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Lamezia, Ruberto potrebbe tornare in consiglio comunale

LAMEZIA TERME Nell’atto che notifica l’insediamento della commissione d’accesso al Comune di Lamezia Terme sono tre le figure che la Prefettura di Catanzaro segnala come punti di partenza per gli a…

Pubblicato il: 30/06/2017 – 11:12
Lamezia, Ruberto potrebbe tornare in consiglio comunale

LAMEZIA TERME Nell’atto che notifica l’insediamento della commissione d’accesso al Comune di Lamezia Terme sono tre le figure che la Prefettura di Catanzaro segnala come punti di partenza per gli accertamenti: Giuseppe Paladino, ex vice presidente del consiglio comunale, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, secondo le risultanze dell’indagine antimafia “Crisalide”, avrebbe chiesto aiuto alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri per il procacciamento di voti; Marialucia Raso, ex consigliere di maggioranza, fidanzata con uno degli arrestati nella stessa operazione, Alessandro Gualteri; il consigliere di opposizione Pasqualino Ruberto, indagato anch’egli per concorso esterno con le stesse accuse mosse a Paladino, si era dimesso in seguito ad un’altra indagine della Dda di Catanzaro che lo aveva portato agli arresti lo scorso due febbraio, l’operazione “Robin Hood” sulla presunta distrazione di fondi comunitari destinati al Credito sociale nella quale Ruberto è coinvolto in qualità di ex presidente della fondazione Calabria Etica. 

RUBERTO NON È UN EX Ma – per quanto riguarda il suo posto in consiglio comunale Ruberto – rimpiazzato nel frattempo da Davide Mastroianni, può essere considerato un ex? Parrebbe di no. Le dimissioni di Ruberto non sarebbero valide perché spedite, qualche giorno dopo il suo arresto, dal carcere e mai autenticate di persona come chiede il regolamento. Inoltre, una volta tornato in libertà (le esigenze cautelari sono cessate il tre maggio scorso) viene meno nei confronti dell’indagato la sospensione che segue la misura cautelare. Le dimissioni andrebbero presentate personalmente e assunte immediatamente. Quindi? Quindi oggi, non essendo mai state perfezionate le dimissioni, al posto di Ruberto vi è una «sostituzione temporanea tramite supplente». E di questo non possono non esserne a conoscenza i più alti scranni dell’amministrazione comunale. 

IL DIFFICILE MAKE UP ALLA CREDIBILITÀ L’operazione per il rinnovo dell’immagine nel Comune di Lamezia ha portato non pochi conflitti. Molte riunioni e più di una frizione, per esempio, sono sorte all’interno della maggioranza che governa il Comune di Lamezia Terme riguardo alle dimissioni di Marialucia Raso, consigliera di Lamezia Unita, gruppo che sostiene il sindaco Paolo Mascaro. La consigliera si era autosospesa «fino al chiarimento della vicenda giudiziaria dall’attività politica del gruppo di Lamezia e dall’attività istituzionale del Comune di Lamezia Terme». Ma questa scelta non era bastata e, dopo l’inserimento della commissione d’accesso, il sindaco aveva spinto per le dimissioni. Dopo “Crisalide” le dimissioni spontanee sono arrivate numerose: l’assessore Massimiliano Carnovale, che non nasconde la sua decisione dovuta proprio agli elementi sorti nell’indagine e a un confronto con i vertici del suo partito, Alternativa popolare, in particolare con il senatore Tonino Gentile; l’assessore Angelo Bilotta che parla di inconciliabilità tra la sua carica e gli impegni di lavoro; il presidente del consiglio comunale, Francesco De Sarro, che ha lasciato la sua carica dopo oltre un anno di polemiche quando cioè si è saputo, a marzo scorso, che suo padre risulta indagato per una per una presunta compravendita di voti in favore del figlio; e infine il presidente dell’Ente Fiera, Maurizio Vento, la cui nomina ad agosto 2015 diede vita sospetti e malumori, che se ne va assicurando che la sua decisione «è assolutamente e nettamente svincolata dalla contingente fase che sta sfiorando la vita politica lametina». In ordine cronologico, a far traballare la credibilità del consiglio comunale le recenti vicende che hanno coinvolto la capogruppo di Forza Italia, Carolina Caruso. A lei e al marito Giuseppe Cristaudo giovedì la Guardia di finanza di Catanzaro ha sequestrato beni per oltre tre milioni di euro. Insieme al commercialista Battista Cristaudo sono a vario titolo accusati di bancarotta fraudolenta, omessa dichiarazione dei redditi e peculato. La Caruso, inoltre, nell’ambito dell’inchiesta su Calabria Etica, viene citata nel primo capo di imputazione di abuso d’ufficio contestato a Pasqualino Ruberto e Vincenzo Caserta, e il suo nome appare, tra le persone considerate «vicine a Ruberto anche a fini clientelari», viste le imminenti, all’epoca, amministrative comunali del 2015. La domanda è se i guai della Caruso avranno ripercussioni in seno al consiglio comunale come è stato per De Sarro e tutti gli altri. Nel frattempo, in questo saltare di equilibri e scivolare di dimissioni, qualcuno si chiede: e se Pasqualino Ruberto tornasse in consiglio comunale?

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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