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«Oliverio sblocchi il contenzioso con la sanità privata»

La lettera di Uneba, Aiop, Anaste, Aris e Agidae al governatore. «Inerzie incomprensibili sulle “quote sociali” parzialmente non pagate dalle Asp tra il 2010 e il 2015»

Pubblicato il: 13/04/2018 – 16:55
«Oliverio sblocchi il contenzioso con la sanità privata»

Pubblichiamo la lettera inviata al governatore Oliverio dai presidenti regionali di Uneba (Ferdinando Scorza), Aiop (Francesco Caroselli), Anaste (Michele Garo), Aris (Pietro Siclari) e Agidae (Massimo Poggi).
Egregio presidente Mario Geraldo Oliverio
Ci rivolgiamo a lei come presidente della giunta della Regione Calabria affinché si avvii a soluzione l’annosa “questione” delle cosiddette “Quote Sociali” parzialmente non pagate da parte della Regione Calabria e/o dalle Asp di competenza, per le prestazioni erogate dalle strutture socio- sanitarie accreditate negli anni 2010 – 10 giugno 2015. 
Si tratta di prestazioni correttamente erogate, validate, contabilizzate analiticamente per singolo ospite dalle Aziende sanitarie e non contestate. 
A riprova di quanto sopra detto, con l’approvazione delle legge regionale n. 11 del 27 aprile 2015 (art. 5 comma 3) la Regione ha incaricato il Dipartimento Tutela della Salute ed il Dipartimento Politiche Sociali a curare le necessarie iniziative per determinare l’effettiva consistenza del debito pregresso (2010–2014) per le prestazioni di socio sanitarie erogate dalle strutture accreditate. Nella stessa norma si statuisce che i Dipartimenti possono procedere, per la sola parte relativa al sociale, a sottoscrivere atti transattivi con le strutture socio-sanitarie creditrici, al fine di limitare i debito consolidato della Regione Calabria. 
A quasi tre anni di distanza niente si è fatto, anzi si è prodotto un decreto interdipartimentale (Tutela della Salute e Politiche Sociali) per la creazione di una piattaforma informatica al fine di quantificare la consistenza del debito, che ad oggi, non ha ottenuto alcun risultato apprezzabile. 
I motivi principali e sostanziali del mancato pagamento delle “Quote Sociali” agli erogatori accreditati è da attribuire: alla mancata quantificazione puntuale del debito e all’inesistente stanziamento in Bilancio delle risorse necessarie a coprire le relative obbligazioni assunte. 
Un altro motivo che ritarda la soluzione della questione è il tentativo attivato dal presidente della giunta regionale (Mario Oliverio) di far gravare la spesa della “Quota Sociale” sul “Bilancio della Sanità” con la contrarietà del Commissario ad acta al Piano di rientro della sanità Massimo Scura. 
Ai motivi sopra citati si sono aggiunte le complicazioni derivati dalla Sentenza delle Suprema Corte di Cassazione n. 22038 del7/6/2016, che intervenendo sull’argomento:
1. Demanda alle ASL ogni potere d’intervento diretto in materia di assistenza socio- sanitaria, ivi compresa l’instaurazione di rapporti contrattuali con le strutture pubbliche e private chiamate a rendere le relative prestazioni in regime di accreditamento;
2. Riserva alla Regione esclusivamente compiti di programmazione, coordinamento e vigilanza, tra i quali è compresa anche la ripartizione tra le ASL delle risorse economiche necessarie;
3. Esclude che le prestazioni socio-sanitarie erogate dalle strutture accreditate possano far sorgere obbligazioni a carico della Regione, rimasta estranea alla stipula della convenzione con l’ASL, e comunque priva di competenza al riguardo;
4. Statuisce esplicitamente che devono essere le ASP di competenza a remunerare alle strutture accreditate e contrattualizzate la quota sociale.
5. Ha confermato l’applicabilità degli interessi del D.Lgs. 231/2002 ai rapporti tra le ASP e le Strutture accreditate per i ritardi nei pagamenti oltre i 60 giorni.
Ulteriori complicazioni nascono dall’atteggiamento, ingiustificato e incomprensibile, della Regione Calabria (Avvocatura regionale) che sta agendo per la ripetizione di quanto già pagato nei confronti degli erogatori. In conseguenza del quadro normativo, amministrativo e giurisprudenziale sopra descritto le Strutture Accreditate, nonostante il credito vantato verso la Regione Calabria, sono state “costrette” a:
ritardare il pagamento degli stipendi verso i lavoratori;
ritardare i pagamenti verso i fornitori e professionisti;
rateizzare i contributi verso l’Inps;
rateizzare il pagamento delle imposte verso l’Erario;
ricorrere all’addebitamento bancario e per alcune di esse a ricorrere al Concordato Preventivo in continuità aziendale.
La conseguenza per la Regione Calabria, è invece la formazione di un debito fuori bilancio, stimato in 50 milioni di euro accumulato per le “quote sociali” parzialmente non pagate agli erogatori di prestazioni socio-sanitarie, per gli anni 2010-2014, e per la “differenza retta quota sociale” (2010 – 10.06.2015) di cui al DCA 454/2015 emesso dal Prefetto di Catanzaro nella qualità di Commissario ad acta. 
