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«Un piano del lavoro 4.0 per la Calabria»

di Domenico Marino*

Pubblicato il: 27/04/2018 – 8:03
«Un piano del lavoro 4.0 per la Calabria»

Per capire l’impatto delle tecnologie di Intelligenza artificiale sul mercato del lavoro bisogna fare una distinzione fondamentale fra i settori in cui l’Ia è oggi in grado di performance superiori a quelle dell’intelligenza umana e settori in cui l’intelligenza umana rimane ancora preminente rispetto all’Ai. È fin troppo chiaro che nei settori in cui l’intelligenza artificiale ha una maggiore performance rispetto all’intelligenza umana vi sarà una progressiva distruzione di posti di lavoro, congiunta con una diversa divisione del lavoro. Nei settori in cui le performance dell’Ai sono superiori a quelle umane scompariranno le mansioni prettamente operative e il fattore umano si concentrerà soprattutto sugli aspetti legati al controllo del processo in tutte le sue declinazioni. Avremo sempre meno bisogno di operai e sempre più bisogno di addetti al controllo dei processi. Le mansioni ripetitive e usuranti saranno via via sostituite dall’automatizzazione intelligente che potrà sostituire in maniera più efficiente il fattore umano. Questo processo comporterà sicuramente un fatto positivo legato alla riduzione della penosità del lavoro. I lavori più faticosi ed usuranti saranno svolti da agenti artificiali. Saranno abbattute molte delle barriere di accesso al processo produttivo per i diversamente abili, ma almeno nel breve periodo si porrà un problema di riconversione per tutti i soggetti espulsi dal processo produttivo, che nella maggior parte dei casi non avranno competenze tali da poter rimettersi in gioco nel mercato del lavoro. Il settore bancario e del credito ad esempio nei prossimi 10 anni vedrà esponenzialmente crescere gli esuberi di personale e la conseguente chiusura degli sportelli bancari che saranno ormai diventati totalmente inutili. Sarà un Ai a erogare un finanziamento o a proporre delle strategie di investimento e in questo sarà più efficiente dell’operatore umano. I sistemi di pagamento elettronico renderanno obsoleti il contante e le carte di credito, la gestione del conto online con l’ausilio di una Ai sostituirà quello che per le generazioni dei nostri padri è stato il rapporto quasi religioso con il direttore di banca. Questo processo però avrà bisogno di molti esperti di cyber security e di big data, ma in questi ruoli non potremo riconvertire gli ormai inutili cassieri o i funzionari commerciali delle banche.
Questo scenario rappresenta per la Calabria un rischio o una opportunità. I dati del mercato del lavoro calabrese ci collocano agli ultimi posti delle classifiche europee. È uno sterile e immotivato esercizio quello di esultare per un leggero miglioramento congiunturale. Siamo tra peggiori, dobbiamo farcene una ragione e dobbiamo riconoscere il totale fallimento di tutte le politiche del lavoro degli ultimi 30 anni. Politiche che troppo spesso hanno privilegiato l’aspetto clientelare ed hanno scambiato le politiche di contrasto alla disoccupazione con una sorta di ufficio di collocamento ad uso e consumi dei politici al potere.
Oggi ci troviamo, però di fronte ad un bivio esiziale. L’Ia rendere più complesso e competitivo il mercato del lavoro e se non ci inventeremo nuove politiche e nuovi strumenti i divari cresceranno e la situazione degli ultimi peggiorerà.
Se però avremo la forza di trovare e sperimentare nuove politiche e nuovi strumenti potremo al contrario ridurre i divari e colmare il gap di trent’anni di mal governo.
L’Ia rappresenta quindi una straordinaria opportunità che però per essere colta ha bisogno di un pensiero strategico e di una capacità di programmazione nuova.
Abbiamo bisogno di un vero Piano per il Lavoro 4.0 che diventi il volano di tutte le politiche di sviluppo della Calabria. Le politiche per il lavoro devono essere il fulcro attorno al quale ruotano tutte le altre politiche di sviluppo con l’attivazione di strumenti 4.0. Se guardiamo la cassetta degli attrezzi del decisore di oggi troviamo gli stessi strumenti di 30 anni fa, qualcuno con nomi diversi, ma uguali nella sostanza e, a ben guardare, troviamo gli stessi problemi. Tirocini formativi, Lsu, corsi di formazione più o meno alta, incentivi per l’occupazione, strumenti per l’autoimprenditorialità, indennità di disoccupazione sono con nomi diversi gli ingredienti della stesa minestra che da trent’anni ci viene propinata senza alcun risultato.
Occorre uno sforzo di innovazione delle politiche, progettazione di interventi smart che colgano il cambiamento in atto nei sistemi produttivi e siano in grado di proiettare la Calabria nel mercato del lavoro 4.0.
Per fare questo dobbiamo creare un grande laboratorio sociale di progettazione che mettendo attorno a un tavolo tutti gli attori costruisca le basi di un Piano del Lavoro 4.0 per la Calabria che diventi quel volano in grado di spingere in alto il mercato del lavoro calabrese.
Senza questo sforzo di innovazione nei prossimi anni staremo ancora a discutere se siamo gli ultimi o i penultimi, ma vedremo crescere progressivamente il divario con i migliori.

*Docente Università Mediterranea

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