettorale al giovane politico rampante.
Va bene così? Siamo stati esaustivi e completi nel dare informazione ai cittadini? In effetti forse ha ragione De Gaetano, con le sole tre righe del nostro editoriale a lui dedicate non lo eravamo stati. Grazie per averci fornito l’occasione di rimediare.

 

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

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