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Salvini il calabrese: a Reggio è acclamazione – VIDEO

REGGIO CALABRIA Salvini è abituato alle contestazioni, i calabresi sono un po’ meno abituati a Salvini. Ma loro, i calabresi, imparano presto. Basta una fotografia per capirlo: il teatro Odeon di R…

Pubblicato il: 14/02/2018 – 22:29
Salvini il calabrese: a Reggio è acclamazione – VIDEO

REGGIO CALABRIA Salvini è abituato alle contestazioni, i calabresi sono un po’ meno abituati a Salvini. Ma loro, i calabresi, imparano presto. Basta una fotografia per capirlo: il teatro Odeon di Reggio Calabria gremito, quasi stracolmo, pieno zeppo di simpatizzanti, di attivisti, di indecisi e anche di leghisti, di leghisti calabresi. Ci sono, esistono e la serata di Salvini in riva allo Stretto – tappa intermedia di un lungo tour in giro per l’Italia che lo vedrà impegnato fino al voto del 4 marzo – lo dimostra al di là di ogni dubbio. L’organizzatore, il coordinatore regionale del Carroccio regionale e candidato alle prossime politiche, Domenico Furgiele, è raggiante. La padrona di casa, Tilde Minasi, seconda nel listino per il Senato proprio dietro Salvini, lo è forse di più. Lui, «Matteo, Matteo», come gridano dalla platea, passa invece all’incasso e nel giorno di San Valentino riceve un regalo impensabile fino a quale anno fa: il sostegno di uno, cento, mille (?) calabresi. «Una sala così – dice allargando le braccia a mostrare la platea – tre o quattro anni fa sarebbe stata impossibile». Salvini è soddisfatto, ma non stupito. «Quando sono stato eletto a capo della Lega, ho deciso di parlare a tutto il Paese, perché le persone perbene ci sono in tutto il Paese». Applausi, i primi di una lunga serie. I leghisti reggini lo incoraggiano, urlano, mostrano striscioni: «Salvini premier» o anche «Salvini salvaci». Il leader che vagheggiava la Padania però è realista: «Io non sono un salvatore, non sono una persona eccezionale («sei uno di noi!», puntualizza qualcuno dalla sala), sono una persona con i piedi per terra e che si fa la spesa da solo. L’Italia non ha bisogno di cose eccezionali, ma di normalità».

BUONSENSO Il pubblico è già eccitato, ma Salvini sa come infiammarlo. Si rivolge direttamente ai calabresi: «Negli anni vi hanno promesso di tutto: strade, autostrade, porti… anche le Olimpiadi a Reggio (ride, ndr). Io invece vi garantisco normalità e buonsenso, che sbarcheranno meno clandestini e che ne saranno rimpatriati di più. E vi prometto che cancelleremo la riforma Fornero (applausi ancora più scroscianti, ndr): maledetta lei e maledetta la legge». Una gaffe, a cui rimedia nel giro di un secondo: «Maledetta le legge, eh… auguriamo lunga vita alla Fornero», puntualizza ammiccando.
Compresa la mutazione genetica della ex Lega Nord, resta da capire il calore riservato a Salvini dai calabresi accorsi all’Odeon. È proprio l’europarlamentare che sogna il premierato a dare una spiegazione forse inconfutabile: «Se i politici calabresi a Roma avessero fatto bene il loro lavoro, io oggi non sarei qui». Mezza standing ovation in sala.

I CANDIDATI Le prime file sotto il palco sono occupate da tutti i candidati calabresi delle Lega (alla destra di Salvini) e dagli altri aspiranti parlamentari del centrodestra. Ci sono Franco Talarico (uninominale Reggio), Marco Siclari (maggioritario Senato), Francesco Cannizzaro (Gioia Tauro) e Luigi Fedele (proporzionale Sud). In tanti cercano il grande sponsor di Salvini a Reggio, l’ex governatore Peppe Scopelliti, che ha dato l’imprimatur affinché il patto federativo tra Lega e Movimento per la sovranità si realizzasse anche nella città dello Stretto. Non è venuto. In compenso in sala si intravedono tanti suoi fedelissimi e perfino il fratello, Tino.
«Quello di oggi – spiega Furgiuele – è il coronamento di un percorso iniziato quattro anni fa, quando decidemmo di seguire un giovane leader, Matteo Salvini». Poi, la “chiamata alle armi”: «O si vince e si cambia, oppure sarà una corsa verso il baratro». Più difficile il compito di Tilde Minasi, che deve spiegare le ragioni che hanno spinto la destra reggina ad abbracciare la causa salviniana. «La Lega – puntualizza – è l’unico partito sempre fedele ai propri principi e che non inciucia, e queste per noi sono garanzie». Meglio il Carroccio, dunque, che quelle forze politiche che nel recente passato «hanno voltato le spalle alla città intera».

IMMIGRAZIONE E SALUTE Salvini è visibilmente stanco per l’intensità della sua campagna elettorale. Il suo intervento durerà in tutto poco meno di mezz’ora. Tempo sufficiente per tirare fuori i suoi cavalli di battaglia: «Chiederemo il ministero dell’Agricoltura e della pesca, per difendere i prodotti italiani e calabresi»; «bastano 70 centesimi al giorno per far studiare e crescere un bambino keniano nel suo Paese, qui ne paghiamo 35 alle cooperative e ai criminali che fanno i soldi sulla pelle dei disgraziati»; legittima difesa: «Se entra qualcuno in casa mia mentre ci sono i miei figli, quello non esce in piedi. Anche con il mattarello…»; l’«impegno d’onore»: lasciar lavorare chi vuol lavorare, «lo Stato non ti entrerà in negozio». E neppure in «salotto»: Salvini garantisce il rispetto dei diritti civili, «ma i bambini hanno diritto di avere una mamma e un papà, su questo nessuno mi farà cambiare idea».

‘NDRANGHETA «Qualcuno mi ha fatto una domanda banale: cosa penso della ‘ndrangheta. Ho dato una risposta banale: mi fa schifo, sono nato per combattere la ‘ndrangheta, la mafia, la camorra, la Sacra Corona Unita e altre schifezze come queste». E ancora, il tema salute: «I calabresi pagano le tasse come tutti e come tutti hanno il diritto di curarsi». Salvini si concede anche una provocazione, rivolta ai 5 stelle: «Non parlo di loro perché non li voglio disturbare, sono troppo impegnati a cercare gli scontrini… però dico: se predichi onestà devi essere il primo a praticarla».
Fuori, a poche decine di metri dal teatro, ci sono i contestatori (raccontiamo la protesta in un servizio a parte). E Salvini ne ha anche per loro: «Qualche giorno fa uno di questi gruppi cantava Bella ciao e l’Internazionale, mi fanno tenerezza; gli antifascisti e gli antirazzisti me ne fanno meno quando pestano i carabinieri: quelli li metto subito in galera».

DOPO IL 4 MARZO Lo scenario post-4 marzo di Salvini è: «Vittoria del centrodestra e Lega primo partito della coalizione». La speranza, invece, è un’altra: «Mi piacerebbe avere una piccola maggioranza, una differenza di due-tre parlamentari; e che questi fossero eletti in Calabria». Applausi e ancora applausi. Salvini invita i supporter a salire sul palco per le foto. Ma prima scioglie l’ultimo dubbio: a quando una replica? «Fino a che i reggini non avranno un lavoro in Calabria, io qui ci torno e ci torno. Ci rivedremo da queste parti quando sarò presidente del Consiglio». Ora la folla si riversa sul palco per abbracciare il suo leader.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it  

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