Si precisa che con la legge regionale n. 47 del 23 dicembre 2011 (art. 49) è stato istituito il “Fondo regionale per le prestazioni socio-sanitarie erogate sul territorio regionale dalle strutture accreditate di competenza del settore politiche sociali, con una dotazione per l’esercizio 2012 di euro 15 milioni”. 
Nonostante lo stanziamento negli anni successivi sia stato aumentato a 20 milioni di euro, non è comunque risultato sufficiente a coprire tutte le obbligazioni assunte, di conseguenza, per gli anni 2010-2015 si è creato un debito fuori bilancio che, ad oggi, si stima essere di circa 50 milioni di euro di cui un quarto di interessi moratori. 
Si specifica che il debito fuori bilancio è “un’obbligazione verso terzi per il pagamento di una determinata somma di denaro che grava sull’Ente… assunta in violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa degli Enti locali”.
Si evidenzia che i debiti di cui si sta discutendo sono perfettamente conosciuti, fin dal sorgere, agli Amministratori del processo di spesa: presidente giunta Regione Calabria; assessore allo Sviluppo Economico e Politiche sociali; dirigente generale della Regione Calabria; dirigente generale del Bilancio; Collegio dei Revisori, ed è inspiegabile come mai dal 2010 (8 anni) il problema non sia stato ancora risolto. 
L’inerzia, apparentemente inspiegabile, aggrava le responsabilità dei titolari dei procedimenti, in termini di responsabilità Amministrativa, Contabile, Penale, ed in termini di ulteriori danni erariali per gli interessi moratori e spese legali che matureranno per il ritardo nei pagamenti, stimati intorno ai 2,5 milioni all’anno che graverebbero sui calabresi. 
Le azioni da intraprendere e di cui Lei si dovrebbe fare promotore sono in primis definire il “quantum” del debito maturato ad oggi. 
La quantificazione è molto semplice, in quanto le strutture socio-sanitarie hanno fatturato le prestazioni, per la quota sociale, tempo per tempo, dopo che le stesse siano state validate e contabilizzate analiticamente per singolo Ospite dai singoli distretti di competenza delle ASP con allegato contenente il nome di singoli paziente e la relativa quota a carico del fondo sociale regionale; 
Pertanto, la Regione Calabria è a conoscenza per singola struttura socio-sanitaria: 
a)  del fatturato 
b) dei pagamenti effettuati spontaneamente, tempo per tempo, all’interno dello stanziamento di bilancio; 
c)  dei pagamenti effettuati a seguito di sentenze definitivamente esecutive; 
d)  dei pagamenti eseguiti a seguito di pignoramenti e transazioni; 
e)  della proposta transattiva presentata, da parte delle Associazioni di Categoria, con allegato il valore del singolo credito, per struttura, compreso gli interessi maturati al 31 gennaio 2017. 
Con le informazioni sopra descritte è facile e veloce quantificare il quantum dovuto da parte della Regione alle strutture socio-sanitarie per la parte della quota sociale maturata negli anni 2010 – 2014, e non pagata, nonché della “differenza retta quota sociale” (2010–10.06.2015) di cui al DCA 454/2015 emesso dal Prefetto di Catanzaro nella qualità di Commissario ad act. al fine di poter deliberare la variazione di bilancio che sarà il primo atto per dare avvio alla definizione della questione. 
Si specifica che la Sentenza della Suprema Corte di Cassazione è solo un corollario in quanto non modifica nulla di sostanziale rispetto all’Ente obbligato ad accertare le obbligazioni a Suo carico ed a stanziare in bilancio le risorse necessarie per poter impegnare, liquidare e trasferire le somme alle relative ASP al fine di pagare le quote sociali parzialmente non pagate. 
In conclusione, occorre avviare e concludere tre processi amministrativo-contabile per:
1. Quantificare le obbligazioni assunte per le prestazioni socio-sanitarie erogate dalle strutture accreditate per gli anni 2010 2015; 
2. Stanziare le risorse economiche necessarie in bilancio; 
3. Aprire un tavolo tra Regione e le Associazioni di Categoria per definire un accordo transattivo. 
Per tutto quanto sopra evidenziato è il Presidente della Giunta Regionale a dover prendere la decisione di individuare le risorse attraverso storni di fondi da altri capitoli di bilancio, e/o con la previsioni di maggiore entrate compreso la contrazione di un mutuo. Senza lo stanziamento in bilancio il problema resterà irrisolto per molto altro tempo e darà il via ad ulteriori azioni giudiziarie tra le ASP, la Regione Calabria e le Strutture accreditate socio sanitarie con spese aggiuntive che alla fine pagheranno i calabresi senza alcun beneficio. 
Ci siamo rivolti a Lei, Onorevole Presidente in quanto è il solo Soggetto Istituzionale che ha il potere per risolvere la questione della Quota Sociale non pagata. 
I meriti o i demeriti saranno tutti Suoi. In attesa inviamo distinti saluti.

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