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Palmi, indagini «ampie» sull'omicidio dell'ex pentito

REGGIO CALABRIA «È un pessimo segnale, ampiamente preoccupante. Per questo da parte dell’Ufficio di procura e degli investigatori c’è più che la massima attenzione al caso». Non usa mezzi termini i…

Pubblicato il: 02/08/2017 – 16:19
Palmi, indagini «ampie» sull'omicidio dell'ex pentito

REGGIO CALABRIA «È un pessimo segnale, ampiamente preoccupante. Per questo da parte dell’Ufficio di procura e degli investigatori c’è più che la massima attenzione al caso». Non usa mezzi termini il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. L’omicidio dell’ex pentito Pasquale Gagliostro, freddato questa mattina attorno alle 7.30 in un terreno di sua proprietà a Palmi, è «preoccupante». L’ex collaboratore è rimasto vittima di un agguato nonostante fosse sottoposto ad una blanda sorveglianza radiocollegata e da tempo fosse abituato a stare in guardia e attento ad ogni minimo segnale.

PERCORSO CONTROVERSO Per anni sotto protezione, poi uscito dal programma anche a causa di una serie di reati commessi negli anni in cui era formalmente un “collaboratore”, da tempo Gagliostro era tornato in Calabria, nei territori del suo ex clan, quello dei Parrello. Ma aveva continuato – più o meno – a testimoniare. Di recente però, chiamato a rendere dichiarazioni al processo Orso, si era chiuso nel silenzio a causa – aveva detto all’epoca – di una serie di minacce ricevute.

MASSIMA PRIORITÀ Quali? Da parte di chi? Non è mai stato dato sapere. Tanto meno se è fra gli autori di tali intimidazioni che vanno cercati i suoi assassini. «Stiamo sviluppando le indagini in varie direzioni, al momento ci sono varie ipotesi in campo e stiamo seguendo varie piste. Per noi quest’indagine è prioritaria, tanto che il comandante provinciale dei carabinieri Giancarlo Scafuri sta seguendo personalmente gli sviluppi» spiega il procuratore Cafiero de Raho. Un primo punto sugli approfondimenti in corso verrà fatto in serata, anche all’esito dei primi elementi raccolti dagli investigatori ascoltando i parenti dell’ex pentito.

IL NODO Quello che bisogna in primo luogo capire è se la ragione della morte di Gagliostro sia da ricercare nelle sue attività da pentito o nella seconda fase della sua vita, quando è uscito dal programma di protezione ed è rientrato in Calabria. «L’indagine – dice Cafiero – al momento è necessariamente ampia».

L’APPORTO DA COLLABORATORE Non è dato sapere cosa l’ex collaboratore abbia fatto negli ultimi anni. Da collaboratore, Gagliostro ha parlato di molte cose. Ha fornito elementi importanti per smantellare il suo clan, radicato nella Piana, ma ha anche allertato su un possibile attentato ai danni di Nicola Gratteri, mettendo gli investigatori a conoscenza di notizie circolate in carcere. Di recente, alcune sue vecchie dichiarazioni sono finite anche agli atti del procedimento “‘Ndrangheta stragista”, che ha svelato il coinvolgimento della ‘ndrangheta nella strategia di generale destabilizzazione negli anni Novanta messa in atto dalle mafie, con l’appoggio di servizi e massoneria, per imporre un soggetto politico compiacente.

LE CONFIDENZE SUGLI ATTENTATI AI CARABINIERI Un piano in cui per il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo entrano a pieno titolo anche gli attentati che sono costati la vita ai carabinieri Fava e Garofalo e serie ferite ad altri due. Proprio su questi episodi, Gagliostro nel ’94 ha messo al corrente i magistrati delle confidenze raccolte in carcere da uno degli accusati di quei delitti, Massimo Carella, poi assolto da ogni accusa. Secondo quanto riferito da Gagliostro, Carella gli avrebbe assicurato la propria assoluta estraneità ai tre attentati, puntando invece il dito contro Consolato Villani, Giuseppe Calabrò e Pietro Lo Giudice.

LA FRAGILITÀ DEL DE RELATO Dichiarazioni al tempo valutate con freddezza dalla Corte perché tutte de relato. Medesima valutazione fatta di recente dal gip, che sottolinea «le dichiarazioni del Gagliostro — il cui unico merito, appare, oggi, quello di avere speso parole per cercare di affermare, sia pure con argomenti ed indicazioni errate, l’estraneità, questa invece, vera ed effettiva, di Carella e Quattrone dagli agguati ai carabinieri che, ricordiamolo, erano fondate – come rettamente osservato dalla Corte – non sulla conoscenza di fatti vissuti personalmente, ma su circostanze che gli risultavano da confidenze (per di più risalenti a coloro i quali erano direttamente implicati nei procedimenti penali in corso su quei fatti)».

NESSUNA IPOTESI ESCLUSA Coerenti con quanto riferito da Villani, dunque pienamente credibili risultavano – continua il gip dell’inchiesta “’Ndrangheta stragista” – quella parte di dichiarazioni riguardanti «i rapporti fra i diversi soggetti convolti in quelle vicende, le trattative (poi abortite) queste si realizzatesi sotto gli occhi del Gagliostro, che nel carcere si svolgevano per “aggiustare” il processo ed altri dati di contorno». Al riguardo spiega infatti Cafiero de Raho che «le dichiarazioni di Gagliosto finite agli atti dell’inchiesta non sono chiarissime», ma considerando la delicatezza dei temi trattati nessuno si sente di escludere alcuna ipotesi.

a. c.

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