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Reggio, in manette 63enne accusato di pedopornografia

L’uomo, un impiegato arrestato dalla Polizia postale, è stato trovato in possesso di quasi 2mila tra video e foto con abusi sessuali su minori

Pubblicato il: 14/06/2018 – 18:48
Reggio, in manette 63enne accusato di pedopornografia

REGGIO CALABRIA Dietro l’apparenza innocua di un normale impiegato e padre di famiglia si celava la personalità di un collezionista di immagini e video pornografici, realizzati mediante l’utilizzo di minori di diciotto anni. È questo il profilo di un impiegato 63enne di Reggio Calabria, che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere adottata nei suoi confronti dal gip su richiesta della locale Procura guidata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri.
Il provvedimento restrittivo è stato eseguito giovedì dalla Polizia Postale di Reggio che, qualche tempo fa, aveva eseguito una perquisizione presso l’abitazione e la sede lavorativa del 63enne nell’ambito di un altro procedimento penale aperto dalla Procura di Venezia sullo stesso fenomeno che coinvolge e sfrutta minorenni.
L’accurata analisi svolta dagli specialisti della Polizia Postale ha consentito di scoprire quasi 2000 files di immagini e video nelle memorie digitali dei dispositivi sequestrati, dal contenuto esplicitamente pedo-pornografico del quale, secondo l’accusa, l’uomo era perfettamente consapevole, tanto che gli viene contestata l’aggravante dell’utilizzo di mezzi atti ad impedire la propria identificazione. Proprio sotto questo profilo, le indagini svolte dagli investigatori della Polizia Postale, coordinate dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dirette dal sostituto Diego Capece Minutolo, si sono rivelate particolarmente complesse, poiché il soggetto in questione, evidentemente consapevole delle caratteristiche proibite del materiale detenuto, per impedire la propria identificazione aveva effettuato le connessioni attraverso la linea internet del proprio datore di lavoro e quella di un’abitazione privata ubicata nei pressi del suo domicilio. Gli accertamenti hanno permesso di provare anche la divulgazione del materiale e la presenza di video che documentano abusi sessuali su vittime preadolescenti.
«L’episodio – si legge in una nota della Polizia – è l’ennesima conferma della necessità di una maggiore consapevolezza ed attenzione nell’uso di internet e degli strumenti di comunicazione telematica, a tutela dei minori, delle fasce deboli, ma anche per evitare di ritrovarsi coinvolti in inchieste come quella descritta, per non aver adottato sufficienti precauzioni volte ad impedire un utilizzo abusivo da parte di terzi e per scopi illeciti, della propria connessione privata».

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