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Calabria assediata dagli incendi, evacuate tre famiglie nel Cosentino

CATANZARO È proseguita per tutta la notte l’emergenza incendi in Calabria. Anche stamane la provincia di Catanzaro continua a bruciare. Diversi roghi stanno divorando aree di macchia mediterranea. …

Pubblicato il: 24/07/2017 – 11:22
Calabria assediata dagli incendi, evacuate tre famiglie nel Cosentino

CATANZARO È proseguita per tutta la notte l’emergenza incendi in Calabria. Anche stamane la provincia di Catanzaro continua a bruciare. Diversi roghi stanno divorando aree di macchia mediterranea. Durante la notte le fiamme hanno avvolto un’ampia zona nel territorio di Andali, nella Presila catanzarese. A Sant’Andrea dello Jonio, le fiamme hanno causato disagi alla circolazione stradale sulla statale 106. Sono due gli incendi ancora attivi nella provincia che vedono all’opera personale di Calabria Verde, l’azienda forestale regionale, Vigili del Fuoco e volontari. Ieri in tutta la regione erano stati registrati 128 incendi.

OPERAI FERITI Tre operai dell’azienda “Calabria verde” impegnati nell’opera di spegnimento di un incendio tra Andali e Cervia, nel catanzarese, sono rimasti feriti in maniera non grave dopo che il mezzo su cui viaggiavano si è rovesciato. I tre stavano percorrendo una strada sterrata per raggiungere il luogo dell’incendio quando la strada stessa ha ceduto facendo ribaltare il mezzo. Soccorsi, i tre hanno riportato ferite lievi.

LA SITUAZIONE ATTUALE Allo stato sono 22 i roghi attivi nella regione. Le province più colpite sono quelle di Cosenza e Reggio Calabria, con 9 e 8 incendi, seguite da Vibo Valentia (3) e Catanzaro (2). Oltre a numerose squadre a terra dei vigili del fuoco e di Calabria Verde, stanno operando in Calabria canadair ed elicotteri impiegati sulle situazioni più difficili. Un aereo ed un elicottero di Calabria verde sono impegnati a Domanico, nel Cosentino, dove le fiamme si sono sviluppate ieri arrivando a lambire le abitazioni. Sempre nel Cosentino, due elicotteri sono in azione a Morano e a Mormanno. Nel reggino, invece, due canadair sono impegnati per un vasto incendio a Montebello Ionico.

EVACUAZIONI NEL COSENTINO Alcune famiglie di San Benedetto Ullano, nel Cosentino, hanno dovuto abbandonare, questa mattina, le loro abitazioni a causa degli incendi che stanno interessando l’area. Sul posto, oltre che i Vigili del Fuoco, anche le forze dell’ordine, che hanno interdetto al traffico alcune strade. Sono stati richiesti anche dei mezzi aerei per fermare l’avanzata del fronte del fuoco.

CUFARI (ORDINE AGRONOMI): «MANCANZA DI PREVENZIONE PRIMA CAUSA» «Attribuire le cause alla sola dismissione del Corpo forestale dello Stato, per quanto negli anni passati abbia svolto un ruolo fondamentale nelle azioni di spegnimento attraverso il coordinamento del cosiddetto Dos “Direzione delle operazioni di spegnimento”, ci porterebbe ad analizzare un solo aspetto del problema degli incendi ossia appunto lo spegnimento, la fase in cui si deve limitare il danno; ma è noto che se si vogliono evitare le calamità bisogna agire in primis nella fase della prevenzione». È quanto si legge in una nota dell’Ordine provinciale di Cosenza degli agronomi e forestali. «Prevenire un incendio boschivo – afferma Francesco Cufari, presidente dell’Ordine – si deve e si può fare con una nuova e più illuminata gestione del bosco che in Italia ed in particolare in Calabria rappresenta un vero patrimonio naturalistico ed ambientale oltre che rappresentare una risorsa economica rilevante. La gestione selvicolturale delle aree silvo-pastorali che interessa in maniera esclusiva e diretta la nostra categoria e riveste quindi un ruolo importante nella prevenzione e previsione del fenomeno degli incendi boschivi». Prevenzione e previsione, in termini selvicolturali, prosegue la nota, «significa pianificare e gestire le aree boscate; la manutenzione delle piste forestali, gli interventi colturali sui soprassuoli forestali (ripuliture, sfolli, spalcature, fascie parafuoco,ecc.), sono tutte operazioni che negli ultimi decenni, per una serie di motivazioni, si attuano sempre meno».
«Per affrontare il problema in termini di prevenzione – si legge ancora – ci aiuta un dato di fatto: gli incendi colpiscono, ciclicamente, sempre le stesse zone e probabilmente ad incendiare sono sempre le stesse persone. Qui gli incendiari trovano terreno fertile o meglio bosco fertile, per mettere in atto i loro propositi criminali; quindi agiscono non a caso ma dove possono avere più probabilità di portare a termine il compito criminale. La mappatura di queste zone è di facile individuazione e rappresenta una superficie non molto vasta dove la prevenzione degli incendi può essere attuata efficacemente con vari strumenti. Si potrebbe proporre agli agricoltori di adottare dei piani di gestione mirati alla prevenzione; si potrebbe prevedere un obbligo aggiuntivo sulla condizionalità, riconoscendo adeguati incentivi, sul contributo a superficie, nel caso di attuazione di piani di gestione ordinaria finalizzati alla prevenzione degli incendi». «Insomma – sottolinea Pietro Palazzo, dottore agronomo – occorre fare qualcosa nella prevenzione attraverso in primo luogo i soggetti che presidiano e controllano il territorio da secoli, siano essi enti pubblici o privati, incentivando gli stessi a programmare ed attuare azioni di manutenzione ordinaria delle superfici boschive più soggette agli incendi».
Ad oggi, è scritto nella nota, «gli unici interventi mirati che si possono attuare, sia per i proprietari pubblici che privati, sono quelli che fanno riferimento ai fondi di finanziamento comunitario del Psr Calabria 2014-2020 e in particolare alla Misura 8 ‘Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditivita’ delle foreste”».
«E anche per questi motivi – conclude Andrea Bellusci, dottore forestale e coordinatore della Commissione sistemi montani e foreste – che, l’Ordine territoriale insieme a tutta la Federazione ha ritenuto indispensabile e fondamentale richiedere al dipartimento Agricoltura una doverosa, necessaria e congrua proroga della scadenza del Bando relativo alla misura in oggetto fino al superamento del periodo di più elevato rischio, anche perché in diverse aree in cui erano stati previsti interventi di prevenzione, questi eventi calamitosi hanno modificato lo stato dei luoghi».

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