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Ritardi, inchieste e crisi: la storia (in)finita dei nuovi ospedali

LAMEZIA TERME Correva l’anno 2009: dalla Regione facevano sapere che «un investimento così nel settore sanitario non si era mai visto». C’erano 443 milioni di euro pronta cassa per costruire i quat…

Pubblicato il: 21/02/2018 – 6:54
Ritardi, inchieste e crisi: la storia (in)finita dei nuovi ospedali

LAMEZIA TERME Correva l’anno 2009: dalla Regione facevano sapere che «un investimento così nel settore sanitario non si era mai visto». C’erano 443 milioni di euro pronta cassa per costruire i quattro nuovi ospedali. «Stiamo lavorando – diceva un Loiero “più battagliero che mai” per cantierare le opere e acquistare le apparecchiature necessarie al più presto possibile». Un’ordinanza della Protezione civile, strumento già pensato un anno prima, avrebbe dovuto garantire tempi celeri ed evitare possibili infiltrazioni mafiose. Idea brillante: la Sibaritide, Gioia Tauro, Catanzaro e Vibo Valentia potevano sognare nuove strutture sanitarie in un’epoca segnata da disservizi e casi inquietanti di malasanità. Hanno sognato, e poco più, per circa nove anni. Per vedere la consegna del primo cantiere – quello di Corigliano – l’attesa è stata lunghissima. I lavori, poi, sono appena partiti e già qualche ombra si addensa sulla loro realizzazione (ve lo raccontiamo qui). Ritardi, stop forzati per le interdittive antimafia, problemi economici: ci sono tutti gli elementi per il classico schema dei lavori pubblici alla calabrese. 

L’INCOGNITA DEI SOLDI Sono soprattutto i problemi economici a far nascere qualche preoccupazione. Basta rileggere le parole pronunciate da Franco Pacenza, l’uomo che segue per il governo regionale le questioni più spinose della sanità, in una concitata riunione della commissione sanità. È politichese, ma il succo si capisce benissimo: la Regione sta cercando di «capire quali sono gli sviluppi rispetto a quello che è il contesto di natura prettamente aziendale» della Tecnis. L’amministrazione «non può interferire, ma è andata (a un incontro, ndr) per dire “noi siamo preoccupati rispetto a quelle che sono le prospettive in tempi brevi, non le prospettive del prossimo secolo, le prossime settimane di come l’azienda può operare in materia di attivazione, di completamento dei procedimenti”». La crisi di Tecnis – azienda che dovrebbe realizzare due dei “nuovi” ospedali (Sibaritide e Gioia Tauro, ndr) – preoccupa la politica ma non così tanto da evitare la consegna dei lavori a poche settimane dalle elezioni politiche (il 30 gennaio scorso, ndr). «La Regione – sono ancora parole di Pacenza – si è fatta carico anche di garantire le legittime prestazioni per esempio dei progettisti perché, nel momento in cui l’azienda aveva una sofferenza finanziaria, la Regione ha garantito i professionisti a svolgere quei lavori, quelle funzioni perché, in caso di insolvenza dell’azienda, la Regione ha fatto da garante». Pacenza lo spiega ancora meglio: le ditte calabresi si sono scontrate con grandi gruppi imprenditoriali, ma anche loro «possono avere difficoltà di carattere finanziario perché siamo in presenza di mancanza di liquidità che hanno prodotto una sofferenza anche da parte della grandi imprese». Queste parole hanno preoccupato più di un consigliere regionale: possibile che si inizino i lavori con una crisi di liquidità in atto? Non c’è il rischio di uno stop a realizzazione in corso?

