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Nasce il gruppo dei “dissidenti”, la maggioranza di Oliverio traballa

Ufficializzata la formazione “Moderati per la Calabria”. Ne faranno parte Scalzo, Neri e Sergio. Il centrosinistra non è più autosufficiente. I “ribelli”: «Serve assunzione di responsabilità, la gi…

Pubblicato il: 18/07/2018 – 15:21
Nasce il gruppo dei “dissidenti”, la maggioranza di Oliverio traballa

REGGIO CALABRIA Un finale di legislatura a ostacoli. Meno di quattro anni fa, nessuno avrebbe potuto ipotizzarlo, ma oggi i numeri lo confermano: il governatore Oliverio non ha più una maggioranza organica su cui fare affidamento. A far deflagrare ufficialmente la crisi è la nascita di un nuovo gruppo, “Moderati per la Calabria”, composto dai dissidenti Antonio Scalzo e Peppe Neri (Pd e Dp) e da Franco Sergio (“Oliverio presidente”).
Che i malumori interni al Pd e al centrosinistra, prima o poi, avrebbero preso il sopravvento si sapeva (ve l’avevamo raccontato qui), anche se lo stesso Oliverio, nelle ultime ore, ha tentato di correre ai ripari e di indurre i malpancisti a cambiare idea. Invano. Scalzo (probabile nuovo capogruppo), Neri e Sergio hanno deciso di andare avanti e di creare una formazione autonoma, che – almeno per il momento – continuerà a rimanere nell’alveo del centrosinistra. La critica all’operato di Oliverio è tuttavia netta: «L’evidente scollatura che si registra tra azione amministrativa e cittadini – scrivono i tre consiglieri in una nota – non può essere più ignorata bensì dovrebbe portare ad assunzioni di responsabilità nette e chiare». E ancora: la seconda giunta regionale «non ha dimostrato una capacità risolutiva delle tante questioni aperte per il futuro della Calabria».
L’ultimo scorcio di legislatura, tuttavia, diventa una vera incognita, anche a causa dei continui riposizionamenti politici in vista delle Regionali del prossimo anno. Ed è infatti probabile che la mossa dei Moderati abbia a che fare con gli scenari elettorali futuri.

Antonio Scalzo

LO SCENARIO Ma quali ricadute avrà la nascita del nuovo gruppo sulla tenuta della maggioranza? I numeri parlano chiaro; e dicono che, d’ora in avanti, Oliverio e la sua giunta non potranno più contare su un centrosinistra autosufficiente, perché ogni provvedimento, ogni proposta di legge, dovrà ottenere il lasciapassare dei Moderati per essere approvata. È questo l’esito di un percorso politico discendente che ha portato all’allontanamento di molti esponenti di una maggioranza che nel 2014, dopo un risultato elettorale quasi plebiscitario (la coalizione ottenne il 61%), sembrava inscalfibile.
Attualmente, il centrosinistra ufficiale annovera solo 16 componenti su un totale di 31 consiglieri: 9 del Pd (lo stesso Oliverio, Irto, Romeo, Aieta, Battaglia, Bevacqua, Mirabello, Ciconte e Guccione), 2 di Democratici progressisti (Giudiceandrea e Bova), 3 di Op (Greco, D’Agostino e D’Acri) uno di Cir (Sculco) e uno de La Sinistra (Nucera).
In teoria, la maggioranza potrebbe bastare a se stessa; ma così non è, visto che il blocco dei 16 è tutto fuorché solido. Guccione e Ciconte – che spesso hanno contribuito alla mancanza del numero legale e quindi al rinvio di diversi provvedimenti della giunta – sono da tempo con un piede fuori dalla coalizione, e non è escluso che non riescano a formare una nuova sigla in Consiglio (al momento, sono a caccia del terzo componente) di certo non proprio ben disposta nei confronti di Oliverio; Bevacqua si è recentemente autosospeso dal gruppo pd; Bova, nelle ultime settimane, sembra aver preso le distanze dall’esecutivo a causa di differenti visioni rispetto alla strategia da mettere in campo per le Regionali 2019. È, insomma, una maggioranza fittizia, pronta a sfarinarsi alla prima occasione o di fronte a un semplice niet da parte di un singolo consigliere.
L’OPPOSIZIONE Dall’altra parte, secondo il principio dei vasi comunicanti, è invece cresciuta la pattuglia dei consiglieri di minoranza. Gli ex Ap (Gentile, Esposito e Arruzzolo) fanno ormai parte a pieno titolo dell’opposizione – dopo essere stati per più di tre anni “soci occulti” della maggioranza oliveriana – e si sono rinforzati con l’arrivo di Vincenzo Pasqua (prima in maggioranza) e di Nazzareno Salerno; Forza Italia schiera il nuovo arrivato Parente, che si affianca a Tallini e Morrone; Fratelli d’Italia ha Orsomarso e Nicolò; la Casa della libertà Gallo e Pedà.
In totale, l’opposizione può contare su un gruppo compatto di 12 consiglieri. E ora in assemblea irrompe la variabile costituita dai Moderati, in grado di spostare gli equilibri e di complicare il cammino di Oliverio. Che, nel prossimo futuro, pur di non cadere in imboscate d’aula, dovrà necessariamente avviare un dialogo proprio con i tre consiglieri che, da mesi, ne contestano l’operato e lamentano la scarsa collegialità delle scelte della giunta regionale.
Peppe Neri

