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Cardiochirurgia, i 5 stelle puntano il dito contro governatore e rettore

I parlamentari Granato, Sapia, Parentela, D’Ippolito, Nesci e Melicchio sulla scuola di specializzazione: «Università e Regione hanno dormito a lungo». La Cisl: «Ognuno faccia la sua parte»

Pubblicato il: 16/07/2018 – 14:38
Cardiochirurgia, i 5 stelle puntano il dito contro governatore e rettore

«L’Università di Catanzaro e la Regione Calabria hanno dormito a lungo, sulla questione dei posti per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia, vicenda che si è consumata per intero sotto il precedente governo nazionale e le cui responsabilità si vogliono ora addossare all’esecutivo 5stelle-Lega». Lo affermano, in una nota, i parlamentari M5s Bianca Laura Granato, Francesco Sapia, Paolo Parentela, Giuseppe d’Ippolito, Dalila Nesci e Alessandro Melicchio, che aggiungono: «Al solito i parlamentari Enza Bruno Bossio ed Ernesto Magorno accusano sguaiatamente il Movimento 5stelle per nascondere, e malissimo, le gravi colpe dell’Università e del governatore Oliverio, il quale manda l’abusivo Pacenza a fare il turista per caso a Roma, in sede di conferenza Stato-Regioni. Pacenza riferisca che cosa abbia detto, se presente, in ordine all’accordo dello scorso 21 giugno circa la determinazione del fabbisogno dei medici da formare e circa l’individuazione del contingente globale per tutta l’Italia, per l’anno accademico 2017-2018». «Il rettore dell’ateneo catanzarese, Giovambattista De Sarro, spieghi – proseguono i parlamentari M5s – che cosa l’Università di Catanzaro abbia all’uopo trasmesso al Ministero e se l’ateneo abbia i requisiti, e nello specifico quali siano, per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia». «Prima – rimarcano i parlamentari M5s – di gridare al dispetto o allo scandalo, De Sarro, Oliverio e replicanti politici tirino fuori le carte e chiariscano se l’Università di Catanzaro abbia o meno posti per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia, visto che allo stato non ne risulta nemmeno uno. Se così fosse, il governatore e il rettore si assumano le loro responsabilità. C’è il rischio concreto che, continuando con i numeri attuali dell’ateneo, caratterizzato da debolezza complessiva, esso perda i posti per le altre scuole di specializzazione». «Faremo la nostra parte, ben sapendo – concludono i parlamentari 5stelle – che non possiamo sostituirci, però, né a Oliverio né a De Sarro, che hanno portato il “malato” al coma e ora chiedono ai “medici” 5stelle di rianimarlo. Perciò li esortiamo a cambiare mentalità e comportamenti, abbandonando l’eterno alibi dell’ostilità nei confronti dell’ateneo».
CISL: «OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE» «Forte preoccupazione» è espressa in una nota dal segretario generale della Ust Cisl Magna Graecia, Francesco Mingrone, «in merito alla decisione del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), condiviso con il ministero delle Salute, di non prevedere posti statali per la scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro inficiando oltretutto il finanziamento regionale destinato ad un posto aggiuntivo riservato a laureati residenti in Calabria». «Si tratta – afferma – di una decisione che va ad indebolire la pregiata offerta universitaria dell’Ateneo del capoluogo. Sarebbe opportuno capire le ragioni che hanno determinato questa scelta e capire come intervenire, insieme a tutte le Istituzioni, affinché la nostra Università non venga privata di uno strumento indispensabile, sia da un punto di vista formativo, che per quanto concerne il servizio sanitario calabrese. Richiamiamo, quindi, tutti, ciascuno per la propria competenza, ad adottare adeguate misure risolutive della problematica affinché si intervenga, in modo congiunto, su una decisione che penalizza una realtà formativa di elevato livello qualitativo. Se il commissario per il Piano di Rientro, Massimo Scura, ha delle responsabilità sullo stato di salute della nostra sanità è, altresì, vero che il presidente della Regione, Mario Oliverio, è chiamato a fare la sua parte al fine di ridare alla nostra regione la ‘cura’ giusta, anche, sul piano sanitario».

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