LA RETE Fin qui le domande: ma come si arriva a Tecnis? Gli appalti monstre sono densi di intrecci tra imprenditoria, burocrazia e politica. Nodi inestricabili ben piantati nella passata legislatura. Al centro di questa maglia c’è un ex alto burocrate calabrese: Giovanni Laganà, che ha guidato il dipartimento Lavori pubblici fino al 6 agosto 2013, quando ha lasciato l’incarico per iniziare una nuova carriera nel settore privato. A quei tempi, negli uffici di Catanzaro si lavorava a un turnover dei manager. Laganà si chiamò fuori spontaneamente: il posto nella pubblica amministrazione non era più tra le sue aspirazioni professionali. Il fatto non passò inosservato. E il Corriere della Calabria, ai primi di ottobre, segnalò un’anomalia: il dg lasciava il suo posto dopo aver “guidato” le più importanti gare del terzo millennio e in tre di queste gare – quelle per gli ospedali di Vibo Valentia, Palmi-Gioia Tauro e della Sibaridite – partecipava una grande azienda che tra i propri progettisti annovera sua moglie. Lasciava, il dg, anche se 37 giorni prima aveva firmato il contratto di proroga del suo incarico al vertice del dipartimento. La grande azienda era proprio la Tecnis, che si sarebbe aggiudicata due delle tre gare. Pare un incrocio “pericoloso”. In Calabria invece tutto fila liscio. E non solleva alcun polverone neppure il fatto che Tecnis avesse una collaborazione molto attiva proprio con Italconsult, la ditta che aveva assunto Laganà (che, nel frattempo, ha cambiato lavoro) dopo l’addio alla burocrazia regionale. Tutto inizia e finisce sulla scrivania di questo burocrate assai caro all’allora governatore Giuseppe Scopelliti, uno che sceglieva basandosi sulla logica dell’appartenenza: «Voglio solo persone di cui mi possa fidare a occhi chiusi».

LA DENUNCIA (ANNUNCIATA) A INFRASTRUTTURE LOMBARDE Soldi e appalti: non sono gli unici tasti dolenti nella quasi decennale storia degli ospedali che (ancora) non ci sono. Una delle macro questioni aperte – quella dei ritardi – ha visto la Regione annunciare un’azione risarcitoria nei confronti di “Infrastrutture lombarde”, la società che ha realizzato i progetti delle strutture sanitarie. La giunta Oliverio ci è andata giù pesante: «Evidenti errori procedurali e di progettazione a partire, in alcuni casi, dalla scelta dei siti, risultati non idonei, dal punto di vista idrogeologico, hanno determinato gravi ritardi e costi aggiuntivi necessari per la messa in sicurezza degli stessi». Dopo l’annuncio (per il momento rimasto tale), è arrivata una lettera del sottosegretario Antonio Gentile al governatore. Un tentativo di dissuaderlo: a suo dire l’eventuale causa sarebbe un boomerang. «I tre progetti sono stati redatti dalla Struttura tecnica regionale – ragiona il sottosegretario –. Successivamente, le ditte partecipanti alla procedura di gara hanno prodotto i progetti definitivi. Dunque, senza alcuno spirito polemico, vorrei porle alcuni quesiti. Il primo quesito è questo: “Infrastrutture Lombarde spa ha mai scelto i siti o li ha scelti la Struttura tecnica regionale?”. Appare strano, infatti, che a contestare i progetti preliminari delle strutture ospedaliere non siano le ditte aggiudicatarie delle concessioni ma la stessa Regione Calabria, che, a suo tempo, aveva redatto i medesimi progetti». Tutta colpa dei tecnici della Cittadella, dunque. Meglio evitare il contenzioso. La risposta di Oliverio non si è fatta attendere: «È inammissibile che possano per lunghi anni essere stati bloccati ingenti investimenti per la realizzazione di grandi opere nell’assoluto silenzio generale. Non sarebbe stato etico da parte nostra far finta di nulla e non assumere alcuna responsabilità. Mai come in questo caso siamo in presenza di un danno certo. L’esercizio del principio della responsabilità soggettiva impone che a pagare sia chi ha effettivamente sbagliato». Schermaglie verbali: fino a ora non è stata ufficializzata alcuna azione risarcitoria. 

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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