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Il boss Papalia al giudice: «La Procura di Milano mi vuole morto»

Accuse nel corso dell’udienza del Tribunale di sorveglianza, che potrebbe spedire il “padrino” di Buccinasco in una “casa di lavoro”. Il pm chiede di valutare le dichiarazioni

Pubblicato il: 05/07/2018 – 18:07
Il boss Papalia al giudice: «La Procura di Milano mi vuole morto»

MILANO «La “casa di lavoro” è un carcere, io dico che la Procura mi vuole morto, anzi la Procura di Milano mi vuole morto». Per queste parole pronunciate ieri, da quanto si è saputo, nell’udienza a porte chiuse davanti al Tribunale di Sorveglianza da Rocco Papalia, il cosiddetto “padrino” di Buccinasco (Milano), considerato uno dei più importanti capi della ‘ndrangheta al nord e scarcerato nel maggio 2017, dopo 26 anni di detenzione. Il pm Adriana Blasco ha chiesto la trasmissione del verbale delle dichiarazioni rese al procuratore Francesco Greco per eventuali valutazioni.
Ieri, infatti, si è tenuta davanti al giudice Ilaria Maupoil l’udienza per discutere la richiesta del pm di applicazione della misura di sicurezza detentiva della “casa di lavoro”, assimilabile al carcere, a Papalia perché, in sostanza, per lui, a detta del pm, non basta il regime della libertà vigilata (ora vive nella sua casa a Buccinasco e deve seguire una serie di prescrizioni).
Il pm, oltre a chiedere la trasmissione in Procura della parte finale delle dichiarazioni rese dal presunto boss (in particolare per l’espressione usata «la Procura di Milano mi vuole morto»), ha anche integrato con un file audio il “capitolo” delle frasi rivolte da Papalia lo scorso marzo ad alcuni cronisti, quando disse «la ‘ndrangheta siete voi». E ha chiesto al giudice anche un supplemento di istruttoria su alcune discrepanze emerse nelle dichiarazioni di ieri rispetto a verbali già resi da Papalia su due sequestri di persona per cui è stato condannato. In più, sempre il pm, ha chiesto la trasmissione di altri atti in Procura in relazione a due violazioni della libertà vigilata contestate al presunto boss.

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