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STIGE | Pistole e cioccolatini

La cosca Farao-Marincola di Cirò Marina è cosca armata. L’inchiesta “Stige” della Dda di Catanzaro lo mette in evidenza attraverso una inequivocabile serie di intercettazioni ambientali.Di armi gli…

Pubblicato il: 17/01/2018 – 13:57
STIGE | Pistole e cioccolatini

La cosca Farao-Marincola di Cirò Marina è cosca armata. L’inchiesta “Stige” della Dda di Catanzaro lo mette in evidenza attraverso una inequivocabile serie di intercettazioni ambientali.
Di armi gli indagati parlano in assoluta libertà e scioltezza. Francesco Tallarico è tra i vertici della cosca, compone il direttorio quale responsabile del comune di Casabona, controlla una serie di imprese, specie nel settore della distribuzione di semilavorati per pizza. Giuseppe Sestito è tra i responsabili di Cirò Superiore, controlla le imposizioni dei prodotti vinicoli. Le armi devono essere provate personalmente, se ne discute, caratteristiche e affidabilità, come fossero automobili, attrezzi da giardino.
Il sette ottobre 2017, Sestito esalta le caratteristiche di un’arma davanti a Tallarico e altre persone. «Te la faccio vedere, guarda che è una cosa curiosa che non puoi capire!». «Ha una sicurezza questa – continua Sestito – che la puoi metter pure se ci sono i bambini… la puoi mettere pure sul tavolo caricata che non … allora non … non c’ha il cane».

IL PACCO SBAGLIATO Le armi viaggiano tra l’Italia e la Germania, trasportate da corrieri a volte improvvisati. Questo emerge chiaramente nel corso di una conversazione tra Tallarico e Alessio Domenico, detto “Frank”, imprenditore legato al clan. È luglio del 2017. Tallarico ride. Dice di avere chiesto ad un amico che sta a Stoccolma di mandargli delle armi: «Gli ho detto mandami quattro o cinque pistole buone a tamburo che là in Germania ci sono le smith & wesson… le 357, le 44 magnum». L’amico obbedisce e manda «tre pistole nello scatolo nuove nuove». A trasportarle è un vecchietto tra i 65 e i 70 anni che viaggia col figlio con un camion dalla Germania, «Monaco, Stoccarda e porta pacchi». Il pacco, però, non è intestato a nome di Tallarico ma di un altro. Così accade che il giorno della consegna Tallarico apre il pacco e trova una scatola di cioccolatini e qualche bottiglietta di amaro Underberg. Tallarico ha un momento di smarrimento, credendo, forse, che il suo amico dalla Germania sia impazzito: «Che cazzo mi ha mandato questo?»
Le pistole sono finite altrove. Sono finite a casa di una vecchina che si aspettava amaro e cioccolatini e si trova tra le mani tre pistole nuove nuove.
La donna apre il pacco e richiama l’autista: «Ma che cazz… sono arrivati cannoncini qui», pare abbia detto. Il corriere evidentemente capisce e aggiusta le cose.
Il racconto di Tallarico non necessita, scrive il gip, di particolari illustrazioni: «Il cazzo del pacco lo intestano no a nome mio a nome di un altro …[ridono]… e lo portano… lo portano ad una casa e questa vecchia apre il pacco …[ridono]… a me mi arriva un pacco di underberg e cioccolata e a quella le arrivano le pistole …[ride]… io vado ad aprire il pacco e c’era l’underberg e la cioccolata … “che cazzo mi ha mandato questo?”. Quella apre il pacco e prende e chiama l’autista… chiama il vecchiarello… “ma che cazz… sono arrivati cannoncini qui”… ha detto …[ridono]… gli ha detto vedi che quelli sono i miei… non me lo poteva dire però questo».

SE GIRI CON LA FAMIGLIA NON TI FERMA NESSUNO È sempre dall’estero che arrivano le armi di cui parla Francesco Tallarico. Armi che gli avrebbe procurato Giuseppe Sestito e armi che, sempre all’estero, deteneva per suo conto Franco Bonesse, emissario della cosca a Stoccarda. «Il compare Pino ci ha preso le cose… le Glock … con un’altra pistola ventidue colpi, fibra di carbonio nero opaco e ha messo il silenziatore Bum davanti piccolo, piccolo non quello grande, ora ci manda i due blocchetti poi li rompiamo e ci sono quelle cose… ha detto “vedi che vi mando due blocchi”», racconta il referente al Comune di Casabona. Il piano per mandarle è di nasconderle dentro due blocchi. A Como c’è un tale Lulù che sta facendo due caminetti. È lui che, probabilmente, prepara i blocchi. Le istruzioni sono di prendere il blocco e sbatterlo a terra, dentro c’è un involucro di polistirolo e dentro a questo ci sono le pistole, una per Tallarico e una per Pino, con tanto di iniziali. «Dice che con Lulù, c’è Lulù là che sta facendo due caminetti a Como, ha detto “poi prendi quel blocco sbattilo a terra che c’è il polistirolo dentro e dentro c’è… il blocchetto a faccia… a vista… come mi ha mandato quel vetro all’epoca, capito? Una a me e una a Pino c’ha messo le iniziali». Altre due armi sono da Franco in Germania: «altre due cose ce le ho da Franco in Germania, una 357 e una trentotto con la canna corta … se ci va qualche camion le faccio scendere». Il traffico, insomma, tra Italia e Germania c’è, attraverso camion/corrieri ma non solo. «Il problema – fanno notare – è chi le porta là». Ma Tallarico non sembra darsi peso: «Ma ora c’era Pino sennò me l’avevo portate… se giri con la famiglia non ti ferma nessuno, bambini, cose…».
Tallarico è sicuro della bontà dei traffici di armi tra Italia e Germania, ride con gli altri accoscati della disavventura della vecchina con le pistole. Non sa che, da lì a qualche mese, il clan di Cirò Marina cadrà nella rete di una delle operazioni antimafia più grosse degli ultimi 20 anni.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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