I MODERATI I Moderati criticano apertamente l’attuale corso politico: «In Calabria, inutile girarci intorno, non esiste una linea politica e si è creato quasi fisiologicamente un vuoto preoccupante, che genera incertezza e non consente di esprimere le potenzialità esistenti. Il rischio di disperdere un grande patrimonio politico e di consenso è purtroppo reale e assai elevato. Occorre trovare soluzioni pienamente politiche, con un’assunzione di responsabilità da parte di chi si è riservato l’onore e l’onere di fare scelte determinanti per il futuro di questa regione».
«Non ci rispecchiamo – aggiungono Scalzo, Neri e Sergio – in dichiarazioni mediatiche e politiche concentrate più sul proprio destino personale che su un’azione costruttiva in grado di imprimere un netto cambio di passo alle sorti della comunità calabrese. L’evidente scollatura che si registra tra azione amministrativa e cittadini non può essere più ignorata bensì dovrebbe portare ad assunzioni di responsabilità nette e chiare». I Moderati rivendicano «un metodo di lavoro, fondato sulla condivisione delle scelte, sulla collegialità e sul confronto politico e democratico alto. Metodo che, nel quadro dell’architettura istituzionale della Regione Calabria, è da considerare inderogabile, anche in considerazione della vigente legge elettorale, che prevede il voto congiunto, dunque l’indissolubilità politica del vincolo che deriva dal principio statutario del “simul stabunt, simul cadent”. Chi ha contribuito all’elezione di questo governo regionale sarà chiamato a risponderne tra poco più di un anno dinanzi all’elettorato ma, paradossalmente, dovrà farlo senza il coinvolgimento che sarebbe stato politicamente necessario assicurare. In tal senso, mentre la prima giunta regionale “tecnica” nasceva dalla contingenza del momento politico, la seconda, che ha visto la luce ormai da diversi mesi, non ha dimostrato una
capacità risolutiva delle tante questioni aperte per il futuro della Calabria.
Abbiamo il tempo necessario per tornare ad essere forza di governo in Calabria se avremo la capacità di cambiare rotta, in fretta e con convinzione. Occorre una classe dirigente aperta all’ascolto, inclusiva e capace di parlare al cuore e alla pancia dei cittadini, per riavvicinarsi con serietà, credibilità e risultati concreti ai loro bisogni reali. Dobbiamo essere in grado di dare ai calabresi risposte certe, trasformando l’attuale sentimento di sfiducia in un clima di speranza. Ma senza una comunione d’intenti e una condivisione delle decisioni e delle responsabilità, non ci sono altri sbocchi se non quello della deriva e dell’irrilevanza». Per la settimana prossima è prevista una conferenza stampa di presentazione del nuovo gruppo, durante la quale si capirà qualcosa in più circa le intenzioni dei tre consiglieri “ribelli”.
Quella di Oliverio, con ogni probabilità, sarà un’estate calda. E nemmeno le altre stagioni lasciano presagire nulla di buono (quanto meno per lui).

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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