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Pontoriero ha sparato perché la Fornace è “roba sua” – VIDEO

Gli indizi contro l’uomo fermato per l’omicidio di Sacko a San Calogero. Accertamenti dei Ris sugli abiti trovati dai carabinieri a casa del 42enne. Che era nei pressi della fabbrica abbandonata do…

Pubblicato il: 07/06/2018 – 9:59
Pontoriero ha sparato perché la Fornace è “roba sua” – VIDEO

VIBO VALENTIA È stato Antonio Pontoriero a sparare contro il sindacalista maliano Soumayla Sacko, ucciso sabato pomeriggio alla Fornace, fabbrica da tempo abbandonata nella zona di San Calogero. Ne sono convinti investigatori e inquirenti, che questa mattina all’alba hanno fermato Pontoriero (42 anni), che già nei giorni scorsi aveva ricevuto un avviso di garanzia. L’uomo è accusato di omicidio e porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

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Antonio Pontoriero

DICHIARAZIONI PRECISE E INTERVENTO IMMEDIATO «Il fermo è stato eseguito sulla base delle dichiarazioni delle vittime e degli accertamenti successivi – spiega Gianfilippo Magro, comandante provinciale di Vibo Valentia –. La chiave di volta dell’indagine è stato l’intervento immediato dei carabinieri che ha consentito di fissare gli elementi essenziali per la prosecuzione delle indagini». Il riferimento è all’auto, una panda bianca vecchio modello targata AW, e ai vestiti di Pontoriero, descritti con precisione dai due amici di Soumayla, che sabato pomeriggio era con loro all’ex Fornace per raccogliere lamiere e materiale necessario per costruire una baracca e hanno assistito impotenti al suo omicidio. I due ragazzi, dopo essere scampati ai colpi di fucile sparati – ne sono certi gli investigatori – da Pontoriero, si sono rivolti ai militari, descrivendo in dettaglio quanto successo.

Gli strumenti utilizzati dai tre migranti vittime della sparatoria in cui è rimasto ucciso Sacko sono ancora sul tetto dell’ex fornace

PERQUISIZIONE DETERMINANTE Informazioni che hanno consentito ai carabinieri di presentarsi a casa dell’indiziato già poche ore dopo l’omicidio. È lì che hanno trovato l’auto descritta dai testimoni, come i vestiti, già in lavatrice e pronti per essere lavati. Adesso è tutto in mano ai Ris di Messina che stanno accertando l’eventuale presenza di polvere da sparo. Per i risultati ci vorranno ancora almeno 24 ore, ma nel frattempo ulteriori dichiarazioni testimoniali e un attento monitoraggio dell’indagato hanno convinto investigatori ed inquirenti a procedere con il fermo.

IL FERMO «Ulteriore attività tecnica e investigativa ha reso necessario e urgente eseguire il provvedimento», spiega il procuratore capo di Vibo Valentia, Bruno Giordano, che insieme al pm Lotoro ha coordinato le indagini. Per inquirenti e investigatori c’era il serio rischio che Pontoriero si desse alla fuga. «Al momento, non ci sono altri indagati» spiega il comandante Magro, «ma le indagini proseguono».

LA ROBA Sul movente che avrebbe spinto Pontoriero a sparare non si sbilancia, ma dice «per quanto riguarda la zona dell’ex Fornace, c’è stato un precedente episodio. Il 5 maggio, alla stazione di San Calogero, sono stati segnalati prelievi di materiale». Appena intervenuti sul posto, i carabinieri hanno trovato Pontoriero, proprietario di un terreno confinante. Ai carabinieri l’uomo non ha saputo spiegare la sua presenza sul posto, ma ai militari non è sfuggito il palese atteggiamento possessivo che mostrava verso i terreni dell’ex fabbrica. Sebbene non possa vantare alcun titolo di proprietà sul sito, lì ha fatto capire ai militari nessuno poteva accedere senza il suo consenso. Quel sito – si ipotizza oggi – lo avrebbe “difeso” anche a colpi di fucile.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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