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Un voto di qualità contro la malapolitica

La ricerca del consenso in politica è una pratica legittima e anche indispensabile se rispetta l’ortodossia. Non lo è, secondo una visione comune, il passaggio da uno schieramento ad un altro pur e…

Pubblicato il: 08/01/2018 – 9:13

La ricerca del consenso in politica è una pratica legittima e anche indispensabile se rispetta l’ortodossia. Non lo è, secondo una visione comune, il passaggio da uno schieramento ad un altro pur essendo contemplato dalla Costituzione che, all’art. 67, riconosce al parlamentare la mancanza di vincolo di mandato. Ciò significa che deputati e senatori possono votare anche in difformità alle indicazioni del proprio schieramento e non decadono se cambiano partito. Questo articolo fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento.
Un tempo, durante il periodo della cosiddetta prima repubblica, i cambi di casacca non erano così frequenti e numerosi come quelli di oggi. Probabilmente è il sistema politico che attraversa una involuzione e tende ad allontanarsi sempre più dagli aspetti etici fondamentali su cui si reggevano i partiti che erano costituiti dai leader, dai metodi e dai valori di riferimento. Se scompare anche l’ideologia il gioco sarà completato. Se verranno meno anche le idee e le finalità a base del programma di ciascuno schieramento, l’opera si può considerare interamente realizzata e la definizione di “partito personale” avrà avuto il suo riconoscimento sostanziale. Intanto si va indebolendo sempre di più il complesso delle idee e delle finalità che erano alla base del programma di ciascun gruppo e costituivano i valori fondanti attraverso i quali si chiedeva agli elettori sostegno per governare il Paese, la Regione e, un tempo, le province ed i Comuni. E chi era in disaccordo doveva aspettare un mandato o una crisi di governo per indicare il suo progetto e le sue prospettive di governo.
Così non è più. Oggigiorno si tende ad omologare un sistema che si basa prevalentemente sui media (tendono a scomparire i comizi in piazza) con contenuti e progetti che, salvo casi sporadici se non eccezionali, sono sovrapponibili tra tutti i competitori. Il risultato finale è che si sta modificando una classe politica che dimostra di privilegiare la forma alla sostanza, la rapidità della comunicazione televisiva per comunicare. Tutto, infatti, tende ad essere appiattito, standardizzato; non c’è più il distinguo dell’appartenenza, come se il sistema non trovasse di meglio che proporre le sue scelte sul presupposto della simpatia e dell’antipatia e non più avendo riguardo per i valori intrinsechi del movimento. Non si fanno più sforzi per convincere l’elettore a scegliere valutando la bontà della proposta che gli si offre, tralasciando di confrontarsi sui programmi che guardano alla crescita del Paese e della comunità. 
L’impoverimento dell’ideologia, e dunque il suo graduale venir meno dall’agone politico, favorisce il principio di opportunità che, ad uno stadio più alto, può significare privilegiare la forma alla sostanza. A ciò si aggiunga che la rapidità della comunicazione televisiva ormai ha soppiantato il valore del confronto verbale e dell’argomentare. Tutto sembra standardizzato; tutto senza più quel solco profondo dell’elemento ideologico, come di chi agisce mosso solo da simpatia o da antipatia. L’elettore è considerato un mezzo, una preferenza; non si tenta più di recuperare la bontà della propria proposta politica e metterla sul tavolo del confronto facendo leva sul ragionamento sperando di essere pervasivi. 
Il venir meno della dottrina che aveva anche un ruolo di amalgama del gruppo inevitabilmente infonde al politico l’opportunità di cambiare schieramento pur di rimanere sempre a galla e rimette al miglior offerente i suoi servigi. Gli esempi in Parlamento si contano a diecine pur trattandosi di un sistema che, tutto sommato, può generare qualunquismo. Comportamenti deleteri soprattutto per quanto riguarda il processo di formazione dei giovani che si vogliono avvicinare alla politica perché li spingono a considerarla come un posto di lavoro ben retribuito piuttosto che un servizio da rendere al Paese.
Altro elemento da non sottovalutare ai fini della perdita di credibilità delle organizzazioni partitiche è costituito dal cosiddetto fenomeno del “cambio di casacca’’. Il numero e la frequenza con cui si manifesta offre un esempio di disinvoltura del fenomeno che lo pone quasi tra le vicende abituali: In Parlamento, secondo i dati forniti da Openpolis, sono 526 i “voltagabbana”: 297 alla Camera e 229 al Senato. Mai prima un risultato così consistente. Negli anni della tanto vituperata prima repubblica il “passaggio” da uno schieramento all’altro fu molto raro anche se tanti di quegli episodi, come questi ultimi, hanno una ben precisa radice: l’opportunismo che rappresenta la più grave patologia della politica nostrana.
Così stando le cose, la democrazia rischia sempre più di indebolirsi diventando subalterna alle lobbies. Il rischio è reale ed è destinato a diventare irreversibile se non si trova l’antidoto. Se la società non ne prende atto e non mette all’indice i “raccoglitori di voti” e non decide di bocciare elettoralmente quella pletora di incolti e nullafacenti che hanno l’ardire di proporsi e di ambire a mete sempre più alte, il Paese è destinato a regredire sempre più. Il ricorso alle scelte mediante le capacità culturali e professionali dei candidati è elemento indispensabile se si vuole essere considerati in un sistema globalizzato, cresciuto più rapidamente dell’economia mondiale che tende ad una sempre maggiore interdipendenza delle economie dei vari paesi europei le cui attività determinano anche interdipendenze nell’ambito sociale, culturale e tecnologico. 
Mandare in Parlamento persone oneste, ma che non abbiano le capacità culturali di intercettare e confrontarsi con quei bisogni, equivale a rinunziare a qualsiasi processo evolutivo del proprio Paese. E ciò vale per tutti a prescindere dalla collocazione politica di ciascuno. Bisogna avere la forza di selezionare per crescere e per essere competitivi. 
Essere capaci di alzare l’asticella qualitativa della rappresentanza è un servizio che si deve al Paese e agli italiani.  

 

*giornalista

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